Visto da destra

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.

Incontro con gli imprenditori dei cementifici

Oggi abbiamo riunito a un tavolo gli imprenditori dei cementifici della Bassa Padovana e i sindacati di settore; un comparto difficile, che subisce pesantemente l’effetto della crisi. Ciò che vogliamo ottenere con questi incontri è sgombrare il campo da tante speculazioni ideologiche che invece di aiutare avvelenano il clima sociale e impediscono di risolvere i problemi.

Concentriamoci su obiettivi comuni e sul “fare”: ognuno si prenda le proprie responsabilità  e concordiamo insieme un piano d’azione per far ripartire questo settore strategico e soprattutto per salvaguardare i posti di lavoro.

 

Esami di maturità 

Un in bocca al lupo a tutti gli studenti che nei prossimi giorni affronteranno l’esame di maturità , un momento importante di crescita e di formazione che ha segnato la vita di tutti noi. Vi auguro di dare il massimo e di dimostrare le vostre capacità : contiamo su di voi per il futuro del Veneto e dell’Italia.

 

 

 

Sport e società 

Lo sport educa, forma, fa crescere nel rispetto delle regole con lo stimolo dei risultati. Un popolo formato così è un popolo più forte e consapevole e la cosa straordinaria è che Dote InMovimento è stato proposto dalle imprese (Assosport - Associazione Nazionale fra i produttori di articoli sportivi) e partecipato dalla Regione e dal Ministero, quindi dalla cosa pubblica in adesione ad una proposta educativa privata. Perché ciò che conta è avere l'obiettivo comune di dare sempre più opportunità  di crescere bene ai nostri giovani, popolo italiano di domani: ecco perché abbiamo deciso di impegnarci a sostenere anche per il prossimo anno questo progetto.

Contraddizioni: il diavolo e l’acqua santa

Una settimana dopo il Festival Biblico a Vicenza si vive il Gay Pride. Dopo le riflessioni attorno ai temi e alle personalità  che hanno animato uno tra gli avvenimenti più importanti della vita culturale della Chiesa Cattolica nazionale ecco la ostentazione dell’orgoglio omosessuale che con i temi della settimana precedente, francamente stride oltre ogni limite. Tutto “normale”?No. 

Io credo che non si possa stare “col diavolo e l’acqua santa” per dirla con un detto popolare e credo che questa società , che ci sta abituando ad accettare qualsiasi cosa, al relativismo più spinto, non mi debba trovare consenziente.

Ciascuno ha le proprie idee, ciascuno ha il proprio credo e i propri convincimenti. Mi spaventa chi crede che si possa coniugare ogni contraddizione in nome di una melassa culturale e politica che tutto copre. 

Io sono a favore della famiglia. E non si può essere a sostegno della famiglia tradizionale e prevedere politiche a sua tutela se nel contempo si ipotizzano altre unioni. O si è per la famiglia, così come prevede la natura, la morale cattolica, la Costituzione oppure no. O si difende un modello di società  fondato sulla famiglia, sulla sua continuità , sui legami stabili e di mutualità  previsti dalla formalizzazione di questo legame riconosciuto anche in senso pubblicistico oppure si immagina un’altra società , formata da unioni più o meno stabili tra due o perché no, più di due, soggetti dello stesso sesso. 

O si è per una società  nella quale al centro poniamo la persona ed il suo diritto sacrosanto ad avere una famiglia, un padre ed una madre i cui ruoli sono naturali e sono il riferimento imprescindibile per la stabilità  psicologica ed emotiva della piccola persona in seno alla famiglia stessa  e crediamo all’educazione dei figli secondo principi e regole della nostra tradizione popolare e spirituale, oppure si vogliono prevedere adozioni per coppie omosessuali o uteri in affitto o inseminazioni da terzi, nel caso di due donne che decidono di vivere assieme, con l’aberrazione di un atto di puro egoismo che segnerà  per sempre la vita di questo povero figlio.

Quale modello di società  crediamo sia da costruire?  Io continuo a credere che la famiglia sia la forza stessa della persona, legame archetipo che si fonda sul diritto naturale prima ancora di quello positivo, sulla tradizione, sulla continuità , sull’equilibrio naturale della complementarietà  tra uomo e donna, tra madre e padre, tra nonno e nipote. Questo legame indissolubile non è riproducibile in nome dell’egoismo dell’individuo che pensa di poter modificare tutto, anche la natura.

Inoltre trovo agghiacciante e volgare il dover parlare delle proprie abitudini sessuali. Trovo questo fatto imbarazzante per tutti ed in particolare per chi invece vive l’omosessualità  giustamente come un fatto privato e personale  che nulla dovrebbe avere a che fare con l’ostentazione pubblica in nome di non si capisce quali diritti e per chi. I diritti della persona sono inalienabili. La famiglia è un’altra cosa.

Nessuno nega l’affettività , né la dimensione privata di gesti o emozioni, ma chi si occupa della “cosa pubblica”, della politica deve occuparsi di quale modello di società  vuole perseguire, di quale futuro vuole costruire per il proprio popolo e non solo per se stessi o per una minoranza o una lobby per quanto potente.

Il gay pride alla fine si traduce in una carnevalata fuori stagione dedicata a non si capisce bene quali categorie…io ero ferma all’uomo e alla donna, ma incappando nell’opuscolo della manifestazione ho trovato che il tutto sarebbe dedicato a omosessuali (e questo lo so), transessuali (e qui faccio già  più fatica a capire), transgender (mai capito la differenza coi precedenti), intersessuali (????) e queer (!?!?). Ho chiesto agli organizzatori della manifestazione patrocinata dal Comune di Vicenza, ma non ho avuto alcuna risposta. Che abbiano confusione anche loro?

Certamente sabato sarà  incredibile vedere in testa al corteo con tutte le categorie di ci sopra il Sindaco Variati che con un’abilità  straordinaria è passato dagli incontri in Duomo sulla famiglia di fronte al Vescovo e a tutti i ministri della chiesa, alla “colorata”manifestazione di rivendicazione dell’essere diversi.

Ebbene anche io rivendico di essere normale e  vorrei non essere offesa nel mio pudore e nella mia sensibilità  con una ostentazione dei propri, ancorchè diversi, costumi sessuali. Credo sia offensivo per tutti coloro che vivono la propria affettività  con riservatezza e senza esibizionismo, perché anche questa è una grande contraddizione.