BENE ASCOLTO IMPRESE, MA NO UNA TANTUM. FORZA ITALIA MI TOGLIE DALL'IMBARAZZO DI UNA CONFERENZA STAMPA APPROSSIMATIVA E STRUMENTALE

A margine della conferenza stampa organizzata stamattina a Mestre (VE) dal Coordinamento regionale del Veneto di Forza Italia alla presenza del Presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, interviene l'Assessore Regionale del Veneto al Lavoro Elena Donazzan.

Sono abituata ad ascoltare le imprese tutti i giorni da 13 anni: a non accorgersene è solamente il mio partito, che ha non ha ritenuto di estendermi l'invito all'iniziativa di stamane. Fortunatamente il lavoro serio fino ad ora svolto mi permette di capire le ragioni degli imprenditori e delle agenzie per il lavoro che svolgono un ruolo fondamentale al fianco della Regione: il Veneto, infatti, è tra i primi in Italia ad aver posto l'attenzione sui contratti di lavori a termine e sulla flessibilità necessaria alle imprese. Vale solo la pena di ricordare che siamo la Regione con il miglior osservatorio sulle politiche del lavoro, che ha realizzato la parificazione dei servizi pubblici e privati dando realizzazione alla legge Biagi, che investe sulle politiche attive e quindi opera nella direzione opposta di un reddito di cittadinanza passivo: questo mi fa giudicare il decreto dignità senza bisogno di gridare aggettivi a vanvera come 'veterocomunista' o 'post-sessantottino'. Sono abituata quindi all'ascolto continuo e alla valutazione attraverso i numeri: questo è un 'privilegio' riservato a chi deve essere eletto a preferenze, e non in un collegio blindato che in Veneto vuol dire anche e soprattutto aver ricevuto i voti della, lega con cui bisognerebbe ricostruire un rapporto serio a livello centrale.

Per tornare alle cose importanti, quelle quindi che non sono state dette in conferenza stampa, la questione più grave è relativa alle causali nei contratti, che andrebbero tolte perchè causa di contenziosi e perchè sono la 'gabbia della flessibilità', diventando un prezzo troppo alto da pagare sopratutto nei lavori meno qualificati. I contratti colpiti dal decreto dignità sono quelli a termine: per i contratti a tempo determinato e per quelli a somministrazione le aziende e le agenzie avranno l'obbligo di dichiarare la causale di rinnovo a partire dal tredicesimo mese (anche in caso di sommatoria di contratti di durata inferiore ai 12 mesi). In tutto i contratti a tempo determinato e a somministrazione non potranno superare i 24 mesi, contro i 36 mesi di prima, e le proproghe ammissibili scenderanno a 4 per i primi (ancichè 5), e a 5 per i secondi (ancichè 6). Vale la pena ricordare alcuni numeri: nel 2017 in Veneto sono stati stipulati 500 mila contratti a tempo determinato e 120 mila contratti a somministrazione. Al netto dei settori esclusi dalla norma (P.A. e gli operai agricoli) il 21% dei contratti a tempo determinato ed il 25% di quelli a somministrazione avrebbero necessitato dell'apposizione della causale, ed il 12% dei primi e 20% dei secondi non sarebbe stato possibile in forza della nuova durata massima di 24 mesi. Se il governo si incaponirà su questo punto, almeno siano previste fattispecie più chiare e che possibilmente riguardino due esigenze fondamentali per le imprese: sto parlando di quelle di tipo organizzativo interno e quelle relative ai picchi di lavoro (come chiesto, tra gli altri, dalla CGIL). Ad esempio, un'azienda come Melegatti per la quale la Regione sta facendo salti mortali per salvarla, ha l'esidenza di programmare i picchi di produzione con i lavoratori a termine che però, per esigenza qualitativa e di esperienza, dovrebbero essere preferibilmente sempre gli stessi. I settori maggiormente colpiti saranno la logistica, la manutenzione e le aziende che ricevono commesse come contoterzisti o da appalti pubblici.

Le aziende stanno giustamente rimostrando le loro preoccupazioni, perchè ben ricordano quanto accaduto nel 2010 in piena crisi, con un picco di contenziosi che scottò i nostri imprenditori veneti a causa di ricorsi fotocopia che furono remunerativi solo per gli avvocati e non per i lavoratori. Serve partire da questo, dall'ascolto e dai numeri, evitando battaglie dal sapore ideologico. Per queste ragioni sarei stata utile al partito, se coinvolta nella regia delle azioni o magari semplicemente invitata alla conferenza stampa di stamane: da componente del direttivo regionale di Forza Italia, e da Assessore Regionale al Lavoro visti i temi trattati, ne avrei avuto pieno diritto e di certo avrei evitato uscite così demagogiche e populistiche.

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