BAMBINA SVIENE PER LA FAME A SCUOLA? PENSIAMOCI, SONO FAMIGLIE NOSTRE!

A Natale tutto questo è ancora meno accettabile. Una società civile, uno Stato che si rispetti, pensa ai più fragili e ai suoi cittadini, prima di tutto. La notizia sconvolgente lo è ancora di più perché non si tratterebbe di un episodio isolato.

Ho esordito così, in una comunicazione alla stampa, commentando la vicenda che nei giorni scorsi, ad Udine, ha visto una bambina svenire a scuola dalla fame.

La povertà è rientrata nella nostra società, anche nel nostro Veneto, ma vanno fatti dei distinguo anche tra poveri. Stiamo buttando miliardi di soldi pubblici per gli immigrati clandestini e i nostri anziani o i nostri bimbi non mangiano; abbiamo poveri dignitosi che non chiedono e immigrati o nomadi sulla porta delle chiese o agli angoli pronti a derubarti con la scusa di chiedere la carità.

 

È Natale! Facciamo un bel gesto, che vada veramente a chi ha bisogno e merita il nostro aiuto. In questi giorni nei supermercati vicentini ci sono le associazioni degli alpini e altri gruppi di volontariato che raccolgono beni di prima necessità come riso o latte per le nostre famiglie, andiamo lì a fare beneficienza. 

E basta dare monete fuori dalla chiesa a gente che approfitta della nostra cristiana coscienza, entriamo piuttosto in chiesa dove normalmente si trova una cassettina con scritto: 'pane per i poveri'. Sono i nostri prima di tutto e spero che anche la Chiesa se ne renda conto.

 

Nell'augurio alle scuole che rivolgo annualmente a Natale, richiamerò tutti, insegnanti e studenti, a guardare prima chi ci è prossimo, il nostro vicino di banco, di casa, il nostro famigliare, il nostro concittadino. Prima ci sono i nostri poveri.

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