Visto da destra

DOBBIAMO RIPRISTINARE IL SENSO DEL SACRO E TRAMANDARLO AI GIOVANI

A Marostica, nel vicentino, il furto di un cappello da Alpino dalla tomba di un giovane defunto. A Vicenza, nel tempio di San Lorenzo, l'imbrattamento di un patrimonio storico e culturale dal valore inestimabile. Due fatti deprecabili di cui ci parlano le cronache odierne e che ritengo abbiano un unico mandante: quell'orientamento culturale nichilista e relativista che ha voluto liquidare il senso del sacro dalla nostra società, dalla nostra vita.
E credo che gli esecutori materiali dei piani 'diabolici' di questo vile mandante siano giovani che appartengono alle nostre scuole, ottime per qualità della didattica e per capacità di apprendimento degli studenti, carenti, e molto, di principi che dovrebbero permeare la vita di ognuno di noi, a maggior ragione in questa congiuntura storica dove le certezze di ieri non sono più quelle di oggi.
Questi giovani vanno educati alla "sentimentalità", come già avevo chiesto ad alcuni esperti di promuovere appositi progetti e percorsi nelle scuole del Veneto.
Dobbiamo ripristinare il senso del sacro e tramandarlo ai giovani. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto.

OLIMPIADI: LE CAMPIONESSE DI TIRO CON L'ARCO SONO ICONE DI ETICA, NON DI ESTETICA

Quelle tre atlete sono delle campionesse. Qualsiasi altra valutazione di carattere superficialmente estetico, ci rimanda alla volgarità che sta caratterizzando troppo spesso le performances delle donne nella società. Mi aspetto che – quando si parla di queste campionesse – si tratti della loro forza mentale, del grande sacrificio dovuto in anni di allenamento, della vittoria non solo nell’aver raggiunto una medaglia, che resterà nella storia,  ma di essere state selezionate per rappresentare la propria nazione alle Olimpiadi.
È quanto ho dichiarato sulla stampa in merito al titolo (“Il trio delle cicciotelle sfiora il miracolo olimpico”) che il direttore di QS ha riservato all’impresa olimpica delle tre atlete azzurre di tiro con l’arco.

Ogni altra valutazione  è gossip di basso livello, che non varrebbe la pena di commentare se non fosse che ha portato allo schizofrenica rimozione del direttore del quotidiano. Le Olimpiadi sono una grande occasione per una nazione di ritrovare il proprio di appartenenza e di recuperare quell’orgoglio nazionale che smarriamo troppo spesso. È quindi un’occasione più etica che estetica, è il momento per riscoprire ciò che vale e fa vincere nel mondo.

Per me queste tre campionesse rappresentano tutto questo e chiederò a Guendalina Sartori, che è di Monselice, nel suo rientro in patria, di fare da ‘testimonial’ per la Regione del Veneto alla Settimana dello sport per insegnare ai tanti giovani che in questi giorni mi auguro stiano tifando Italia nelle tante discipline in cui ci distinguiamo, che prima di tutto lo sport è etica.

ECCIDIO DI SCHIO, DONAZZAN E CONTE SCRIVONO AL PREFETTO SOLDÀ: "RITIRI L'ONORIFICENZA A BORTOLOSO".

"Egregio Signor Prefetto, Lei ha l'opportunità di rimediare. Ritiri quel riconoscimento, subito, senza dubbio alcuno. Scriva a chi l'ha messa in questa posizione ingiustificabile le stesse cose che Le abbiamo scritto noi".

È quanto si legge nella lettera a firma congiunta che l'assessore regionale del Veneto Elena Donazzan e Giorgio Conte, già deputato di Alleanza Nazionale per tre legislature, hanno inviato al prefetto di Vicenza, Eugenio Soldà, per esprimere la loro posizione comune sulla vicenda di Valentino Bortoloso, il partigiano coautore dell'Eccidio di Schio premiato con la Medaglia della Liberazione. Nella loro nota rivolta a Soldà, i due esponenti della destra vicentina chiedono senza tanti giri di parole al prefetto di intervenire per ritirare l'onorificenza a Bortoloso, detto "Teppa". Ma cosa scrivono esattamente?

"Il clamore sulla inopportunità dell'onorificenza data al responsabile dell'Eccidio avvenuto a fine guerra alle Carceri di Schio non solo non si placa, ma sta giustamente assumendo una rilevanza nazionale - osservano nella lettera Donazzan e Conte -. Cinquantaquattro persone vennero assassinate, tra cui molte donne, la più giovane aveva soli sedici anni. Nessuna colpa. Erano familiari di appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana. Era la notte tra il 6 ed il 7 luglio del 1945 e gli esecutori dei sanguinari assassini, capeggiati da quel Bortoloso a cui Lei ha riconosciuto una decorazione. Ricordiamo che quel crimine è stato compiuto a guerra finita e che Bortoloso è stato condannato, per poi essere amnistiato, alla pena capitale da un tribunale Alleato. Rifletta altresì, Egregio Signor Prefetto, sul fatto che il generale americano Dunlop, che sovraintendeva la zona, ebbe a dire sull'episodio: "È mio dovere dirvi che mai prima d'ora il nome dell'Italia era caduto tanto in basso". Possiamo immaginare che Lei non potesse riconoscere quel Bortoloso altrimenti noto alla storia italiana, anche giudiziaria, con il soprannome usato allora di "Teppa", ma la nostra gente lo conosce, eccome!".

"Ci saremmo aspettati un controllo preventivo da parte Sua - proseguono i due -. Lei è, a tutti gli effetti, la massima Istituzione governativa presente sul territorio e ha il dovere di non sbagliare; Lei doveva verificare, in particolare su questo tema, ancora così conflittuale e carico di dolore in Italia, in Veneto e qui a Vicenza. Lei avrebbe dovuto principalmente non offendere la nostra sofferenza, principalmente quella dei familiari di quelle vittime". 

"Egregio Signor Prefetto, Lei ha l'opportunità di rimediare. Ritiri quel riconoscimento, subito, senza dubbio alcuno. Scriva a chi l'ha messa in questa posizione ingiustificabile le stesse cose che Le abbiamo scritto noi. Qualcuno avrebbe dovuto verificare prima di riconoscere ad un assassino un riconoscimento dello Stato; in questo modo è lo Stato che rischia di perdere completamente la propria autorevolezza", concludono.

ILARIA CAPUA, UN CERVELLO IN FUGA CHE AVREMMO POTUTO E DOVUTO TRATTENERE

Oggi Ilaria Capua vola negli Stati Uniti. L'ho conosciuta durante l'emergenza mondiale dell'aviaria Lei allora guidava il laboratorio del dipartimento Scienze Biomediche dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie a Legnaro. Io ero allora assessore ai servizi veterinari e l'ho vista lavorare con un pool di ricercatori che lei contribuiva a pagare, con le ricerche commissionate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, dall'Europa, da altri laboratori internazionali.
Divenne famosa nel mondo per il suo gesto rivoluzionario di mettere la sua scoperta in una banca della ricerca pubblica e non riservata a pochi soggetti: aveva isolato il virus. Prima nel mondo. Mi disse: "Sono una ricercatrice pubblica, sono pagata dallo Stato e sono in gioco milioni di vite". Una scelta coerente con la sua natura di ricercatrice capace, generosa, rivoluzionaria.

Spero che si dissipino in fretta i sospetti che hanno dato adito anche ad una inchiesta giudiziaria su una presunta commercializzazione di virus da parte della scienziata italiana. Mi auguro che la magistratura arrivi presto a fare chiarezza anche se, rilevo con rammarico, le indagini sono in corso già da due anni. E nel frattempo stampa, invidiosi e malpensanti hanno lavorato con il risultato a cui oggi assistiamo amareggiati: Ilaria Capua è stata chiamata da una prestigiosa università della Florida, negli Stati Uniti, dove dirigerà il Centro di eccellenza dedicato all'approccio "One Health".

Sono fiera di essere italiana per poter condividere la nazionalità di persone come Ilaria Capua sono indignata con questo Governo che non ha saputo difenderla ed apprezzarla.

PRESIDENTE MATTARELLA, SALVIAMO I SACRARI MILITARI

"Presidente Mattarella, mi appello a lei affinché intervenga per salvare quelli che non rappresentano solo luoghi sacri per la nostra storia, ma che incarnano memoria, sangue e tradizione della nostra patria, come i Sacrari Militari".
Mi sono rivolta così al Capo dello Stato Sergio Mattarella, in un lettera istituzionale che gli ho personalmente inviato.
La mia lettera-appello al Presidente della Repubblica è finalizzata ad accendere i riflettori su una questione che ritengo di primaria importanza: "Siamo ormai fuori tempo massimo. Già a fine 2014 la Regione Veneto aveva stanziato 4 milioni per compartecipare con la Struttura di missione per gli Anniversari di interesse nazionale, istituita presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla spesa per interventi a favore dei beni monumentali della Grande Guerra. Ora è necessaria una risposta tempestiva da parte del Governo, che sono certa verrà sollecitato ad agire da Lei, Presidente Mattarella".
 
"Dobbiamo valorizzazione nel giusto modo il sacrificio di chi ieri ha deciso di donare la vita per la nazione - ho scritto nella lettera spedita al Quirinale - ed essere consapevoli che oggi i nostri Sacrari necessitano di interventi strutturali di cui lo Stato deve farsi necessariamente carico. La generosità di soggetti privati che ha permesso, per esempio, il restauro dell'Ossario del Pasubio, non può purtroppo rientrare in una consuetudine e l'emergenza della situazione richiede prontezza, fermezza e soprattutto responsabilità istituzionale".
 
"La sua visita - ho affermato poi riferendomi alla visita istituzionale del Capo dello Stato al Sacrario di Asiago per la Celebrazione del 24 maggio - rappresenta un importante gesto, sia per ricordare agli italiani, tutti gli italiani, che siamo popolo, siamo nazione nel suo compimento dopo la Grande Guerra, sia per riconoscere il ruolo del territorio delle prealpi vicentine che furono contrafforte di estrema difesa dal Pasubio al Grappa, passando per gli altopiani. 
Ieri confine fisico da presidiare, oggi confine ideale da difendere.
Oggi più di ieri, infatti, abbiamo bisogno di sentire nuovamente il privilegio di far parte tutti assieme della nostra patria. Una patria unita attorno alla quale gli italiani possano ritrovare quel senso di una appartenenza che i loro nonni ed i loro bisnonni hanno saputo costruire. E sentirlo con il cuore".