Cara Bignardi, sono fiera dei miei zii fascisti

Bellissimi! Due fratelli bellissimi soprattutto agli occhi di una nipotina che li adorava...più avanti seppi che erano apprezzati dal genere femminile in modo meno adorante del mio. Atletici, entrambi sportivi ed uno, lo zio Costantino destinato come maratoneta alle Olimpiadi del '36 mentre l'altro si distingueva come vincitore di competizioni di sci alpino. Intelligenti, con quella vivace sfrontatezza che colpiva e li faceva amare. Militari...volontari entrambi, scelsero la vita del soldato prima della Guerra: Costantino bersagliere, Italo Giorgio camicia nera e poi bersagliere anch'egli. Confermarono la scelta di essere soldati durante la guerra e dopo la guerra. Fascisti, entrambi.

Le loro vite possono assumere i canoni di un romanzo di amore e di guerra, ma è stata vita vera. Vissuta sulla propria pelle, pagata fino in fondo quella scelta che hanno misurato con il coraggio, con la solitudine, la fame e la sofferenza del campo di prigionia in India come a Coltano. Un ritorno a casa difficile. Lo zio Giorgio tornò dopo anni dalla prigionia inglese di cui non parlò mai, lui "non cooperator" trattato meno peggio dei colleghi ufficiali , degradati sul campo, che passarono col nemico, tornò con la malaria che lo accompagnò tutta la vita unita ai segni che le sottili violenze psicologiche inglesi gli inflissero. Ma non tradì . Lo zio Costantino, medaglia d'argento al Valor militare sul campo del fronte greco- albanese, perse un occhio e continuò a combattere:" ...sempre primo tra i primi " recitava la motivazione che amava ripetere a me che lo ascoltavo attenta. Lo ripeteva sempre anche quando, avanti negli anni, una forma lieve di alzheimer lo colpì. Hanno vissuto entrambi a lungo, testimoni di un mondo completamente cambiato, dove la sconfitta della guerra colpì non un regime, ma chi vi aveva creduto tanto da partire volontario, da sopportare le sofferenze senza sottrarvisi, da restare fedele ad uno stile di vita, ad una fede: quella della coerenza. Ebbi modo di fare una domanda diretta allo zio Costantino, quando un po' più grandicella, mi interrogai sul perché avessero fatto quella scelta, dopo l'8 settembre. Mi rispose, semplicemente: "Putea, si giura una volta sola nella vita".

Quello sguardo pulito e quella voce ferma e serena sono la giustificazione della loro storia, che è la storia di tanta parte d'Italia che scelse di aderire alla Repubblica Sociale o solo di continuare la guerra dove l'aveva iniziata. Sono nipote di quella storia o meglio di quelle storie personali, esempio per me di coerenza, di coraggio e di onore e spesso mi interrogo sul fatto di esserne degna, io che conduco una vita facile dove il massimo che mi viene chiesto, in termini di coraggio, è di tenere una posizione. A me non è mai stata posta la difficile scelta di morire per qualcosa. Patria, ideale, fede, famiglia ...queste le loro ragioni, e le mie? Porto lo stesso cognome, ma sarò all'altezza di quegli esempi? I miei zii, io li ho amati, bellissimi, coerenti, fieri e fascisti. E sono fiera di loro.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna