Visto da destra

IUS SOLI, AL MINISTRO FEDELI DICO: LA CITTADINANZA È UNA CONQUISTA, NON UN DIRITTO!

Se siamo una società multietnica (e non multiculturale), il rispetto delle regole non deve riguardare solo il diritto positivo, quindi le norme, ma anche le consuetudini e le abitudini, ovvero il contesto culturale, che in Veneto e in Italia è profondo e secolare!

È quanto ho ribadito venerdì 3 marzo 2017 intervenendo al convegno delle polizie locali a Marghera, sul tema della "Comunicazione e gestione dello straniero alla luce del nuovo decreto sulla sicurezza urbana".

La scuola deve essere un modello di integrazione, stabile e duratura nel tempo, ma la cittadinanza è una conquista e non un diritto. Quindi - in risposta al ministro Fedeli - dico no allo ius soli!

L'integrazione degli studenti stranieri è fondamentale. Non può essere un semplice caso il nascere o l'arrivo in Italia, ma dev'essere un progetto di vita stabile. Porte aperte, quindi, per coloro che vogliono integrarsi, ma per quanti pensano di esercitare solo diritti, senza doveri, le porte devono restare chiuse!

Alla Polizia Locale - corpo più presente nei territori per la sua vicinanza e capillarità - ho chiesto inoltre di andare nelle scuole vestendo la divisa e di rappresentare in modo concreto le istituzioni, testimoniando i valori e le regole che stanno alla base del nostro vivere civile.

A questi uomini e donne in divisa, infine, ho confermato l'impegno della Regione nel sostenere la loro formazione di fronte ai compiti e alle problematiche, sempre più stressanti che, come tutte le forze di polizia, sono chiamati ad affrontare.

ALPINI IN CATTEDRA PER CENTENARIO GRANDE GUERRA: MAESTRI DI STORIA E DI VITA! GIÀ COINVOLTE 120 SCUOLE E 15 MILA STUDENTI VENETI

Alpini nelle scuole, come maestri e testimoni della storia e dei valori sui quali si fonda l'Italia. Questo il senso del progetto "Ricordami…nelle trincee verso Trento e Trieste nasce l’Italia", elaborato dall'Ana (Associazione nazionale alpini) e dalla Regione Veneto, in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale e la Direzione scuola, che coinvolge le scuole dell'obbligo e secondarie delle sette province venete negli anni scolastici 2016-17 e 2017-18, in contemporanea alla conclusione del centenario della Grande Guerra. Un progetto biennale, finanziato con 50 mila euro l'anno dalla Regione Veneto, che rappresenta l’ultima tappa di un percorso educativo e didattico intrapreso dalle 'Penne nere' del Veneto nel 2011, con le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d'Italia, e che ha già coinvolto in quattro anni 120 scuole di ogni ordine e grado e 15 mila alunni.

Portare gli alpini in cattedra, come testimoni ed eredi della storia significa ricordare ai ragazzi che la nostra identità di popolo è nata nelle trincee, dallo spirito di sacrificio, dalla solidarietà e del senso dello Stato di tanti giovani. Con le loro 'lezioni', fatte di visite guidate ai luoghi della Grande guerra, di scoperta dei musei locali e dei Sacrari militari, di rievocazioni storiche e di divulgazione di quanto continua a fare il corpo alpino in Italia e all’estero, ne 'Penne nere' arricchiscono di contenuti educativi e di esperienze di vita i programmi scolastici, aiutando docenti, ragazzi e famiglie ad attualizzare pagine di storia che non dobbiamo dimenticare. Gli alpini, il più antico corpo di soldati di montagna attivo al mondo, sono i migliori 'testimonial' per le nuove generazioni di quei valori di solidarietà, appartenenza, senso del dovere e amore patrio sui quali si fonda il Paese e il vivere civile.

Le esperienze realizzate sinora nelle scuole dalle 15 sezioni Ana del Veneto sono state raccolte e documentate nella pubblicazione fotografica "Progetto Centenario", curato da Artenio Gatto e Arcangelo Murzio della sezione Ana di Vicenza, edito dall’Ana e dalla Regione Veneto, presentato il 23 febbraio 2017 a Venezia, al palazzo Grandi Stazioni, e prossimamente in distribuzione presso le sezioni alpine e nelle scuole del Veneto.

Parlare ai ragazzi di oggi di quanto successo cento anni fa in queste terre non è retorica, ma trasmettere il senso di patria e di una storia comune.
Ringrazio la Regione Veneto per il sostegno che ci dà nel diffondere la cultura alpina e i suoi valori. Questo Paese, e in particolare le nuove generazioni, avrebbero bisogno di esperienze obbligatorie di servizio civico per educarci tutti al senso dello Stato. Ne ho parlato anche con il ministro della Difesa Pinotti: noi alpini eravamo contrari all’abolizione del servizio di leva e oggi siamo convinti fautori del ripristino di una forma obbligatoria di impegno organizzato, a servizio delle necessità del Paese e dei bisogni delle persone!

 

Alpini a Grandi Stazioni 1

ORGE E PROSTITUZIONE GAY FINANZIATE DAL GOVERNO. CHIUDERE IMMEDIATAMENTE L'UNAR!

Il mio auspicio è che l'Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, venga chiuso oggi stesso.
Non ho usato mezzi termini commentando per la stampa la notizia fatta emergere da "Le Iene" nella puntata di ieri sera secondo cui l'ufficio che si occupa di promuovere la parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni razziali, etniche e sessuali avrebbe finanziato con 55mila euro (sic!) un'associazione dietro cui - secondo la trasmissione di Italia 1 - sarebbe occultato il business del sesso a pagamento.

Trattasi di una perversione crescente.
Dopo aver finanziato nel 2012, con ben 20mila euro, dei libretti sulla propaganda dell'omosessualità e della teoria gender da distribuire nelle scuole, ora l'Unar sovvenziona di fatto circoli privati in cui clienti gay si prostituiscono e consumano orge.
La grande responsabilità è dei governi che hanno creato questa struttura con l'unico obiettivo di legittimare alcuni comportamenti a spese dei contribuenti!

Al di là della deriva ideologica e morale di cui si fa portatore, il direttore dell'Unar Francesco Spano ha finanziato un'associazione di cui è socio, in chiaro conflitto d'interessi. Chieda scusa agli italiani e si ritiri a vita privata. Come agli italiani dovrebbe chiedere scusa questo esecutivo che trova i soldi per finanziare orge omosessuali e non trova adeguate risorse per il sostegno della disabilità nelle scuole, degli anziani e dei giovani senza lavoro: le vere categorie discriminate da questa società!

LUDOPATIE: HO SCRITTO ALLE SCUOLE VENETE, "INVITATE TOTTI A NON PUBBLICIZZARE IL LOTTO E L'AZZARDO"

"Desidero segnalarvi la bellissima iniziativa che sta vedendo protagonisti i ragazzi del Liceo Copernico di Prato, nell'ambito della lotta all'azzardopatia, o più genericamente ludopatia, una problematica purtroppo in forte crescita".

Inizia così la lettera che ho inviato a studenti, docenti e dirigenti degli istituti scolastici di tutto il Veneto, a sostegno dell’iniziativa dei liceali toscani.

Gli studenti dell'istituto Copernico di Prato, infatti, hanno scritto al capitano della Roma Francesco Totti, che da qualche anno ha prestato la propria immagine per la campagna pubblicitaria di 10eLotto, invitandolo a non prestare la propria immagine di 'campione' ad un un gioco che, pur essendo consentito, può rappresentare l'inizio di una dipendenza.

"Tu sei non solo un grande campione – scrivono i ragazzi di Prato - ma rappresenti anche il calcio pulito, onesto, dell'impegno e della fedeltà alla squadra; hai una bella famiglia, sei disponibile ad azioni solidali e di sostegno a tanti meno fortunati di te: per molti giovani sei, quindi, un punto di riferimento e da imitare. Ci chiediamo, quindi, come sia possibile che tu ti sia prestato a pubblicizzare un gioco, apparentemente innocuo, ma che può danneggiare gravemente le persone e condurre alla dipendenza, come si dice velocemente alla fine dello spot, come se si trattasse di un pericolo di poco conto. Sappiamo che è legale, ma dietro l'azzardo c’è un giro di interessi economici che con l’onestà hanno molto poco a che fare e che lucrano sulla disperazione e la debolezza delle persone: un'attività che, se non è possibile eliminare, sicuramente non è da pubblicizzare".

Ho apprezzato lettera dei liceali di Prato e ne ha sposato l'invito rivolto ai personaggi dello sport e dello spettacolo a diventare 'testimonial' di iniziative no-slot e di campagne di prevenzione nei confronti delle dipendenze e, in particolare, delle ludopatie.
Nel 2016 - secondo il documento del ministero per la Salute trasmesso al ministero del Tesoro la settimana scorsa - gli italiani hanno buttato in azzardo 95 miliardi di €: 260 milioni al giorno, 3.012 euro al secondo, l’8% in più rispetto al 2015.

"La lettera che ha avuto il merito di evidenziare i numeri di un disagio troppe volte vissuto in modo silenzioso, grazie anche a Governi che, per mere ragioni economiche, non fanno nulla per combattere con serietà una malattia che mette in ginocchio intere famiglie – ho scritto - Il disagio coinvolge gli stessi ragazzi, che si trovano a convivere o ad essere addirittura protagonisti, alcuni già a 11 anni, di una dipendenza rovinosa".

"Invito le scuole e i docenti a dare la massima diffusione a questa lettera – ho concluso - con la speranza che lo spirito di positiva emulazione possa coinvolgere gli studenti e renderli, a loro volta, protagonisti di iniziative così belle e spontanee. La purezza e la semplicità delle loro parole valgono molto più di tante iniziative o provvedimenti pensati da noi adulti".

GIORNO DEL RICORDO, HO SCRITTO AL PRESIDENTE MATTARELLA: "IL 10 FEBBRAIO AVREI VOLUTO CHE RAPPRESENTASSE L'ITALIA A BASOVIZZA. NON CI SONO MORTI SI SERIE A E DI SERIE B"

Sommessamente, Presidente, credo che nella vita ci siano sempre delle priorità da rispettare, un credo a cui attenersi, un'identità e dei valori da non disperdere, una storia da ricordare. Avrei quindi preferito che Lei fosse a Trieste il 10 febbraio, a rappresentare tuti gli italiani davanti al monumento di Basovizza.

È quanto ho espresso in una lettera inviata al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che ha annunciato di non essere presente venerdì 10 febbraio alla celebrazione a Trieste, presso la Foiba di Basovizza, in occasione del Giorno del Ricordo.

Venerdì si celebrerà il Giorno del Ricordo – ho scritto - solennità civile nazionale italiana istituita con la legge n.92/2004 per conservare e rinnovare "la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".

Il 10 febbraio del 1947, infatti, con la firma del Trattato di Parigi, l'Italia dovette cedere alla Jugoslavia parte del proprio territorio nazionale decretando così l'inizio dell'ultimo e definitivo esodo di 350mila nostri connazionali dall'Istria, Fiume e Dalmazia. Ma già dal 1943 l'esercito slavo-comunista, comandato dal Maresciallo Tito, aveva iniziato a compiere un vero e proprio genocidio nei confronti dei nostri fratelli, massacrati e gettati nelle foibe, allo scopo di eliminare ogni riferimento all'italianità di quelle terre. Genocidio che proseguì drammaticamente anche alla conclusione della Seconda Guerra mondiale e che provocò migliaia di vittime innocenti.

Nonostante siano passati settant'anni, a quanto pare, la divisione fra morti di serie A e di serie B resta una conditio sine qua non per continuare a vivere nell'ipocrisia di chi ottusamente non vuole riconoscere che la tragedia delle foibe è una pagina di storia che non potrà mai essere svilita o giustificata - ho osservato. Credo infatti che chi abbia perso la vita per mano dell'atroce e criminale disegno slavo-comunista di Tito non valga meno di chi l'ha perduta per la crudeltà del nazismo.

Come possiamo trasmettere ai più giovani l'insegnamento che la morte causata dalla follia umana non conosce differenze se le Istituzioni, anche le più autorevoli, si comportano in modo diverso dinanzi al ricordo e alla memoria di quegli atti che hanno tristemente segnato la nostra storia, la storia del popolo italiano?

Sommessamente, Presidente, mi permetto di dirle - ho concluso nella mia lettera - che la sua presenza a Basovizza sarebbe doverosa di fronte alle migliaia di morti innocenti italiani massacrati e infoibati dai partigiani comunisti jugoslavi e alle centinaia di migliaia di nostri fratelli, costretti a fuggire e a lasciare le loro terre, portando nel cuore l'incancellabile lacerazione di aver lasciato lì speranze, sogni, ricordi e tradizioni di un'intera esistenza. In fondo, la vita che tutti noi viviamo oggi, è anche grazie a loro.

Assenza assordante