BRIGADIERE MASSACRATO A PIACENZA, LA MIA LETTERA ALL'ARMA DEI CARABINIERI

Quanto accaduto sabato al brigadiere capo Luca Belvedere mi ha lasciato esterrefatta ed indignata. Quell’immagine, che oggi campeggia sui maggiori media nazionali e sulla rete, sconvolge profondamente, sia per l’uomo solo contro il branco, sia per il carabiniere offeso nella sua divisa.
All’uomo chiedo che sopraggiungano, attraverso voi, tutta la mia personale solidarietà e affetto; all’Arma dei Carabinieri la totale vicinanza e la richiesta a che i nostri carabinieri non siano più costretti a tali umiliazioni.

Sappiamo che siete uomini preparati e capaci di “resistere” alle provocazioni, agli insulti, ma questo non autorizza nessuno ad offendere voi e la divisa che portate. Sappiamo che, pur armati, se tiraste fuori la pistola, anche solo per difendervi, trovereste il solerte magistrato pronto a condannare voi e non i vostri assalitori. Ma questo non giustifica che voi veniate assaliti e feriti. 
Prima di tutto venite voi, la vostra incolumità, l’onore della vostra divisa.
Se perdete la fiducia in questo principio allora tutto sarà possibile. Come accaduto sabato a Piacenza. 

Torniamo ai fondamentali, tutti. Sono persuasa che la debolezza, che si trasforma in soccombenza, sia il vero pericolo. Sono altresì convinta che a fronte di una ingiustizia, il sentimento più comune, anche se silente o apparentemente sopito, nella nostra società sia la ricerca di giustizia, anche attraverso la reazione. Lo dico a me stessa, prima di tutto.
Se avrete bisogno di essere difesi, troverete molti italiani al vostro fianco. Una maggioranza silenziosa, che non potrà più essere silente!

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