Visto da destra

Carrozzieri vs assicurazioni. Davide contro Golia.

Nel decreto Destinazione Italia vi è un passaggio relativo alle assicurazioni auto che ancora una volta sostiene le lobbies delle Assicurazioni questa volta rischiando di danneggiare un segmento importante del lavoro in Italia, quello rappresentato dalle piccole carrozzerie artigiane che contano circa 17.000 realtà e 60.000 lavoratori.

Con questo Decreto si obbligherebbero i cittadini a servirsi delle sole carrozzerie autorizzate dalle Assicurazioni! E le liberalizzazioni richiamate ad ogni pié sospinto che fine hanno fatto? E la libertà del cittadino di scegliere il proprio artigiano di fiducia? A fronte di questo non vi sarebbe alcun vero beneficio per il consumatore che non vedrebbe calare la RC Auto..anzi. Dagli anni novanta i costi delle polizze sono aumentati del 245% mentre i sinistri - e quindi i risarcimenti - sono calati del 40%, si legge nella comunicazione diffusa dalle tre sigle delle associazioni di categoria. Quindi sono aumentati i guadagni per le assicurazioni e anche le spese per gli automobilisti in Italia, mentre in Europa le frodi sono il doppio rispetto a noi, però con tariffe dimezzate.
Con questo decreto si permetterebbe alle potentissime assicurazioni di gestire con un cartello il mercato delle riparazioni, riducendo i piccoli imprenditori autonomi a sottostare a regole, prezzi, contratti capestro.

Pensate che nel decreto si prevede che il risarcimento non può essere superiore a quanto valutato idoneo dall'assicurazione...quindi si permetterebbe a chi deve risarcire il danno, quindi pagare la riparazione, di decidere dove, come e quanto pagare. Si chiama "conflitto di interesse" e oltre al paradosso che a decidere il prezzo è chi paga, il danno pesante sarà invece la moria di piccole carrozzerie con la loro economia famigliare.

In queste ore si discute alla Camera questo provvedimento, mi auguro che i poteri forti delle assicurazioni venga sconfitto e ci si schieri con il lavoro vero.

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Il “mostro" meccanico fatto con i pezzi di automobile in entrata all'azienda TEXA di Monastier

 

Disabilità: fondamentale educare i nostri ragazzi

 

Quando ho letto il messaggio scritto contro la presenza alla gita scolastica di Sara perché in carrozzina mi è montato un misto di indignazione, di stupore e di rabbia pura e tante domande si sono affollate nella mia mente*.

Stiamo educando queste generazioni che l'unico metro di valutazione possibile è quello dei soldi? La replica imbarazzata di un'altra compagna di classe sulla stampa, che richiama alla responsabilità un non meglio precisato "Stato" a trovare la copertura delle spese di avere una compagna di classe con problemi, va nella stessa identica direzione.

Entrambe ritengono Sara un problema perché la gita costerebbe di più e si interrogano su chi, quindi non loro, noi, debba risolvere il "problema".

Prima riflessione che mi sento di fare è che abbiamo ridotto la nostra esistenza ad una comparazione economica e lo stiamo insegnando ai più giovani se arrivano a ritenere una propria compagna di classe sfortunata il problema da rimuovere perché rappresenta un "costo".

Seconda riflessione: ma che mostri di egoismo e di spudoratezza - che qualcuno non osi chiamarlo coraggio!!!- stiamo crescendo nelle nostre case, scuole, società? É un problema della famiglia di quella ragazza, dei suoi insegnanti, ma che sento anche mio come assessore all'Istruzione.

Tanti anni di convegni, testimonianze, proiezioni di film politicamente corretto, con il buonismo e la tolleranza sempre in cattedra e questo è il risultato?

Forse è meglio tornare a parlare di educazione, etica, esempi, regole e punizioni.

Terza riflessione. Merita una ragazza così di essere considerata "matura"? Ho sempre sostenuto che la scuola debba essere il luogo protetto della educazione, ma anche palestra di vita dove non è permesso tutto e dove la persona deve essere educata a vivere in una comunità con regole scritte e non scritte, con principi a cui aderire per convivere civilmente e per rendere migliore questa società.

Questo è il percorso di crescita che accompagna i bimbi ad essere uomini e donne, che costruisce il cittadino di domani, ma soprattutto la persona capace di sentire di appartenere ad una comunità di destino con doveri oltre che diritti.

Non possiamo pensare che il compito della educazione scolastica si limiti alle materie e al programma di studi e che la valutazione finale sia da farsi solo sulle materie di insegnamento. Al termine dell'importante ciclo di studi che porta alla "maturità" deve essere valutata la persona nella sua interezza...altrimenti diplomeremo ottimi tecnici, futuri letterati o artisti capaci di arricchire loro stessi, ma di impoverire l'umanità.

Ultima riflessione: questa ragazza ha detto tutte cose vere...è tutto vero. Una persona con disabilità costa di più alla società ed infatti una buona società risponde con la solidarietà. Ciò che mi spaventa è che questa giovane donna ha ragionato come un computer e l'esito finale è stato quello di un elaboratore elettronico e purtroppo non ha usato una parte fondamentale della persona, utilissimo nella vita .. il cuore.

*Clicca qui per leggere l'articolo di riferimento.

Indipendenza del Veneto? Vuol dire non contare niente.

In queste ore si rianima il dibattito attorno al tema della possibile indipendenza del Veneto e oltre al caotico gridare io voglio significarvi la mia contrarietà.

1. Credo sia una manifestazione di incapacità politica di ciascun consesso elettivo nei confronti di problematiche che da decenni restano irrisolte per il Veneto. Una manifestazione di incapacità dei politici di ieri e di oggi che di fronte ai reali problemi del nostro territorio scelgono la via facile del populismo e di un referendum che non porterà a nulla, se non ad aumentare la rabbia nei cittadini Veneti.

2. Vi sono ragioni costituzionali che rendono inapplicabile l’Istituto Referendario nei confronti di una sedicente “separazione”, quindi la demagogia di dire che si lascia decidere al popolo è tendenziosa e strumentale, ma anche se la Costituzione, che non ritengo una carta sacra, lo prevedesse, ritengo che si debba incidere riformando lo Stato, riducendo la burocrazia, tagliando i costi smisurati della spesa pubblica (1 MLD di euro costano le funzioni ed il personale delle Regioni, 1,7 MLD di euro i costi di funzioni e personale dei Comuni, 409 MLN di euro i costi di funzioni e del personale delle Province). Si calcola che sugli 800 MLD di spesa pubblica totale 23 MLD sarebbero complessivamente i costi della medesima legati agli enti locali tutti (consulenze nonostante una pletora di dipendenti pubblici, società, consorzi, enti pubblici, fondazioni e aziende partecipate con spesso più dirigenti che dipendenti) e si calcola che la mancata riorganizzazione e riduzione degli stessi sia di 7,2 MLD. Quindi prima di “sparare” strane idee sulla separazione si deve mettere mano alla spesa pubblica dello Stato principalmente, ma anche degli Enti Territoriali. Trovo addirittura ridicolo che non si sia riusciti a trovare la copertura per la cassa integrazione in deroga su 800 MLD e che si rimandi al 2017 la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti.

3. Separazione da che cosa? Crediamo forse che il Veneto, ancorché separato dallo Stato Italiano possa superare i gravi problemi derivanti dalla invadente Europa?
Euro, Banca Centrale Europea, Spending Review, Direttive Comunitarie (per esempio gli aiuti di Stato, la produzione per quote del sistema agricolo, la direttiva sulla concorrenza, il divieto alla protezione delle proprie produzioni), i trattati internazionali, ma soprattutto la mancanza di sovranità nazionale nella gestione della scelta delle politiche finanziarie ed economiche oggi drammaticamente vincolate alla direttiva sul Fiscal Compact che di fatto sottopone a tutela dell’Europa qualsiasi organismo nazionale. Crediamo forse che il Veneto da solo possa pesare più dell’Italia?

4. Conseguentemente al punto precedente va posta invece la questione del peso di una nazione forte, anche se piena di nodi irrisolti per responsabilità propria, qual è l’Italia. L’Italia resta la seconda nazione manifatturiera d’Europa con la maggiore solidità patrimoniale di famiglie ed imprese, con un sistema del credito solido, ma che ha troppe spese. La vera risposta deve essere articolata su due fronti: il primo interno con una riduzione della spesa pubblica significativa che porti al contestuale abbassamento della pressione fiscale per l’impresa privata capace così di generare maggiore redditività per i propri lavoratori, l’altro fronte è quello nei riguardi dell’Europa per difendere la propria sovranità nelle scelte. Il Veneto deve così contare di più nel governo nazionale e nelle scelte nazionali, cosa che non è accaduta di recente, anzi, l’incapacità nuovamente manifestata della nostra classe politica si è tradotta in un emendamento approvato dall’attuale maggioranza al Governo nazionale che ha portato le province autonome di Trento e Bolzano ad avere, oltre a tutti i privilegi di cui già godono, ulteriore autonomia fiscale. Questo è il fatto più grave accaduto nell’ultima Legge di Stabilità dove si è visto respinto l’emendamento per alleggerire il patto di stabilità per i comuni e l’esclusione dal medesimo delle spese correnti come ad esempio la Protezione Civile, la scuola e la formazione professionale, il sostegno alle scuole materne paritarie.

5. Chi oggi sostiene questo governo ha la responsabilità dell’ulteriore aumento della rabbia e della disaffezione dei cittadini italiani e veneti perché non ha saputo dare le minime risposte per risolvere alcune problematiche vitali per la nostra comunità. L’aumento delle rabbia porta alle manifestazioni dei “forconi” e alla esasperazione dei “separatisti”, ma la soluzione sta nelle vere risposte politiche e non nelle scorciatoie referendarie.

6. Non ultima la ragione morale. Riformare lo Stato è un obbligo, distruggere l’Italia è una follia. La riforma dello Stato è stata rimandata da decenni ed oggi scontiamo le responsabilità di anni di cattiva politica, quella che però ha ottenuto negli anni consensi plebiscitari. Abbiamo avuto in Veneto partiti che condizionavano le maggioranze di governo, Presidenti di Consiglio dei Ministri che hanno indebitato la nazione con scelte allora molto apprezzate dal popolo, ma che oggi appaiono dissennate con episodi che sarebbero da profondo sud come il baby pensionamento del proprio autista come è accaduto a Pove del Grappa o come una autostrada interrotta che ancora è nota con l’acronimo dei suoi padri politici. Quella politica è stata tra le cause del disastro di oggi, ma anche nel recente passato si è scelta la facile via delle promesse secessioniste, separatiste, populiste e, nonostante un condizionamento territoriale molto forte e radicato nel nord dell’Italia, abbiamo assistito ad un “nulla di fatto”.

Questo fantomatico referendum è l’ennesima facile promessa per esacerbare animi che non ne avrebbero certamente bisogno in questo periodo.

L’Italia per noi Patrioti resta la grande Nazione da difendere oltre che dai nemici, dai suoi stessi figli e figliastri: figli incapaci e figliastri approfittatori.

Buon Natale

Anche nella confusione di questo momento, come fu per Ungaretti nella Grande Guerra, auguro a ciascuno di noi di trovare serenità e pace nella fede e nella famiglia.

Buon Natale.

131225 Auguri Natale

 

Posizione in merito all'Ordine del Giorno sul Referendum per la separazione

Carissimi,

brevemente e per punti Vi illustro le ragioni della mia contrarietà all’Ordine del Giorno presentato in Consiglio Regionale del Veneto e nei vari Consigli Comunali:

1. credo sia una manifestazione di incapacità politica di ciascun consesso elettivo nei confronti di problematiche che da decenni restano irrisolte per il Veneto. Una manifestazione di incapacità dei politici di ieri e di oggi che di fronte ai reali problemi del nostro territorio scelgono la via facile del populismo e di un referendum che non porterà a nulla, se non ad aumentare la rabbia nei cittadini Veneti.

2. Vi sono ragioni costituzionali che rendono inapplicabile l’Istituto Referendario nei confronti di una sedicente “separazione”, quindi la demagogia di dire che si lascia decidere al popolo è tendenziosa e strumentale, ma anche se la Costituzione, che non ritengo una carta sacra, lo prevedesse, ritengo che si debba incidere riformando lo Stato, riducendo la burocrazia, tagliando i costi smisurati della spesa pubblica (1 MLD di euro costano le funzioni ed il personale delle Regioni, 1,7 MLD di euro i costi di funzioni e personale dei Comuni, 409 MLN di euro i costi di funzioni e del personale delle Province). Si calcola che sugli 800 MLD di spesa pubblica totale 23 MLD sarebbero complessivamente i costi della medesima legati agli enti locali tutti (consulenze nonostante una pletora di dipendenti pubblici, società, consorzi, enti pubblici, fondazioni e aziende partecipate con spesso più dirigenti che dipendenti) e si calcola che la mancata riorganizzazione e riduzione degli stessi sia di 7,2 MLD. Quindi prima di “sparare” strane idee sulla separazione si deve mettere mano alla spesa pubblica dello Stato principalmente, ma anche degli Enti Territoriali. Trovo addirittura ridicolo che non si sia riusciti a trovare la copertura per la cassa integrazione in deroga su 800 MLD e che si rimandi al 2017 la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti.

3. Separazione da che cosa? Crediamo forse che il Veneto, ancorché separato dallo Stato Italiano possa superare i gravi problemi derivanti dalla invadente Europa? Euro, Banca Centrale Europea, Spending Review, Direttive Comunitarie (per esempio gli aiuti di Stato, la produzione per quote del sistema agricolo, la direttiva sulla concorrenza, il divieto alla protezione delle proprie produzioni), i trattati internazionali, ma soprattutto la mancanza di sovranità nazionale nella gestione della scelta delle politiche finanziarie ed economiche oggi drammaticamente vincolate alla direttiva sul Fiscal Compact che di fatto sottopone a tutela dell’Europa qualsiasi organismo nazionale. Crediamo forse che il Veneto da solo possa pesare più dell’Italia?

4. Conseguentemente al punto precedente va posta invece la questione del peso di una nazione forte, anche se piena di nodi irrisolti per responsabilità propria, qual è l’Italia. L’Italia resta la seconda nazione manifatturiera d’Europa con la maggiore solidità patrimoniale di famiglie ed imprese, con un sistema del credito solido, ma che ha troppe spese. La vera risposta deve essere articolata su due fronti: il primo interno con una riduzione della spesa pubblica significativa che porti al contestuale abbassamento della pressione fiscale per l’impresa privata capace così di generare maggiore redditività per i propri lavoratori, l’altro fronte è quello nei riguardi dell’Europa per difendere la propria sovranità nelle scelte. Il Veneto deve così contare di più nel governo nazionale e nelle scelte nazionali, cosa che non è accaduta di recente, anzi, l’incapacità nuovamente manifestata della nostra classe politica si è tradotta in un emendamento approvato dall’attuale maggioranza al Governo nazionale che ha portato le province autonome di Trento e Bolzano ad avere, oltre a tutti i privilegi di cui già godono, ulteriore autonomia fiscale. Questo è il fatto più grave accaduto nell’ultima Legge di Stabilità dove si è visto respinto l’emendamento per alleggerire il patto di stabilità per i comuni e l’esclusione dal medesimo delle spese correnti come ad esempio la Protezione Civile, la scuola e la formazione professionale, il sostegno alle scuole materne paritarie.

5. Chi oggi sostiene questo governo ha la responsabilità dell’ulteriore aumento della rabbia e della disaffezione dei cittadini italiani e veneti perché non ha saputo dare le minime risposte per risolvere alcune problematiche vitali per la nostra comunità. L’aumento delle rabbia porta alle manifestazioni dei “forconi” e alla esasperazione dei “separatisti”, ma la soluzione sta nelle vere risposte politiche e non nelle scorciatoie referendarie.

6. Non ultima la ragione morale. Riformare lo Stato è un obbligo, distruggere l’Italia è una follia. La riforma dello Stato è stata rimandata da decenni ed oggi scontiamo le responsabilità di anni di cattiva politica, quella che però ha ottenuto negli anni consensi plebiscitari. Abbiamo avuto in Veneto partiti che condizionavano le maggioranze di governo, Presidenti di Consiglio dei Ministri che hanno indebitato la nazione con scelte allora molto apprezzate dal popolo, ma che oggi appaiono dissennate con episodi che sarebbero da profondo sud come il baby pensionamento del proprio autista come è accaduto a Pove del Grappa o come una autostrada interrotta che ancora è nota con l’acronimo dei suoi padri politici. Quella politica è stata tra le cause del disastro di oggi, ma anche nel recente passato si è scelta la facile via delle promesse secessioniste, separatiste, populiste e, nonostante un condizionamento territoriale molto forte e radicato nel nord dell’Italia, abbiamo assistito ad un “nulla di fatto”.

Questo fantomatico referendum è l’ennesima facile promessa.

L’Italia per noi Patrioti resta la grande Nazione da difendere dai suoi stessi figli e figliastri: figli incapaci e figliastri approfittatori.

A ricordarci questo dovere morale sta l’Italia del Grappa, del Piave, dell’Ortigara, del Pasubio, di chi lassù veneto, sardo, napoletano, barese, siciliano diede la vita per senso del dovere sognando una Patria rispettata e onorata. Per senso del dovere è nostro compito tenere impresso questo insegnamento e non arrenderci di fronte a quanti per incapacità o opportunismo sfasciano tutto.

Ezra Pound tra i più grandi poeti del Novecento, americano di nascita, italiano per scelta e veneziano per amore lasciò scritto “amo le idee che diventano azione”.

Le azioni da fare sono molte, sono fattibili, ma dipendono dalle persone.

Dimostrare la capacità di risolvere i problemi e di non fare facili promesse fa la differenza tra buona e cattiva politica.