Visto da destra

#salviamoinostrimarò

Sono ormai 500 i giorni di prigionia che i due fucilieri del San Marco Latorre e Girone hanno ingiustamente scontato in India. In questo lasso di tempo si sono succeduti due governi, sono cambiati i Ministri degli esteri,ma pare sia rimasta del tutto immutata la debolezza diplomatica italiana nel far rispettare il diritto internazionale e nel salvaguardare la vita dei nostri due Marò.

La nostra rete, mossa da quel senso di appartenenza ad una Comunità , da quell'amor Patrio che dovrebbe contraddistinguere tutti i cittadini italiani di fronte ad una tale ingiustizia, si è sempre fatta promotrice di iniziative volte a sensibilizzare il maggior numero di persone su questa vicenda; abbiamo organizzato conferenze e manifestazioni, fatto esporre alle istituzioni manifesti, coinvolto interi consigli comunali con ordini del giorno, scritto ai Ministri di turno.

Siamo tuttavia del tutto consapevoli, nostro malgrado, che in una società  purtroppo imperniata da un montante relativismo vi sia il rischio che il disinteresse generale o peggio l'asservimento ad interessi economici possano far si che sentimenti di orgoglio, solidarietà , giustizia risultino annacquati e che questa vertenza internazionale possa cadere nel dimenticatoio.

Non lo abbiamo mai permesso e non lo permetteremo a maggior ragione adesso che un'inchiesta giornalistica di Toni Capuozzo ha illustrato ulteriori ragioni e documenti per cui Latorre e Girone non sarebbero responsabili della morte dei due pescatori indiani.

Facciamo in modo che il video di questo servizio che ci ha aiutati a riportare la vicenda alla ribalta mediatica sia condiviso da quante più persone possibili.

#salviamoinostrimarò

Il diritto lo impone, noi continuiamo a chiederlo.

Clicca qui per vedere i video sul giallo dei Marò. 

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.

Incontro con gli imprenditori dei cementifici

Oggi abbiamo riunito a un tavolo gli imprenditori dei cementifici della Bassa Padovana e i sindacati di settore; un comparto difficile, che subisce pesantemente l’effetto della crisi. Ciò che vogliamo ottenere con questi incontri è sgombrare il campo da tante speculazioni ideologiche che invece di aiutare avvelenano il clima sociale e impediscono di risolvere i problemi.

Concentriamoci su obiettivi comuni e sul “fare”: ognuno si prenda le proprie responsabilità  e concordiamo insieme un piano d’azione per far ripartire questo settore strategico e soprattutto per salvaguardare i posti di lavoro.

 

Esami di maturità 

Un in bocca al lupo a tutti gli studenti che nei prossimi giorni affronteranno l’esame di maturità , un momento importante di crescita e di formazione che ha segnato la vita di tutti noi. Vi auguro di dare il massimo e di dimostrare le vostre capacità : contiamo su di voi per il futuro del Veneto e dell’Italia.

 

 

 

Sport e società 

Lo sport educa, forma, fa crescere nel rispetto delle regole con lo stimolo dei risultati. Un popolo formato così è un popolo più forte e consapevole e la cosa straordinaria è che Dote InMovimento è stato proposto dalle imprese (Assosport - Associazione Nazionale fra i produttori di articoli sportivi) e partecipato dalla Regione e dal Ministero, quindi dalla cosa pubblica in adesione ad una proposta educativa privata. Perché ciò che conta è avere l'obiettivo comune di dare sempre più opportunità  di crescere bene ai nostri giovani, popolo italiano di domani: ecco perché abbiamo deciso di impegnarci a sostenere anche per il prossimo anno questo progetto.