Visto da destra

BPVI, CI VUOLE PIÙ SOBRIETÀ. LO SI DEVE AI RISPARMIATORI, A CHI HA CREDUTO NELL'AZIENDA, AI SUOI DIPENDENTI

È incredibilmente dura da accettare la “sentenza” del mercato che fa valere le azioni della Popolare di Vicenza oltre ogni più pessimistica valutazione finora fatta. Non vorrei si trattasse dell’unica “sentenza” di cui parleremo trattando della nostra banca del territorio.

Oggi più di ieri, per far valutare correttamente l’Istituto, dobbiamo fare chiarezza di valori, di prospettive, di governo e di responsabilità. Ho taciuto fino ad oggi solo per pudore. Quello di "sapere di non sapere", trattandosi di una materia, quella finanziaria, che pare troppe volte appannaggio di soloni titolati, di club esclusivi di riferimento a cui mi sentivo del tutto estranea. Soprattutto in quanto politico. Ho ascoltato amici e imprenditori disperati, piccoli e grandi risparmiatori rassegnati, ho letto fiumi di articoli e commenti tra i più disparati. Non ho le idee chiarissime, ma qualcosa di netto su almeno un paio di questioni l’ho.

In primis per ristabilire fiducia tra i risparmiatori e gli investitori non speculatori, che si faccia chiarezza sulle responsabilità. Avere respinto l’idea di una azione di responsabilità è pubblicamente deplorevole. Si avvalora il sospetto che vi sia qualche cosa da non verificare. Se pur mi annovero oramai tra i garantisti convinti e non intendo condannare alcuno, ritengo che vi sia molto da verificare. Certamente all’interno del Consiglio d'Amministrazione per capire i movimenti, le scelte legate ad informazioni sensibili. Insomma per fugare l’idea che qualcuno abbia perso meno di altri. Anche in sede giudiziaria. Anche esteticamente avrei preferito che fossero proprio i consiglieri presenti in CdA ieri e oggi a presentare una azione di responsabilità, per verificare in capo a chi sta la responsabilità.

In secondo luogo, mi chiedo quanto valga un Direttore Generale. Mi chiedo a quali responsabilità debba fare fronte e quando sia chiamato a rispondere delle sue scelte, delle sue proposte, della sua direzione. Gli stipendi di cui conosco attraverso gli organi di stampa sono fuori luogo. Il Direttore di ieri addirittura ha avuto una buona uscita di 4 milioni di euro - oltre al lauto stipendio percepito negli anni - e ha trovato una sentenza favorevole presso il Giudice del Lavoro lampo per vedere protetta la sua liquidazione. A me toccano imprenditori, dirigenti, operai che per avere ragione (o torto) attendono anni.

Il CdA e i vertici apicali sarebbero costati tra il 2014 e il 2015, nel momento di maggiore esposizione, ben 8 milioni. Non mi pare una cifra accettabile soprattutto in questo momento difficile. L'attuale Direttore, stando a quel che si dice, ha percepito una buona entrata più stipendio pari a 1,5 milioni di euro, il suo vice di 700mila euro e gli altri top manager di 2 o 300mila euro. Trovo che si sia superata la soglia del pudore e del dolore, da un lato, per vedere svalutato il titolo, oltre il limite consentito dal mercato, oltre la speculazione, senza che intervenga la Banca D'Italia e il Governo a difendere un patrimonio di risparmi; dall'altro, per un atteggiamento di sudditanza del nostro credito, del nostro territorio nei confronti dell'«Innominato» di manzoniana memoria e di Direttori che nemmeno provenissero da un passato di straordinari successi nella City londinese.

Tolleriamo il sacrificio, siamo ben consapevoli di che cosa sia in Veneto, ma non tolleriamo la spregiudicatezza. Non vorrei dire grazie all'attuale Direttore per il semplice fatto di essersi degnato di venire in cotanto disastro. Voglio vedere risultati tali da giustificare tali stipendi, tali buone entrate e buone uscite. Credo che ci voglia più sobrietà.

Lo si deve ai cittadini, ai risparmiatori, a chi ha creduto in un'azienda ai 5500 dipendenti e ai 575 di loro che, secondo l'ultimo Piano industriale, dovrebbero essere considerati lavoratori in esubero.BpVi-Innominato

AUTONOMIA, NEL GIORNO DELL’UNITÀ NAZIONALE IL VENETO DÀ PROVA DI VERA RESPONSABILITÀ

Nel giorno della festa dell’Unità nazionale il Veneto dà prova di vera responsabilità e di autentico spirito nazionale, promuovendo il negoziato con Roma per ottenere maggiori condizioni di autonomia.
Voler rivendicare, nell’ambito della nostra Carta costituzionale, maggiori spazi e condizioni di esercizio responsabile delle competenze e delle risorse nel nostro territorio è una dimostrazione di autentico spirito nazionale. Perché l’Italia è la terra della differenze che può trovare la piena unitarietà solo nella valorizzazione delle proprie diverse identità e specificità.
La proposta della Regione Veneto di negoziato per diventare una regione "ad autonomia differenziata" prevede, in base a quanto prevede all’articolo 116 della Costituzione, specifiche e articolate competenze proprio in materia di scuola e università.
Nel settore della scuola, dell’istruzione, della formazione, dell’università e della ricerca ottenere maggiori spazi di autonomia significa riconoscere alla Regione il diritto-dovere di programmare e gestire la rete degli istituti scolastici, la pianta organica dei docenti e del personale amministrativo, le forme contrattali, che nel rispetto del contratto nazionale, potranno prevedere anche opportune forme di incentivi nella contrattazione di secondo livello. Autonomia nella scuola significherà, ancora, poter disciplinare ed erogare i contributi alle materne e agli istituti paritari del Veneto e programmare l’offerta formativa integrata. Analogamente per il sistema universitario: se il Veneto riuscirà ad ottenere dal Governo spazi di competenza legislativa in questo settore, la Regione potrà, in accordo con le singole istituzioni universitarie, sostenere anche finanziariamente le proprie università e i propri studenti, programmare un migliore raccordo tra atenei e mondo del lavoro, sostenere la ricerca tecnologica e industriale, coordinare progetti e iniziative di collaborazione tra centri di ricerca, imprese e distretti.
È proprio su questo fronte dove la Regione Veneto ha già maturato un collaudato sistema di dialogo con le proprie istituzioni scolastiche e con il tessuto sociale ed economico, che il federalismo a geometria variabile che andiamo a chiedere al Governo e che sottoporremo al voto dei veneti ad ottobre, potrà dare i frutti più diretti e concreti.

"VENETO, OBIETTIVO AUTONOMIA". SABATO 12 MARZO A VICENZA IL CONVEGNO REGIONALE DI FORZA ITALIA

"Veneto, obiettivo Autonomia" è il tema del convegno che abbiamo organizzato come gruppo consiliare di Forza Italia in Regione e che si terrà sabato 12 marzo, con inizio alle ore 9.30, a Villa Bonin a Vicenza.

Oggi, in Consiglio regionale, con i miei colleghi Massimo Giorgetti e Massimiliano Barison, abbiamo presentato la nostra iniziativa che sarà una vera e propria giornata di formazione rivolta ai nostri amministratori sui temi dell'autonomia e della riforma costituzionale. Ne parleremo con il nostro ospite, l'autorevole professor Luca Antonini.
Di fronte alle disastrose cifre dei trasferimenti statali alle Regioni, che vedono il Veneto al terzultimo posto con 2.741 euro di spesa pubblica pro capite contro gli 8.964 euro di Bolzano, i 5.203 del Friuli Venezia Giulia e i 5.101 della Sardegna, e di fronte alla continua promessa non mantenuta dei costi standard e delle misure premianti per le regioni meritevoli, non ci rimane che far fronte comune e contrattare con forza con il Governo.

L'autonomia, per Forza Italia, è una priorità. E con lungimiranza e pragmatismo è l'unica strada percorribile. A differenza delle sirene indipendentiste...

IL 4 MARZO A VICENZA GENNARO SANGIULIANO PRESENTA "PUTIN. VITA DI UNO ZAR".

Ormai ci siamo. Siamo ormai prossimo al nuovo appuntamento che abbiamo organizzato con la rete dei "Patrioti": la presentazione del libro "Putin. Vita di uno Zar", di Gennaro Sangiuliano.

L'evento si terrà venerdì 4 marzo alle ore 18 presso la Sala Consiglio della Camera di Commercio di Vicenza in via Montale 27.

Saranno presenti l'autore, vicedirettore del Tg1, Gennaro Sangiuliano ed il direttore de "Il Giornale di Vicenza" Ario Gervasutti.

RICORDARE FOIBE ED ESODO È UN DOVERE DA ITALIANI

Questa mattina ho partecipato alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata che avrà luogo al Cimitero Maggiore di Vicenza.

La tragedia indescrivibile di migliaia di nostri connazionali barbaramente trucidati nelle foibe deve essere centrale nella memoria e nella coscienza della nostra nazione che non si è mai scusata abbastanza per come furono trattati i 350 mila profughi istriani, giuliani e dalmati, costretti dalla furia etnico-ideologica del regime di Tito ad abbandonare le proprie terre natie per la sola colpa di essere e voler fermamente rimanere italiani.

Da sempre in questo giorno (e non solo) non posso che esprimere la mia sensibilità culturale verso le vicende del confine orientale, sensibilità che ho declinato anche in azioni politico-amministrative da assessore regionale, nel 2011, con la stipula di un Protocollo d’intesa tra Regione del Veneto, Ufficio Scolastico Regionale e la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati. Con questo accordo formale tutti gli istituti scolastici del Veneto sono invitati a promuovere iniziative finalizzate ad accrescere una coscienza della storia nazionale che contribuisca a rafforzare una memoria condivisa e non più condizionata da contrapposizioni di parte. In particolare, con il Protocollo si invitano le scuole a promuovere incontri con testimonianze di profughi che possano raccontare ai giovani quello che veramente è successo.

L’esercito slavo comandato dal Maresciallo Tito fin dal 1943 intraprese una serie di violenze contro la popolazione civile e si comprese subito che l’obiettivo delle truppe titine era quello di eliminare ogni riferimento all’italianità in quelle terre: vennero così massacrati e gettati nelle foibe civili, soldati, sacerdoti, operai, che mai avrebbero rinunciato alla bandiera della propria nazione. L’obiettivo di Tito era quello di slavizzare il territorio con più facilità e inserirlo nella nuova compagine jugoslava.

Per oltre cinquant’anni la maggior parte degli italiani non sapeva di aver subito una pulizia etnica, non erano a conoscenza che migliaia di loro connazionali fossero stati giustiziati e poi seppelliti in cave carsiche. La “ragion di Stato” fece infatti calare un assordante silenzio su queste vicende, dimenticate o nel migliore dei casi sminuite, rimosse sia dai libri di scuola sia dagli organi di informazione.

Da alcuni anni si è cominciato a parlare di foibe ed esodo, aprendo finalmente un’analisi storica non ideologizzata o strumentalizzata. A questo proposito la Regione del Veneto, fin dall’istituzione del “Giorno del Ricordo” avvenuta con la legge n. 92 del 2004 del Parlamento italiano ha patrocinato e sostenuto diverse iniziative. Ricordare i nostri fratelli di Istria, Fiume e Dalmazia è un dovere da italiani.