Visto da destra

SOPPRESSIONE BASE AERONAUTICA MILITARE DI PADOVA: "SI EVITINO ERRORI GIÀ VISTI A VICENZA"

Apprendo basita la notizia della prossima soppressione del 2° Reparto Manutenzione Missili dell'Aeronautica Militare di via Sorio a Padova: questa struttura, dove attualmente sono impiegate all'incirca 300 unità di personale tra militari e civili, grazie alla sua centralità territoriale ha da sempre ricoperto un ruolo di particolare rilievo nell'attività dell'Aeronautica Militare nella nostra regione. È vero che la chiusura era già stata paventata anni fa, ma è anche vero che sulla faccenda non c'era mai stata sufficiente chiarezza e si erano intervallate conferme e smentite che hanno in più fasi intimorito e rassicurato il personale dipendente.

La chiusura di un presidio militare di queste dimensioni causerebbe importante disagio al personale dipendente: si pensi a quanti, impiegati nella base da decenni, avevano stabilito la residenza della propria famiglia nel capoluogo patavino o nei comuni della cintura urbana, anche a fronte di investimenti per acquistare una abitazione di proprietà. Il trasferimento del personale alla base di Istrana, raggiungibile in auto in non meno di un'ora di viaggio e non servita da Padova con collegamenti pubblici diretti, porterebbe alla necessità di traslocare intere famiglie, strappandole da un territorio che ormai considerano la propria casa.

Resta poi il nodo delle strutture, destinate nell'immediato all'abbandono e al conseguente degrado: come spesso accade, prima di alienazioni o piani di recupero e valorizzazione possono passare anni, trasformando stabili ancora funzionali in aree degradate. Senza contare le possibili ripercussioni sul vicino aeroporto civile di Padova, che vedrebbe perdere così parte del suo prestigio e della sua funzionalità. Infine, si pensi all'indotto che un presidio militare come questo può rappresentare.

Anche per questo, assieme al collega Giorgetti, ho voluto presentare oggi una mozione affinché la Regione Veneto chieda con forza allo Stato Maggiore dell'Aeronautica ed al futuro Governo di invertire la rotta, scongiurando la soppressione del 2° Reparto Manutenzione Missili dell'Aeronautica Militare di via Sorio a Padova. Il territorio della provincia di Padova, ma più in generale l'intero Veneto, ha già perso troppe basi e troppi presidi militari: non si replichi agli errori che abbiamo già visto con la chiusura dell'aeroporto militare di Vicenza, e si ripensi il piano di soppressioni in maniera più equa.

RAGAZZA PICCHIATA DAL PATRIGNO: LA SCUOLA SENTINELLA DELL’INTEGRAZIONE E ARGINE ALLE DEVIANZE

Un fatto agghiacciante ed intollerabile. Ma quante giovani sono nella stessa situazione, quante volte questa ragazzina avrà subito violenza? In Veneto, ed in Italia, non possiamo continuare ad assistere ad episodi come questo, in cui una mentalità dettata da abitudini e culture diverse dalla nostra, si impongono spesso indisturbate. Solo l'esasperazione di questa giovane, forse dopo l'ennesima violenza, l'ha indotta a chiedere aiuto. Bravi il vigile urbano, gli operatori del pronto soccorso e dei servizi sociali che hanno saputo intervenire nell'emergenza attivando la rete di protezione e grazie alla sensibilità di insegnanti e dirigente scolastico che hanno saputo leggere e intercettare la domanda di aiuto di questa ragazza e far intervenire i servizi. Ma quante altre adolescenti e giovani donne sono vittime di violenza e di pressioni familiari?

La scuola è il primo punto di ascolto e la prima agenzia educativa che può accogliere e dare coraggio a questi giovani stranieri che vogliono sentirsi pienamente integrati. Insegnanti, dirigenti e compagni di classe possono ascoltare, far emergere i problemi, segnalare e mettere in moto le prime iniziative di aiuto. I docenti siano le prime sentinelle nei confronti dei propri allievi, per rilevare situazioni di disagio come questa, o di devianze legate al tentativo di reclutamento del terrorismo internazionale, come purtroppo già accaduto in Veneto.

BRIGADIERE MASSACRATO A PIACENZA, LA MIA LETTERA ALL'ARMA DEI CARABINIERI

Quanto accaduto sabato al brigadiere capo Luca Belvedere mi ha lasciato esterrefatta ed indignata. Quell’immagine, che oggi campeggia sui maggiori media nazionali e sulla rete, sconvolge profondamente, sia per l’uomo solo contro il branco, sia per il carabiniere offeso nella sua divisa.
All’uomo chiedo che sopraggiungano, attraverso voi, tutta la mia personale solidarietà e affetto; all’Arma dei Carabinieri la totale vicinanza e la richiesta a che i nostri carabinieri non siano più costretti a tali umiliazioni.

Sappiamo che siete uomini preparati e capaci di “resistere” alle provocazioni, agli insulti, ma questo non autorizza nessuno ad offendere voi e la divisa che portate. Sappiamo che, pur armati, se tiraste fuori la pistola, anche solo per difendervi, trovereste il solerte magistrato pronto a condannare voi e non i vostri assalitori. Ma questo non giustifica che voi veniate assaliti e feriti. 
Prima di tutto venite voi, la vostra incolumità, l’onore della vostra divisa.
Se perdete la fiducia in questo principio allora tutto sarà possibile. Come accaduto sabato a Piacenza. 

Torniamo ai fondamentali, tutti. Sono persuasa che la debolezza, che si trasforma in soccombenza, sia il vero pericolo. Sono altresì convinta che a fronte di una ingiustizia, il sentimento più comune, anche se silente o apparentemente sopito, nella nostra società sia la ricerca di giustizia, anche attraverso la reazione. Lo dico a me stessa, prima di tutto.
Se avrete bisogno di essere difesi, troverete molti italiani al vostro fianco. Una maggioranza silenziosa, che non potrà più essere silente!

10 FEBBRAIO, FOIBE ED ESODO, GUAI A CHI TACE OGGI

Monsignor Santin nella sua preghiera per gli infoibati richiamò forte al binomio giustizia e pace. Non ci può essere pace senza giustizia e non c’è giustizia senza verità. Ancora troppi sono gli italiani che non sanno cosa sono le foibe, ancora si fatica a parlare di ‘genocidio’ per gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, ancora non si ammette che si trattò di pulizia etnica ad opera dei partigiani comunisti titini. Ancora è lunga la strada della giustizia se nelle scuole - alcune anche in Veneto - non si vuol parlare di questa tragedia o se i Centro Sociali a Padova impediscono con la violenza la presentazione di un film. Stamane a Fara Vicentino, presso il monumento ai Martiri delle Foibe il Presidente della Sezione ANA ‘Monte Pasubio’ Luciano Cherobin rilevando l’assenza degli studenti delle scuole ha lanciato una provocazione, che condivido appieno. Se le scuole non permettono agli studenti di partecipare ad una commemorazione prevista da una legge dello Stato e doverosa per senso civico, allora ciascuno di noi, nonno, padre, zio deve prendere il proprio nipote o figlio e portarlo con sè a questi momenti educativi del nostro stesso senso di appartenenza. La responsabilità della politica del dopoguerra di aver nascosto e taciuto è grandissima, la nostra di parlare e far conoscere è altrettanto grave. Guai a chi tace oggi.

LA LEVA MILITARE, COME LO SPORT...FA BENE!

Spesso si parla di competenze trasversali, di cittadinanza fatta di diritti e doveri, e non c’è dubbio che la leva militare abbia contribuito a costruire un senso di appartenenza, da nord a sud, tra i giovani italiani. Un senso di rispetto tra generazioni e spesso una classe dirigente che, dentro la leva, sceglieva percorsi di alta formazione come la scuola ufficiali. Nel mio ruolo di assessore al lavoro della Regione del Veneto, ho riscontrato che tra i migliori manager e imprenditori c’è chi in gioventù ha fatto, durante la naja, percorsi dentro le scuole ufficiali. Questi professionisti potrebbero essere oggi i migliori testimoni della reintroduzione di un servizio obbligatorio, casomai rivisto nei termini di durata ma che possa riportare quel valore formativo di cui oggi si sente la mancanza. Le Regioni italiane potrebbero usare parte dei loro fondi europei per la formazione nell’ambito del servizio civile da farsi anche nelle forze armate!