Disabilità: fondamentale educare i nostri ragazzi

 

Quando ho letto il messaggio scritto contro la presenza alla gita scolastica di Sara perché in carrozzina mi è montato un misto di indignazione, di stupore e di rabbia pura e tante domande si sono affollate nella mia mente*.

Stiamo educando queste generazioni che l'unico metro di valutazione possibile è quello dei soldi? La replica imbarazzata di un'altra compagna di classe sulla stampa, che richiama alla responsabilità un non meglio precisato "Stato" a trovare la copertura delle spese di avere una compagna di classe con problemi, va nella stessa identica direzione.

Entrambe ritengono Sara un problema perché la gita costerebbe di più e si interrogano su chi, quindi non loro, noi, debba risolvere il "problema".

Prima riflessione che mi sento di fare è che abbiamo ridotto la nostra esistenza ad una comparazione economica e lo stiamo insegnando ai più giovani se arrivano a ritenere una propria compagna di classe sfortunata il problema da rimuovere perché rappresenta un "costo".

Seconda riflessione: ma che mostri di egoismo e di spudoratezza - che qualcuno non osi chiamarlo coraggio!!!- stiamo crescendo nelle nostre case, scuole, società? É un problema della famiglia di quella ragazza, dei suoi insegnanti, ma che sento anche mio come assessore all'Istruzione.

Tanti anni di convegni, testimonianze, proiezioni di film politicamente corretto, con il buonismo e la tolleranza sempre in cattedra e questo è il risultato?

Forse è meglio tornare a parlare di educazione, etica, esempi, regole e punizioni.

Terza riflessione. Merita una ragazza così di essere considerata "matura"? Ho sempre sostenuto che la scuola debba essere il luogo protetto della educazione, ma anche palestra di vita dove non è permesso tutto e dove la persona deve essere educata a vivere in una comunità con regole scritte e non scritte, con principi a cui aderire per convivere civilmente e per rendere migliore questa società.

Questo è il percorso di crescita che accompagna i bimbi ad essere uomini e donne, che costruisce il cittadino di domani, ma soprattutto la persona capace di sentire di appartenere ad una comunità di destino con doveri oltre che diritti.

Non possiamo pensare che il compito della educazione scolastica si limiti alle materie e al programma di studi e che la valutazione finale sia da farsi solo sulle materie di insegnamento. Al termine dell'importante ciclo di studi che porta alla "maturità" deve essere valutata la persona nella sua interezza...altrimenti diplomeremo ottimi tecnici, futuri letterati o artisti capaci di arricchire loro stessi, ma di impoverire l'umanità.

Ultima riflessione: questa ragazza ha detto tutte cose vere...è tutto vero. Una persona con disabilità costa di più alla società ed infatti una buona società risponde con la solidarietà. Ciò che mi spaventa è che questa giovane donna ha ragionato come un computer e l'esito finale è stato quello di un elaboratore elettronico e purtroppo non ha usato una parte fondamentale della persona, utilissimo nella vita .. il cuore.

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