Visto da destra

BRIGADIERE MASSACRATO A PIACENZA, LA MIA LETTERA ALL'ARMA DEI CARABINIERI

Quanto accaduto sabato al brigadiere capo Luca Belvedere mi ha lasciato esterrefatta ed indignata. Quell’immagine, che oggi campeggia sui maggiori media nazionali e sulla rete, sconvolge profondamente, sia per l’uomo solo contro il branco, sia per il carabiniere offeso nella sua divisa.
All’uomo chiedo che sopraggiungano, attraverso voi, tutta la mia personale solidarietà e affetto; all’Arma dei Carabinieri la totale vicinanza e la richiesta a che i nostri carabinieri non siano più costretti a tali umiliazioni.

Sappiamo che siete uomini preparati e capaci di “resistere” alle provocazioni, agli insulti, ma questo non autorizza nessuno ad offendere voi e la divisa che portate. Sappiamo che, pur armati, se tiraste fuori la pistola, anche solo per difendervi, trovereste il solerte magistrato pronto a condannare voi e non i vostri assalitori. Ma questo non giustifica che voi veniate assaliti e feriti. 
Prima di tutto venite voi, la vostra incolumità, l’onore della vostra divisa.
Se perdete la fiducia in questo principio allora tutto sarà possibile. Come accaduto sabato a Piacenza. 

Torniamo ai fondamentali, tutti. Sono persuasa che la debolezza, che si trasforma in soccombenza, sia il vero pericolo. Sono altresì convinta che a fronte di una ingiustizia, il sentimento più comune, anche se silente o apparentemente sopito, nella nostra società sia la ricerca di giustizia, anche attraverso la reazione. Lo dico a me stessa, prima di tutto.
Se avrete bisogno di essere difesi, troverete molti italiani al vostro fianco. Una maggioranza silenziosa, che non potrà più essere silente!

10 FEBBRAIO, FOIBE ED ESODO, GUAI A CHI TACE OGGI

Monsignor Santin nella sua preghiera per gli infoibati richiamò forte al binomio giustizia e pace. Non ci può essere pace senza giustizia e non c’è giustizia senza verità. Ancora troppi sono gli italiani che non sanno cosa sono le foibe, ancora si fatica a parlare di ‘genocidio’ per gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, ancora non si ammette che si trattò di pulizia etnica ad opera dei partigiani comunisti titini. Ancora è lunga la strada della giustizia se nelle scuole - alcune anche in Veneto - non si vuol parlare di questa tragedia o se i Centro Sociali a Padova impediscono con la violenza la presentazione di un film. Stamane a Fara Vicentino, presso il monumento ai Martiri delle Foibe il Presidente della Sezione ANA ‘Monte Pasubio’ Luciano Cherobin rilevando l’assenza degli studenti delle scuole ha lanciato una provocazione, che condivido appieno. Se le scuole non permettono agli studenti di partecipare ad una commemorazione prevista da una legge dello Stato e doverosa per senso civico, allora ciascuno di noi, nonno, padre, zio deve prendere il proprio nipote o figlio e portarlo con sè a questi momenti educativi del nostro stesso senso di appartenenza. La responsabilità della politica del dopoguerra di aver nascosto e taciuto è grandissima, la nostra di parlare e far conoscere è altrettanto grave. Guai a chi tace oggi.

LA LEVA MILITARE, COME LO SPORT...FA BENE!

Spesso si parla di competenze trasversali, di cittadinanza fatta di diritti e doveri, e non c’è dubbio che la leva militare abbia contribuito a costruire un senso di appartenenza, da nord a sud, tra i giovani italiani. Un senso di rispetto tra generazioni e spesso una classe dirigente che, dentro la leva, sceglieva percorsi di alta formazione come la scuola ufficiali. Nel mio ruolo di assessore al lavoro della Regione del Veneto, ho riscontrato che tra i migliori manager e imprenditori c’è chi in gioventù ha fatto, durante la naja, percorsi dentro le scuole ufficiali. Questi professionisti potrebbero essere oggi i migliori testimoni della reintroduzione di un servizio obbligatorio, casomai rivisto nei termini di durata ma che possa riportare quel valore formativo di cui oggi si sente la mancanza. Le Regioni italiane potrebbero usare parte dei loro fondi europei per la formazione nell’ambito del servizio civile da farsi anche nelle forze armate!

VIOLENZA E ODIO CONTRO CHI COMMEMORA LE FOIBE. I CENTRI SOCIALI NON SI SMENTISCONO MAI

Odio e violenza. Violenza e odio.
I centri sociali non si smentiscono mai e a Padova, come a Pavia, oltraggiano la memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo cercando di aggredire donne e uomini, bambini e anziani, aventi la sola “colpa” di ricordare quella triste pagina di storia italiana, per troppo tempo sottaciuta, negata, vilipesa. Tra i cori vituperosi e agghiaccianti sollevati dai centri sociali, a fare più rumore è il silenzio assordante dei Grasso, delle Boldrini, di chi si ammanta di democrazia e libertà e poi si volta dall’altra parte dinanzi a queste manifestazioni di odio e violenza anti-italiana. Vergogna!

LICENZIATA DOCENTE CHE INSEGNAVA A SCRIVERE "SQUOLA". VOGLIAMO L'AUTONOMIA ANCHE PER UNA SCUOLA PIÙ RESPONSABILE E DI QUALITÀ

Certamente il caso della docente che ha scritto “squola” è l’eccezione perché la qualità della scuola italiana è molto alta, ma non è un caso isolato di indeguatezza del sistema.

Nel mio ruolo di assessore all’istruzione della Regione del Veneto in questi anni sono stata coinvolta mio malgrado in alcuni casi più o meno gravi di “mala-scuola” e spesso la stessa dirigenza scolastica era impossibilitata ad agire. Dall'insegnante travestito, a quello entrato di ruolo che faceva il commercialista a migliaia di chilometri di distanza e chiedeva i benefici di legge per accudire un congiunto, dall’avvocato-sindaco che bloccava un posto di ruolo da anni, al precario di 50 anni licenziato ogni anno a giugno, all’insegnante di inglese...che non sapeva l’inglese alla preside isterica che tortura i propri poveri insegnanti con linee guida umorali. 

Maggiori poteri e responsabilità ai dirigenti scolastici, compresa la scelta dei docenti più adatti a quel dato tipo di scuola, sono queste alcune esigenze a cui vorrei dare risposta con l'autonomia per la scuola del Veneto.
Il Presidente Luca Zaia ha condiviso col Governo che, tra le prime e più importanti materie, su cui innestare il processo di autonomia a seguito del referendum ci sia la scuola e sono convinta che questo processo porterà ad una ulteriore qualità e responsabilità.