Visto da destra

AUTONOMIA, VOGLIAMO IL VENETO COME TRENTO E BOLZANO: LIBERO DI GESTIRE LE PROPRIE RISORSE

In Catalunya non avremmo mai voluto vedere i volti di anziani insanguinati, né la Polizia costretta a intervenire con la forza sulla propria gente. Credo che la responsabilità maggiore vada ricondotta a chi ha portato avanti una azione separatista, illudendosi che sarebbe stata priva di reazione. I centri sociali col pugno chiuso si sono presentati come al solito a fomentare, a provocare, ma la responsabilità sta in capo al Presidente della Catalunya che poteva ben immaginare cosa sarebbe accaduto violando la legge. Una secessione non è mai pacifica. Fa male al cuore, ma la democrazia ha delle regole e i servitori dello Stato devono farle rispettare loro malgrado, in Spagna, come in qualsiasi altro Paese, altrimenti sarebbe caos e anarchia.

Ripeto: la secessione è sempre un momento traumatico ed è impensabile che possa avvenire attraverso un referendum. E bisogna essere realisti, senza gettare fumo negli occhi alle persone: in democrazia la secessione è un processo inattuabile.

Noi siamo convinti che l'autonomia e il federalismo a geometria variabile siano la miglior soluzione, perché crediamo fermamente nell'Unità nazionale e nel rispetto delle regole. Il 22 ottobre voteremo 'Sì' al referendum per l'autonomia perché vogliamo che il Veneto possa diventare come le Province di Trento e Bolzano: libero di gestire al meglio le proprie risorse per una maggiore crescita e un maggior sviluppo del territorio.

APPROVATO IN REGIONE PDL STATALE PER L'INTRODUZIONE DEL PATROCINIO LEGALE GRATUITO PER CITTADINI COLPITI DA CRIMINALITÀ E PER FORZE DELL'ORDINE

È stato approvato martedì 19 settembre 2017, in Consiglio regionale del Veneto, il progetto di legge statale per l'introduzione del patrocinio legale gratuito per i cittadini colpiti dalla criminalità e per i membri delle forze dell'ordine.
Un grande risultato di Forza Italia! Nonostante la bocciatura da parte del governo centrale di un nostro emendamento alla 'finanziaria' che riconosceva un fondo spese per le forze dell'ordine ferite nell'adempimento del loro dovere, non ci siamo mai fermati e mai ci fermeremo, fino a quando non verrà dato il giusto riconoscimento che meritano gli uomini e le donne i divisa.

Questo progetto di legge, infatti, sono certa che non verrà accantonato e auspichiamo che prossimamente possa essere approvato dal Parlamento perché contiamo in una maggioranza di centrodestra, con una sensibilità pertanto diversa da quella attuale, di sinistra e antimilitarista. Non vogliamo più che un altro Stacchio resti solo e che le forze dell'ordine siano costrette a difendersi dai soprusi dei malviventi, siano essi ladri o manifestanti in piazza con estintori o clandestini che lanciano bombole dalle finestre, ma sosterremo le spese legali, mediche e di riabilitazione che dovessero essere necessarie.

Il gruppo consiliare di Forza Italia ha voluto dare un segnale politico, ribadito in Aula, che deve vedere istituzioni e cittadini per bene al fianco di agenti e militari e delle vittime che che si difendono in casa propria e che difendono i propri cari e la proprietà privata, diritto inalienabile.

VORREI CHE NON SI SENTISSE PIÙ PARLARE DI ECCESSO DI LEGITTIMA DIFESA!

Alle forze dell'ordine, spesso mal pagate e demotivate, chiediamo di difendere la cittadinanza e il territorio ma non diamo loro nemmeno i dispositivi di difesa personale come ad esempio i giubbi anti-proiettile all'altezza delle più difficili situazioni o non facciamo loro formazione adeguata o non diamo loro adeguato ricambio.
Gli impegni in politica si onorano e noi alle parole piace far seguire i fatti.

RIFLESSIONI DI UNA CITTADINA EUROPEA CHE NON VUOLE SOCCOMBERE

Il mondo con le sue certezze è radicalmente cambiato, le convinzioni su cui si è fondata l'Europa sono crollate sotto i colpi delle nuove condizioni: insicurezza sociale, immigrazione e terrorismo. Le rassicuranti convinzioni basate sul benessere economico che sederebbe ogni rabbia sociale, sulla cittadinanza europea come integrazione, sulla pace assicurata per sempre sono definitivamente archiviate.
Ecco perché anche gli slogan effetto placebo di troppi politici non sono nemmeno più ascoltati dalla gente, suonano vecchi, superati, falsi.
Ogni convincimento e ogni azione politica vanno rimodulati facendo i conti con le nuove paure, le nuove esigenze. 
Parigi, Berlino, Londra, Nizza, Copenaghen, Barcellona sono Europa, ma sono in guerra. Il nemico non è alle porte e noi non abbiamo un esercito schierato. Il nemico è dentro di noi, può attaccare ovunque e non serve ripetere come un mantra 'noi non abbiamo paura', mettere ridicole icone sulla pace e relative candeline accese. Sembriamo solo più impauriti che mai, più indifesi che mai. È sulla difesa che dobbiamo lavorare, un concetto culturale diffuso, una preparazione psicologica e fisica, un sistema di comportamenti individuali e collettivi che ci rendano capaci di reagire. Una nuova dimensione di popolo, di fratellanza, di responsabilità reciproca. 
Ecco perché dobbiamo ripensare alla leva obbligatoria, magari non più di un anno, ma di un periodo giusto per formare a nozioni di base di regole comportamentali, di senso di appartenenza. Lo dico al mio partito, Forza Italia, che si ostina a difendere un scelta che fu sbagliata, allora è ancor di più oggi, quella della abolizione dell'obbligo del servizio militare. Forza Italia ha fatto molte scelte giuste, lungimiranti, di respiro internazionale per difendere il ruolo dell'Italia nel mondo e in Europa, ma qualche errore va ammesso. Quello dell'abolizione del servizio obbligatorio, dentro le Forze Armate, che ha firmato generazioni di bravi cittadini, che ha alimentato il volontariato più generoso e capace come quello degli Apini, è un errore strategico. È una contraddizione riconoscere un proprio elettorato come naturale, ovvero che si riconosce in un sistema di principi e valori e per un partito nato dall'impegno civile di un imprenditore, per amore della propria Patria e che si chiama Forza Italia il tema del servizio civile, delle regole, della disciplina, del senso della nazione e dell'amore per l'Italia. L'elettorato che guarda a noi è conservatore, tradizionalista, rispettoso delle regole, italiano per amore e per educazione. In Veneto in particolare ha una identità precisa: ama la propria famiglia, è un piccolo imprenditore, ha fatto il servizio militare e vorrebbe che lo potessero fare anche i suoi figli, perché è una scuola di vita.
Dobbiamo lasciare questo elettorato esclusivamente alla Lega? Che peraltro con questa apertura sulla leva cambia pelle si candida ad essere il partito della nazione e della tradizione? 
Infine oggi abbiamo bisogno di preparare i nostri giovani alla difesa del territorio, alla salvaguardia della nostra civiltà e la cultura sessantottina e cattocomunista che imperversa nella scuola impedisce una riflessione seria su cosa ci aspetta. 
Prendiamo spesso ad esempio Israele come modello di appartenenza e di difesa civile organizzata, ebbene i giovani israeliani fanno un servizio di tre anni nelle forze armate. Anche la Svizzera, la più pacifica e neutrale nazione, ha il servizio di leva e da poco lo ha reintrodotto la Finlandia. Noi lo avevamo e lo abbiamo smantellato. Fu un errore. Ripensiamoci.

ONORE A PAOLO BORSELLINO. IL SUO ESEMPIO DIVENTI UN DOGMA DELLE NUOVE GENERAZIONI

Il 19 luglio 2017 sono andata a Palermo per commemorare il magistrato Paolo Borsellino a 25 anni dalla sua morte.
Il testamento morale che ci ha lasciato, divenuto patrimonio di tutti, è in quel discorso al termine della marcia organizzata dall'Agesci in ricordo dell'amico Giovanni Falcone, nella chiesa di San Domenico, il 20 giugno 1992: «La lotta alla mafia non doveva essere soltanto un'opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità».
Come? «Facendo il nostro dovere, rispettando le leggi. Rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne; dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo!».
Un messaggio che dovrebbe essere affisso ben visibile sulle pareti di ogni classe delle scuole d'Italia, da nord a sud, per divenire un dogma delle nuove generazioni. Ma non solo. Memoria che diventa futuro. Perché non c'è educazione senza un autentico senso civico. 

ORDINANZA PREFETTO VENEZIA CONTRO STABILIMENTO PUNTA CANNA DI CHIOGGIA: ECCESSO DI ZELO POLITICO. LIBERTICIDA COME LEGGE IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA

Una ordinanza “per l'immediata rimozione di ogni riferimento al fascismo contenuto in cartelli, manifesti e scritte” presenti all'interno dello stabilimento balneare Punta Canna a Chioggia è stata firmata dal prefetto di Venezia Carlo Boffi. L’atto è stato notificato al gestore dello stabilimento balneare, Gianni Scarpa. Nell'ordinanza è ordinato allo stesso Scarpa, informa la prefettura, “di astenersi dall’ulteriore diffusione di messaggio contro la democrazia”.

Il Prefetto non ha ordinanze più serie a cui apporre la sua autorevole firma?
Ne avrei alcune da suggerire. Per esempio contro l'accattonaggio degli zingari che importunano e impauriscono i nostri anziani ai mercati e fuori da messa oppure, restando a Chioggia, contro la vendita abusiva di oggetti, legati alla lotta alla contraffazione e ad opera di clandestini quasi sempre o ancora, rimanendo sulla pericolosa propaganda degli stabilimenti balneari, magari contro quelli che inneggiano al 'fumo' con una bella immagine della marjiuana. Perché spacciare e fumare droghe è reato, mostrare immagini storiche o scritte richiamanti la storia non è reato. E non lo sarà, anche se il Prefetto, con eccesso di zelo politico, supporta con questa ordinanza la linea del Partito Democratico in circostanza di discussione alla Camera dei deputati di una legge liberticida.
Questo è molto grave.