RIFLESSIONI DI UNA CITTADINA EUROPEA CHE NON VUOLE SOCCOMBERE

Il mondo con le sue certezze è radicalmente cambiato, le convinzioni su cui si è fondata l'Europa sono crollate sotto i colpi delle nuove condizioni: insicurezza sociale, immigrazione e terrorismo. Le rassicuranti convinzioni basate sul benessere economico che sederebbe ogni rabbia sociale, sulla cittadinanza europea come integrazione, sulla pace assicurata per sempre sono definitivamente archiviate.
Ecco perché anche gli slogan effetto placebo di troppi politici non sono nemmeno più ascoltati dalla gente, suonano vecchi, superati, falsi.
Ogni convincimento e ogni azione politica vanno rimodulati facendo i conti con le nuove paure, le nuove esigenze. 
Parigi, Berlino, Londra, Nizza, Copenaghen, Barcellona sono Europa, ma sono in guerra. Il nemico non è alle porte e noi non abbiamo un esercito schierato. Il nemico è dentro di noi, può attaccare ovunque e non serve ripetere come un mantra 'noi non abbiamo paura', mettere ridicole icone sulla pace e relative candeline accese. Sembriamo solo più impauriti che mai, più indifesi che mai. È sulla difesa che dobbiamo lavorare, un concetto culturale diffuso, una preparazione psicologica e fisica, un sistema di comportamenti individuali e collettivi che ci rendano capaci di reagire. Una nuova dimensione di popolo, di fratellanza, di responsabilità reciproca. 
Ecco perché dobbiamo ripensare alla leva obbligatoria, magari non più di un anno, ma di un periodo giusto per formare a nozioni di base di regole comportamentali, di senso di appartenenza. Lo dico al mio partito, Forza Italia, che si ostina a difendere un scelta che fu sbagliata, allora è ancor di più oggi, quella della abolizione dell'obbligo del servizio militare. Forza Italia ha fatto molte scelte giuste, lungimiranti, di respiro internazionale per difendere il ruolo dell'Italia nel mondo e in Europa, ma qualche errore va ammesso. Quello dell'abolizione del servizio obbligatorio, dentro le Forze Armate, che ha firmato generazioni di bravi cittadini, che ha alimentato il volontariato più generoso e capace come quello degli Apini, è un errore strategico. È una contraddizione riconoscere un proprio elettorato come naturale, ovvero che si riconosce in un sistema di principi e valori e per un partito nato dall'impegno civile di un imprenditore, per amore della propria Patria e che si chiama Forza Italia il tema del servizio civile, delle regole, della disciplina, del senso della nazione e dell'amore per l'Italia. L'elettorato che guarda a noi è conservatore, tradizionalista, rispettoso delle regole, italiano per amore e per educazione. In Veneto in particolare ha una identità precisa: ama la propria famiglia, è un piccolo imprenditore, ha fatto il servizio militare e vorrebbe che lo potessero fare anche i suoi figli, perché è una scuola di vita.
Dobbiamo lasciare questo elettorato esclusivamente alla Lega? Che peraltro con questa apertura sulla leva cambia pelle si candida ad essere il partito della nazione e della tradizione? 
Infine oggi abbiamo bisogno di preparare i nostri giovani alla difesa del territorio, alla salvaguardia della nostra civiltà e la cultura sessantottina e cattocomunista che imperversa nella scuola impedisce una riflessione seria su cosa ci aspetta. 
Prendiamo spesso ad esempio Israele come modello di appartenenza e di difesa civile organizzata, ebbene i giovani israeliani fanno un servizio di tre anni nelle forze armate. Anche la Svizzera, la più pacifica e neutrale nazione, ha il servizio di leva e da poco lo ha reintrodotto la Finlandia. Noi lo avevamo e lo abbiamo smantellato. Fu un errore. Ripensiamoci.

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