Visto da destra

VIVIAMO IN UN MONDO ALLA ROVESCIA!

Non mi interessa sapere chi è il giovane vicentino protagonista della vicenda che a Bologna si è visto recapitare una denuncia per lesioni private per il solo fatto di essersi difeso e aver difeso la propria donna da un ladro marocchino, ma lui sappia che non è solo e che il mio collega e amico avvocato Galeazzo Bignami (consigliere regionale di Forza Italia in Emilia Romagna) ha deciso, insieme ad altri legali, di mettere a disposizione le proprie competenze professionali per difendere il giovane in Tribunale.

Viviamo in un mondo alla rovescia, dove le vittime vengono considerate dall'ordinamento degli aguzzini mentre i malviventi vengono considerati i soggetti deboli in qualche modo da tutelare. Questo non può che indignarmi e vicende del genere non fanno altro che allontanare i cittadini dalle istituzioni. Gli italiani hanno bisogno di sentirsi sicuri nei propri quartieri, nelle proprie città e nelle proprie case, e lo Stato - che troppe volte tutela i criminali e non difende le persone per bene - ha l'obbligo di riconquistare la loro fiducia con la certezza della pena!

Il problema della mancanza di sicurezza e del degrado è avvertito sempre più anche a Vicenza. E la soluzione non può che essere quella di riporre i guanti di velluto nel cassetto ed incominciare ad utilizzare il pugno di ferro contro i delinquenti, spesso immigrati clandestini, che infestano, come virus, le nostre città. Di buonismo, se non si muore, si soccombe.
E la rotta, quindi, deve essere presto invertita con provvedimenti seri ed efficaci. Le chiacchiere stanno a zero!

MANCANO GIOVANI ALPINI, RIPRISTINIAMO LA NAJA

È l'appello che Luciano Cherobin, presidente della sezione di Vicenza dell'Associazione Nazionale Alpini, ha lanciato la scorsa domenica durante il pellegrinaggio all'Ossario del Pasubio per ricordare i nostri Caduti. Non può che trovarmi d'accordo!
Il servizio militare fu scuola di vita, fu palestra per uscire di casa per la prima volta comprendendo la parola dovere prima di diritto, aiutò generazioni di italiani fino alla leva del 1984 a sentirsi popolo, garantisce ancora oggi che vi siano centinaia di migliaia di italiani perbene, di volontari nella Protezione Civile, nella conservazione della memoria, nei tanti servizi per il bene delle nostre comunità gratuitamente. Ripristinare la naja è un dovere!

DOBBIAMO RIPRISTINARE IL SENSO DEL SACRO E TRAMANDARLO AI GIOVANI

A Marostica, nel vicentino, il furto di un cappello da Alpino dalla tomba di un giovane defunto. A Vicenza, nel tempio di San Lorenzo, l'imbrattamento di un patrimonio storico e culturale dal valore inestimabile. Due fatti deprecabili di cui ci parlano le cronache odierne e che ritengo abbiano un unico mandante: quell'orientamento culturale nichilista e relativista che ha voluto liquidare il senso del sacro dalla nostra società, dalla nostra vita.
E credo che gli esecutori materiali dei piani 'diabolici' di questo vile mandante siano giovani che appartengono alle nostre scuole, ottime per qualità della didattica e per capacità di apprendimento degli studenti, carenti, e molto, di principi che dovrebbero permeare la vita di ognuno di noi, a maggior ragione in questa congiuntura storica dove le certezze di ieri non sono più quelle di oggi.
Questi giovani vanno educati alla "sentimentalità", come già avevo chiesto ad alcuni esperti di promuovere appositi progetti e percorsi nelle scuole del Veneto.
Dobbiamo ripristinare il senso del sacro e tramandarlo ai giovani. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto.

OLIMPIADI: LE CAMPIONESSE DI TIRO CON L'ARCO SONO ICONE DI ETICA, NON DI ESTETICA

Quelle tre atlete sono delle campionesse. Qualsiasi altra valutazione di carattere superficialmente estetico, ci rimanda alla volgarità che sta caratterizzando troppo spesso le performances delle donne nella società. Mi aspetto che – quando si parla di queste campionesse – si tratti della loro forza mentale, del grande sacrificio dovuto in anni di allenamento, della vittoria non solo nell’aver raggiunto una medaglia, che resterà nella storia,  ma di essere state selezionate per rappresentare la propria nazione alle Olimpiadi.
È quanto ho dichiarato sulla stampa in merito al titolo (“Il trio delle cicciotelle sfiora il miracolo olimpico”) che il direttore di QS ha riservato all’impresa olimpica delle tre atlete azzurre di tiro con l’arco.

Ogni altra valutazione  è gossip di basso livello, che non varrebbe la pena di commentare se non fosse che ha portato allo schizofrenica rimozione del direttore del quotidiano. Le Olimpiadi sono una grande occasione per una nazione di ritrovare il proprio di appartenenza e di recuperare quell’orgoglio nazionale che smarriamo troppo spesso. È quindi un’occasione più etica che estetica, è il momento per riscoprire ciò che vale e fa vincere nel mondo.

Per me queste tre campionesse rappresentano tutto questo e chiederò a Guendalina Sartori, che è di Monselice, nel suo rientro in patria, di fare da ‘testimonial’ per la Regione del Veneto alla Settimana dello sport per insegnare ai tanti giovani che in questi giorni mi auguro stiano tifando Italia nelle tante discipline in cui ci distinguiamo, che prima di tutto lo sport è etica.

ECCIDIO DI SCHIO, DONAZZAN E CONTE SCRIVONO AL PREFETTO SOLDÀ: "RITIRI L'ONORIFICENZA A BORTOLOSO".

"Egregio Signor Prefetto, Lei ha l'opportunità di rimediare. Ritiri quel riconoscimento, subito, senza dubbio alcuno. Scriva a chi l'ha messa in questa posizione ingiustificabile le stesse cose che Le abbiamo scritto noi".

È quanto si legge nella lettera a firma congiunta che l'assessore regionale del Veneto Elena Donazzan e Giorgio Conte, già deputato di Alleanza Nazionale per tre legislature, hanno inviato al prefetto di Vicenza, Eugenio Soldà, per esprimere la loro posizione comune sulla vicenda di Valentino Bortoloso, il partigiano coautore dell'Eccidio di Schio premiato con la Medaglia della Liberazione. Nella loro nota rivolta a Soldà, i due esponenti della destra vicentina chiedono senza tanti giri di parole al prefetto di intervenire per ritirare l'onorificenza a Bortoloso, detto "Teppa". Ma cosa scrivono esattamente?

"Il clamore sulla inopportunità dell'onorificenza data al responsabile dell'Eccidio avvenuto a fine guerra alle Carceri di Schio non solo non si placa, ma sta giustamente assumendo una rilevanza nazionale - osservano nella lettera Donazzan e Conte -. Cinquantaquattro persone vennero assassinate, tra cui molte donne, la più giovane aveva soli sedici anni. Nessuna colpa. Erano familiari di appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana. Era la notte tra il 6 ed il 7 luglio del 1945 e gli esecutori dei sanguinari assassini, capeggiati da quel Bortoloso a cui Lei ha riconosciuto una decorazione. Ricordiamo che quel crimine è stato compiuto a guerra finita e che Bortoloso è stato condannato, per poi essere amnistiato, alla pena capitale da un tribunale Alleato. Rifletta altresì, Egregio Signor Prefetto, sul fatto che il generale americano Dunlop, che sovraintendeva la zona, ebbe a dire sull'episodio: "È mio dovere dirvi che mai prima d'ora il nome dell'Italia era caduto tanto in basso". Possiamo immaginare che Lei non potesse riconoscere quel Bortoloso altrimenti noto alla storia italiana, anche giudiziaria, con il soprannome usato allora di "Teppa", ma la nostra gente lo conosce, eccome!".

"Ci saremmo aspettati un controllo preventivo da parte Sua - proseguono i due -. Lei è, a tutti gli effetti, la massima Istituzione governativa presente sul territorio e ha il dovere di non sbagliare; Lei doveva verificare, in particolare su questo tema, ancora così conflittuale e carico di dolore in Italia, in Veneto e qui a Vicenza. Lei avrebbe dovuto principalmente non offendere la nostra sofferenza, principalmente quella dei familiari di quelle vittime". 

"Egregio Signor Prefetto, Lei ha l'opportunità di rimediare. Ritiri quel riconoscimento, subito, senza dubbio alcuno. Scriva a chi l'ha messa in questa posizione ingiustificabile le stesse cose che Le abbiamo scritto noi. Qualcuno avrebbe dovuto verificare prima di riconoscere ad un assassino un riconoscimento dello Stato; in questo modo è lo Stato che rischia di perdere completamente la propria autorevolezza", concludono.