News dalla regione veneto

ACC DI MEL: MASSIMA FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA DI FRONTE AD UN IMMENSO DISSESTO INDUSTRIALE, ECONOMICO E OCCUPAZIONALE

Sento il dovere di ringraziare i lavoratori, i rappresentanti e i dirigenti sindacali dello stabilimento di Mel, insieme con i sindaci del territorio, il presidente della provincia di Belluno e i consiglieri regionali, che hanno tutti insieme testimoniato con la loro generosa presenza davanti al Tribunale di Pordenone la volontà della comunità bellunese di non accettare venissero occultate le responsabilità per un immenso dissesto (450 milioni di euro di "buco") industriale, economico e occupazionale. Sento anche il dovere di ringraziare la Procura Generale della Corte d'Appello di Trieste che è intervenuta nel procedimento con un atto significativo, che rassoda in tutti la fiducia nella giustizia e nei suoi delicati equilibri di funzionamento a garanzia di tutti, a cominciare dai più deboli. Esprimo il massimo rispetto dell'autonomia del GIP chiamato comunque a una decisione rilevante, e ho in quella decisione serena fiducia.

L'ho dichiarato, in una fase delicata della causa intentata dal Commissario Maurizio Castro contro la società Sekop per tutelare i brevetti e le prerogative dell'azienda ACC di Mel. Oggi davanti al Tribunale di Pordenone è stato messo in atto anche un presidio dei lavoratori e dei sindacati, con la presenza di amministratori locali e di alcuni consiglieri regionali del Veneto.

In ogni caso oggi, tra i fondi speculativi, americani e nostrani, che hanno spolpato quello che era un magnifico patrimonio della manifattura italiana desertificandolo e i lavoratori che per salvarla hanno per mesi rinunziato a metà del loro stipendio, hanno vinto i lavoratori: una bella giornata per loro, per la giustizia, per la buona politica.

CENTRI PER L'IMPIEGO: PIENE GARANZIE DI TUTELA AI DIPENDENTI TRASFERITI ALLA REGIONE

Con l'approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della legge proposta dalla Giunta regionale in materia di 'servizi per il lavoro' si definisce in Veneto un ulteriore importante aspetto dell'attuazione della riforma delle politiche attive del lavoro e della transizione, dalle Province alla Regione, delle competenze gestionali in materia di politiche attive del lavoro esercitate dai Centri per l'impiego. Un percorso iniziato nel gennaio del 2017, con la costituzione da parte della Giunta regionale di un apposito gruppo di lavoro, partecipato anche dalle province e da Veneto Lavoro, e con l'elaborazione di uno specifico disegno di legge (approvato dalla Giunta nel luglio scorso e trasmesso al Consiglio) e che poi ha avuto una lunga fase di gestazione consiliare.

A seguito delle norme statali, che hanno dettagliato il trasferimento del personale e delle risorse dei centri per l'impiego ai sistemi regionali la Giunta regionale del Veneto ha provveduto il 16 febbraio scorso ad approvare un ulteriore disegno di legge per dare continuità ai lavoratori dei Centri per l'impiego del Veneto e tutelarne il posto di lavoro, collocando il personale dei Centri per l'impiego nei ruoli di Veneto Lavoro. E, a tutela del personale, era stato previsto un primo dispositivo di salvaguardia concernente i profili del trattamento giuridico ed economico.

Ora la Giunta regionale, con la legge approvata oggi ha inteso dare ulteriori garanzie, che pongono i dipendenti dei Centri per l'Impiego in una condizione di assoluta tutela, prerogativa oramai solo di una parte della funzione pubblica. La norma, infatti, esplica i suoi effetti di salvaguardia non solo nell'ipotesi che l'ente Veneto Lavoro venga soppresso, ma anche nel caso in cui la sua natura sia modificata.

In Veneto i dipendenti dei Centri per l'impiego avranno, quindi, le stesse prerogative e garanzie dei dipendenti regionali, in quanto Veneto Lavoro è un Ente strumentale della Regione, cioè un ente pubblico che applica il contratto nazionale di lavoro della funzione locale. Saranno, inoltre, collocati - come prescrive appunto la norma di legge proposta dalla Giunta e approvata oggi - nei ruoli della Regione nell'ipotesi di soppressione dell'ente, o di processi di privatizzazione, soppressione o trasformazione totale o parziale, in altro ente pubblico per il quale venga applicato un contratto collettivo diverso da quello relativo alle funzioni locali.

MODA: VISITA AZIENDA FASHIONART DI LIMENA, IL RESHORING DEL MANIFATUTRIERO VA SOSTENUTO INVESTENDO IN FORMAZIONE

Ho visitato oggi l'azienda Fashionart di Limena (Padova), azienda leader nel comparto del lusso e della moda 'made in Italy'. Lo stato di salute del manifatturiero del settore 'fashion', il reshoring (cioè il rientro delle aziende che avevano delocalizzato all'estero) e i nuovi fabbisogni formativi sono stati i temi al centro della visita e dell'incontro con l'amministratore delegato Andrea Rambaldi, presidente del settore moda di Confindustria Padova, nonché presidente dell'Its-Academy 'Cosmo' del Veneto, la scuola di alta formazione che prepara i super-tecnici nel settore fashion, dal distretto della scarpa sportiva di Montebelluna alla scarpa classica della Riviera del Brenta, dai tessuti di Castellanza all'occhialeria di Longarone, dall'oreficeria di Vicenza alle confezioni del lusso a Padova.

In Veneto abbiamo una importante tradizione produttiva nel manifatturiero dell'abbigliamento che ha ben retto anche gli anni bui della crisi. Ora la ripresa del ciclo economico e la qualità delle nostre maestranze sta determinando il rientro di numerose aziende che avevano delocalizzato con un positivo aumento delle produzioni e dei fatturati del 'made in Italy'. Al nuovo fenomeno del 'reshoring' corrisponde un aumento del fabbisogno di figure specializzate e di nuove competenze e conoscenze. E' quindi di importanza vitale investire nell'orientamento, motivare i giovani a scegliere percorsi formativi professionalizzanti e aggiornare piani di studio e competenze dei docenti.

Nella visita ai reparti della Fashionart mi sono intrattenuta anche con due sarte di lunga esperienza che hanno evidenziato, tra le problematiche, la carenza di manualità nei giovani che escono dai percorsi scolastici e formativi. C'è bisogno dell'apporto diretto di chi rappresenta le vere figure 'quadro' della manifattura nella formazione degli allievi e dei docenti. Ho invitato le due signore a diventare 'formatrici' e 'trainers' dei giovani e dei formatori. Il dinamismo del mercato e le potenzialità delle eccellenze venete vanno sostenute investendo in ricerca, nuove tecnologie, reti di impresa ma soprattutto nella formazione dei giovani: è il livello di specializzazione delle nostre maestranze e la qualità del lavoro della nostra manifattura il primo fattore a determinare il rientro in patria delle aziende.

ASSEGNO PER IL LAVORO: A 4 MESI DALL'AVVIO GIÀ 3500 ATTIVI IN VENETO

Nei primi quattro mesi del 2018 sono già 3500 gli assegni per il lavoro rilasciati in Veneto dai Centri per l'Impiego a persone disoccupate. Di questi, il 75% è già stato attivato presso un ente accreditato. Gli assegni sono un titolo di spesa virtuale, del valore fino a 5242 euro, che i disoccupati over 30 possono richiedere ai Centri per l'impiego del territorio e spendere poi per acquistare servizi qualificati di assistenza alla ricollocazione da uno degli enti privati accreditati in tutta la regione. Sono già oltre mille le persone che hanno sottoscritto un contratto di lavoro che, nel 20% dei casi, ha una durata superiore ai 6 mesi.

L'assegno per il lavoro non è una misura assistenziale la persona disoccupata non riceve direttamente del denaro, ma il diritto ad usufruire gratuitamente di assistenza personalizzata nella ricerca di un nuovo lavoro. Ed è la persona stessa a scegliere liberamente dove e come usufruire dei servizi: un tutor l'aiuterà a individuare le attività e il percorso più adatto alle sue esigenze e aspettative. L'importo viene erogato direttamente agli enti che hanno fornito il servizio, ma solo a risultato acquisito, ovvero solo se l'interessato ha firmato un contratto di lavoro stabile. E mentre l'analogo assegno di ricollocazione nazionale gestito da ANPAL accumula ritardi l'assegno veneto per il lavoro è già operativo.

L'assegno per il lavoro è un intervento pensato per i disoccupati con maggiori difficoltà di collocamento: ne possono beneficiare, infatti, i disoccupati dai 30 anni in su (la soglia anagrafica è stata ulteriormente abbassata in questi giorni) indipendentemente dalla durata della disoccupazione, quanti fanno parte di un nucleo familiare monoreddito con una o più persone a carico, gli appartenenti a categorie svantaggiate, gli iscritti alle liste di collocamento mirato, i disoccupati privi di diploma di scuola superiore o di una qualifica professionale. L'assegno può essere richiesto anche se si beneficia di una misura di sostegno al reddito, come ad esempio la Naspi. E' pensato come uno strumento di politica attiva per il lavoro, in continuità con Garanzia Giovani (strumento valido sin ai 29 anni): il pagamento dei voucher (di valore variabile dai 500 ai 1.216 euro) è condizionato alla partecipazione alle attività formative (corsi di lingua, certificazione informatica, utilizzo attrezzature e aggiornamento professionale) erogate dagli enti accreditati, secondo un progetto formativo professionalizzante individuale. Per pagare i voucher e i servizi per l'impiego o ricollocazione la Regione Veneto ha impegnato quest'anno 15 milioni di euro.

Mentre il dibattito politico nazionale appare polarizzato tra reddito di inclusione e reddito di cittadinanza il Veneto in controtendenza ha deciso di puntare su azioni concrete e mirate al reinserimento lavorativo. L'assegno per il lavoro è una misura che punta al "merito": non soldi a pioggia, ma un sostegno professionale fornito da enti accreditati, a cui viene riconosciuto l'importo dell'assegno solo a fronte di un risultato concreto per l'interessato. Il Veneto sta lanciando a tutti un segnale molto forte: l'assistenzialismo non produce ricchezza. Solo attuando politiche attive per il lavoro e valorizzando la collaborazione tra pubblico e privato nel costruire percorsi di orientamento e di collocamento si aiutano le persone ad imboccare un percorso di cambiamento culturale e si aiuta l'economia a crescere e ad essere competitiva nel panorama internazionale.

SCUOLA, INSEGNANTI PRECARI: IN VENETO SENZA DI LORO L'ANNO SCOLASTICO A SETTEMBRE NON POTRÀ RIPARTIRE

Oggi ho espresso la mia solidarietà alle insegnanti precarie e alle famiglie in protesta a Padova. Incontrando il presidio delle manifestanti davanti alla prefettura di Padova, ho confermato l'attenzione e il pressing della Regione Veneto per una soluzione 'politica' della vicenda delle insegnanti diplomate escluse dalle graduatorie ad esaurimento. Purtroppo la giustizia amministrativa ha fatto il suo corso e si è espressa definitivamente, peraltro, contraddicendo se stessa. Solo una soluzione 'politica' potrà evitare la via del licenziamento, imposta dalla 'Buona scuola'. Senza di loro, tutte insegnanti in servizio da anni e ripetutamente valutate, l'anno scolastico in Veneto non potrà ripartire.