Posizione in merito all'Ordine del Giorno sul Referendum per la separazione

Carissimi,

brevemente e per punti Vi illustro le ragioni della mia contrarietà all’Ordine del Giorno presentato in Consiglio Regionale del Veneto e nei vari Consigli Comunali:

1. credo sia una manifestazione di incapacità politica di ciascun consesso elettivo nei confronti di problematiche che da decenni restano irrisolte per il Veneto. Una manifestazione di incapacità dei politici di ieri e di oggi che di fronte ai reali problemi del nostro territorio scelgono la via facile del populismo e di un referendum che non porterà a nulla, se non ad aumentare la rabbia nei cittadini Veneti.

2. Vi sono ragioni costituzionali che rendono inapplicabile l’Istituto Referendario nei confronti di una sedicente “separazione”, quindi la demagogia di dire che si lascia decidere al popolo è tendenziosa e strumentale, ma anche se la Costituzione, che non ritengo una carta sacra, lo prevedesse, ritengo che si debba incidere riformando lo Stato, riducendo la burocrazia, tagliando i costi smisurati della spesa pubblica (1 MLD di euro costano le funzioni ed il personale delle Regioni, 1,7 MLD di euro i costi di funzioni e personale dei Comuni, 409 MLN di euro i costi di funzioni e del personale delle Province). Si calcola che sugli 800 MLD di spesa pubblica totale 23 MLD sarebbero complessivamente i costi della medesima legati agli enti locali tutti (consulenze nonostante una pletora di dipendenti pubblici, società, consorzi, enti pubblici, fondazioni e aziende partecipate con spesso più dirigenti che dipendenti) e si calcola che la mancata riorganizzazione e riduzione degli stessi sia di 7,2 MLD. Quindi prima di “sparare” strane idee sulla separazione si deve mettere mano alla spesa pubblica dello Stato principalmente, ma anche degli Enti Territoriali. Trovo addirittura ridicolo che non si sia riusciti a trovare la copertura per la cassa integrazione in deroga su 800 MLD e che si rimandi al 2017 la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti.

3. Separazione da che cosa? Crediamo forse che il Veneto, ancorché separato dallo Stato Italiano possa superare i gravi problemi derivanti dalla invadente Europa? Euro, Banca Centrale Europea, Spending Review, Direttive Comunitarie (per esempio gli aiuti di Stato, la produzione per quote del sistema agricolo, la direttiva sulla concorrenza, il divieto alla protezione delle proprie produzioni), i trattati internazionali, ma soprattutto la mancanza di sovranità nazionale nella gestione della scelta delle politiche finanziarie ed economiche oggi drammaticamente vincolate alla direttiva sul Fiscal Compact che di fatto sottopone a tutela dell’Europa qualsiasi organismo nazionale. Crediamo forse che il Veneto da solo possa pesare più dell’Italia?

4. Conseguentemente al punto precedente va posta invece la questione del peso di una nazione forte, anche se piena di nodi irrisolti per responsabilità propria, qual è l’Italia. L’Italia resta la seconda nazione manifatturiera d’Europa con la maggiore solidità patrimoniale di famiglie ed imprese, con un sistema del credito solido, ma che ha troppe spese. La vera risposta deve essere articolata su due fronti: il primo interno con una riduzione della spesa pubblica significativa che porti al contestuale abbassamento della pressione fiscale per l’impresa privata capace così di generare maggiore redditività per i propri lavoratori, l’altro fronte è quello nei riguardi dell’Europa per difendere la propria sovranità nelle scelte. Il Veneto deve così contare di più nel governo nazionale e nelle scelte nazionali, cosa che non è accaduta di recente, anzi, l’incapacità nuovamente manifestata della nostra classe politica si è tradotta in un emendamento approvato dall’attuale maggioranza al Governo nazionale che ha portato le province autonome di Trento e Bolzano ad avere, oltre a tutti i privilegi di cui già godono, ulteriore autonomia fiscale. Questo è il fatto più grave accaduto nell’ultima Legge di Stabilità dove si è visto respinto l’emendamento per alleggerire il patto di stabilità per i comuni e l’esclusione dal medesimo delle spese correnti come ad esempio la Protezione Civile, la scuola e la formazione professionale, il sostegno alle scuole materne paritarie.

5. Chi oggi sostiene questo governo ha la responsabilità dell’ulteriore aumento della rabbia e della disaffezione dei cittadini italiani e veneti perché non ha saputo dare le minime risposte per risolvere alcune problematiche vitali per la nostra comunità. L’aumento delle rabbia porta alle manifestazioni dei “forconi” e alla esasperazione dei “separatisti”, ma la soluzione sta nelle vere risposte politiche e non nelle scorciatoie referendarie.

6. Non ultima la ragione morale. Riformare lo Stato è un obbligo, distruggere l’Italia è una follia. La riforma dello Stato è stata rimandata da decenni ed oggi scontiamo le responsabilità di anni di cattiva politica, quella che però ha ottenuto negli anni consensi plebiscitari. Abbiamo avuto in Veneto partiti che condizionavano le maggioranze di governo, Presidenti di Consiglio dei Ministri che hanno indebitato la nazione con scelte allora molto apprezzate dal popolo, ma che oggi appaiono dissennate con episodi che sarebbero da profondo sud come il baby pensionamento del proprio autista come è accaduto a Pove del Grappa o come una autostrada interrotta che ancora è nota con l’acronimo dei suoi padri politici. Quella politica è stata tra le cause del disastro di oggi, ma anche nel recente passato si è scelta la facile via delle promesse secessioniste, separatiste, populiste e, nonostante un condizionamento territoriale molto forte e radicato nel nord dell’Italia, abbiamo assistito ad un “nulla di fatto”.

Questo fantomatico referendum è l’ennesima facile promessa.

L’Italia per noi Patrioti resta la grande Nazione da difendere dai suoi stessi figli e figliastri: figli incapaci e figliastri approfittatori.

A ricordarci questo dovere morale sta l’Italia del Grappa, del Piave, dell’Ortigara, del Pasubio, di chi lassù veneto, sardo, napoletano, barese, siciliano diede la vita per senso del dovere sognando una Patria rispettata e onorata. Per senso del dovere è nostro compito tenere impresso questo insegnamento e non arrenderci di fronte a quanti per incapacità o opportunismo sfasciano tutto.

Ezra Pound tra i più grandi poeti del Novecento, americano di nascita, italiano per scelta e veneziano per amore lasciò scritto “amo le idee che diventano azione”.

Le azioni da fare sono molte, sono fattibili, ma dipendono dalle persone.

Dimostrare la capacità di risolvere i problemi e di non fare facili promesse fa la differenza tra buona e cattiva politica.

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