Contraddizioni: il diavolo e l’acqua santa

Una settimana dopo il Festival Biblico a Vicenza si vive il Gay Pride. Dopo le riflessioni attorno ai temi e alle personalità  che hanno animato uno tra gli avvenimenti più importanti della vita culturale della Chiesa Cattolica nazionale ecco la ostentazione dell’orgoglio omosessuale che con i temi della settimana precedente, francamente stride oltre ogni limite. Tutto “normale”?No. 

Io credo che non si possa stare “col diavolo e l’acqua santa” per dirla con un detto popolare e credo che questa società , che ci sta abituando ad accettare qualsiasi cosa, al relativismo più spinto, non mi debba trovare consenziente.

Ciascuno ha le proprie idee, ciascuno ha il proprio credo e i propri convincimenti. Mi spaventa chi crede che si possa coniugare ogni contraddizione in nome di una melassa culturale e politica che tutto copre. 

Io sono a favore della famiglia. E non si può essere a sostegno della famiglia tradizionale e prevedere politiche a sua tutela se nel contempo si ipotizzano altre unioni. O si è per la famiglia, così come prevede la natura, la morale cattolica, la Costituzione oppure no. O si difende un modello di società  fondato sulla famiglia, sulla sua continuità , sui legami stabili e di mutualità  previsti dalla formalizzazione di questo legame riconosciuto anche in senso pubblicistico oppure si immagina un’altra società , formata da unioni più o meno stabili tra due o perché no, più di due, soggetti dello stesso sesso. 

O si è per una società  nella quale al centro poniamo la persona ed il suo diritto sacrosanto ad avere una famiglia, un padre ed una madre i cui ruoli sono naturali e sono il riferimento imprescindibile per la stabilità  psicologica ed emotiva della piccola persona in seno alla famiglia stessa  e crediamo all’educazione dei figli secondo principi e regole della nostra tradizione popolare e spirituale, oppure si vogliono prevedere adozioni per coppie omosessuali o uteri in affitto o inseminazioni da terzi, nel caso di due donne che decidono di vivere assieme, con l’aberrazione di un atto di puro egoismo che segnerà  per sempre la vita di questo povero figlio.

Quale modello di società  crediamo sia da costruire?  Io continuo a credere che la famiglia sia la forza stessa della persona, legame archetipo che si fonda sul diritto naturale prima ancora di quello positivo, sulla tradizione, sulla continuità , sull’equilibrio naturale della complementarietà  tra uomo e donna, tra madre e padre, tra nonno e nipote. Questo legame indissolubile non è riproducibile in nome dell’egoismo dell’individuo che pensa di poter modificare tutto, anche la natura.

Inoltre trovo agghiacciante e volgare il dover parlare delle proprie abitudini sessuali. Trovo questo fatto imbarazzante per tutti ed in particolare per chi invece vive l’omosessualità  giustamente come un fatto privato e personale  che nulla dovrebbe avere a che fare con l’ostentazione pubblica in nome di non si capisce quali diritti e per chi. I diritti della persona sono inalienabili. La famiglia è un’altra cosa.

Nessuno nega l’affettività , né la dimensione privata di gesti o emozioni, ma chi si occupa della “cosa pubblica”, della politica deve occuparsi di quale modello di società  vuole perseguire, di quale futuro vuole costruire per il proprio popolo e non solo per se stessi o per una minoranza o una lobby per quanto potente.

Il gay pride alla fine si traduce in una carnevalata fuori stagione dedicata a non si capisce bene quali categorie…io ero ferma all’uomo e alla donna, ma incappando nell’opuscolo della manifestazione ho trovato che il tutto sarebbe dedicato a omosessuali (e questo lo so), transessuali (e qui faccio già  più fatica a capire), transgender (mai capito la differenza coi precedenti), intersessuali (????) e queer (!?!?). Ho chiesto agli organizzatori della manifestazione patrocinata dal Comune di Vicenza, ma non ho avuto alcuna risposta. Che abbiano confusione anche loro?

Certamente sabato sarà  incredibile vedere in testa al corteo con tutte le categorie di ci sopra il Sindaco Variati che con un’abilità  straordinaria è passato dagli incontri in Duomo sulla famiglia di fronte al Vescovo e a tutti i ministri della chiesa, alla “colorata”manifestazione di rivendicazione dell’essere diversi.

Ebbene anche io rivendico di essere normale e  vorrei non essere offesa nel mio pudore e nella mia sensibilità  con una ostentazione dei propri, ancorchè diversi, costumi sessuali. Credo sia offensivo per tutti coloro che vivono la propria affettività  con riservatezza e senza esibizionismo, perché anche questa è una grande contraddizione.

 

 

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