Porto Marghera: una vocazione industriale

Qualche giorno fa avevo mandato un messaggio a Renzi sui suoi viaggi in Africa e sulle scelte di ENI di investire laggiù. Con meno di 180 caratteri ho espresso la mia critica sulle priorità del Governo Renzi e della partecipata statale ENI al cui vertice c'è un uomo di Renzi, ma mai mi sarei aspettata che ENI arrivasse a stracciare l'accordo sottoscritto meno di un anno fa con i lavoratori e anche con la Regione del Veneto.

Ho seguito personalmente quell'accordo e la trattativa tesa e difficile che lo ha preceduto, ho subito l'arroganza dell'allora amministratore delegato Scaroni e francamente mi aspetto che questo, di chiara fede renziana (quindi pop e easy...), non sia peggiore. Ho sempre difeso la vocazione industriale di Porto Marghera e credo sia una follia dismettere la chimica in Italia. Domani Renzi si troverà sotto Palazzo Chigi anche i nostri lavoratori di Venezia e io tornerò a chiedere il rispetto degli accordi firmati nell'incontro che si terrà al Ministero dello Sviluppo Economico già mercoledì 30 luglio.

I lavoratori che ho incontrato stamattina avevano il mandato dei 2500 lavoratori di Porto Marghera che rischiano definitivamente di perdere il loro posto di lavoro e l'Italia rischia di perdere un altro pezzo di sovranità ....per mano di una azienda a partecipazione statale. Follia! Va rivista completamente la politica industriale italiana e questa dovrebbe essere la priorità.

 

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