News dalla regione veneto

SCUOLA: LA CONTRO-RIFORMA FEDELI SU MOBILITÀ DOCENTI BEFFA INSEGNANTI DEL SUD E PENALIZZA QUELLI DEL NORD

La  riforma della ‘buona scuola’ non piace a nessuno, ma piace ancora meno l’operazione di controriforma messa in atto del nuovo ministro Valeria Fedeli. Appena arrivata  al ministero di viale Trastevere il neoministro ha barato, come aveva già fatto con il suo curriculum.

Da parte mia boccio quindi il cambio di rotta impresso dal ministro su assegnazioni e mobilità degli insegnanti per gli 83 mila docenti neoassunti.

Per risolvere il problema del caos generato dal governo Renzi, o meglio dal suo stesso partito, il nuovo ministro del governo Gentiloni ha proposto di non far rispettare a nessuno gli impegni presi, cancellando l’obbligo di permanenza per almeno tre anni nel posto di ruolo assegnato. In questo modo la contro-riforma Fedeli permette di occupare tutti i posti di ruolo al Nord, consentendo poi di trasferire il posto a vita laddove sarà più comodo.

Il risultato? Una beffa per i docentiche dal Sud hanno accettato il posto al Nord, sobbarcandosi il sacrificio di spostare la propria vita per garantire la continuità didattica. E uno schiaffo per quelli del Nord che da anni attendono di vedersi assegnare una cattedra vicino casa.

Insomma il ministro-sindacalista si fa beffe di impegni vincolanti e del diritto, bara con quei poveri insegnanti che bene si sono comportati e dà un 'aiutino' a quelli che cercano una scorciatoia, senza preoccuparsi di assicurare continuità didattica agli studenti. Pessimo messaggio e pessimo esempio per le giovani generazioni.

SCUOLA: BENE SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE SU RIFORMA RENZI-GIANNINI, UN FRENO AL DIRIGISMO CENTRALISTICO

Non è una vittoria formale, ma la sentenza con la quale i giudici della Corte Costituzionale accolgono alcuni dei ricorsi mossi dalle regioni Veneto e Puglia sulla ‘Buona scuola’ segna un punto importante a nostro favore e rappresenta un nuovo affondo contro il dirigismo centralistico.

Non posso che accogliere con soddisfazione il pronunciamento con il quale i giudici della leggi hanno dichiarato ‘incostituzionali’ alcuni aspetti della riforma della scuola attuata dal governo Renzi (la legge 107 del luglio 2015), in particolare quelli relativi ai nidi e scuola dell’infanzia, e all’edilizia scolastica.

Del ventaglio di ‘doglianze’ mosse dalle due regioni contro la cosiddetta ‘Buona scuola’, i giudici della Consulta (con sentenza 284 del 2016 redatta da Giuliano Amato) hanno fato accoglienza alla richiesta di coinvolgimento regionale nella gestione delle risorse per la costruzione e manutenzione degli edifici scolastici e hanno chiarito che in materia di nidi e di scuole dell’infanzia, “spetta alla potestà legislativa delle Regioni l’assetto organizzativo”, nonchè la “determinazione degli standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l’infanzia”.

Anche se i giudici costituzionali non hanno accolto tutti i motivi di impugnativa proposti dal Veneto, in particolare la nostra richiesta di avere la titolarità dell’offerta formativa e dell’organizzazione dei percorsi di formazione professionale la sentenza di fine anno boccia l’impostazione dirigistica del governo che avrebbe voluto, con una legge delega, determinare anche organizzazione, standard e programmi dei nidi e delle scuole materna. Per il Veneto, regione nella quale due bambini su tre frequentano le scuole paritarie dell’infanzia e dove l’amministrazione regionale ha sempre tutelato e difeso il pluralismo scolastico, una norma di questo tipo avrebbe rappresentato una inaccettabile e invasione di campo.

Alla stessa stregua difendo, e ringrazio la Corte per la sentenza il diritto della regione e degli enti locali di essere almeno sentiti nella distribuzione delle risorse tra le regioni per la costruzione di nuove scuole e la messa insicurezza di quelle esistenti.

Dopo le picconate della Corte sulla legge Madia di riforma della pubblica amministrazione il nuovo pronunciamento dei giudici costituzionali sulla ‘Buona scuola’ restituisce significato e vigore al ruolo programmatorio e organizzativo delle Regioni e ribadisce che lo Stato non può intervenire oltre i limiti prefissati dalla Carta. Per il Veneto, che nel 2017 andrà a referendum per dare una investitura popolare alle proprie richieste di maggiore autonomia, questa sentenza rappresenta un ulteriore e importante viatico per la propria storica battaglia.

LA MIA LETTERA DI AUGURI ALLE SCUOLE DEL VENETO

Desidero condividere con voi, in occasione del tradizionale scambio di auguri per le festività natalizie, alcune brevi riflessioni. Voglio, però, innanzitutto ringraziarvi per il grande impegno profuso, in particolare all’inizio dell’anno scolastico in corso. La Riforma della “Buona Scuola” ha creato non pochi problemi e, nonostante i gravi disagi legati all’assegnazione, da parte del MIUR, di un numero di insegnanti inferiore a quanto richiesto dallo stesso Ufficio Scolastico Regionale, avete cercato, per il bene dei nostri ragazzi, di garantire il consueto, alto, livello di servizi. Questo testimonia il vostro senso di responsabilità e la vostra consapevolezza che la scuola rappresenta uno dei luoghi più importanti nella vita dei cittadini, dove i ragazzi si formano non solo da un punto di vista tecnico e culturale, ma in particolare sotto il profilo etico e umano. Nell’ambiente scolastico si condivide un progetto educativo che coinvolge insegnanti, ragazzi e personale scolastico, ma anche le famiglie e la comunità di un territorio.
Ho esordito così nella mia lettera inviata alle scuole di ogni ordine e grado del Veneto per rivolgere i miei auguri in occasione delle festività natalizie a insegnanti, personale scolastico e studenti del territorio.

In questi giorni l’attesa del Natale richiama i sentimenti più alti, gioia, amore, generosità, da condividere con chi è a noi più caro. Ed è così da secoli, da quando la Natività del Cristo ha plasmato la nostra civiltà occidentale, europea, italiana e veneta, mostrandoci la bellezza della vita, dandoci un’identità, portando verso nuove altezze il pensiero, la spiritualità, l’arte, permeando di sé la nostra cultura, sia religiosa che laica. Auspico quindi che ci si avvicini al Natale, anche nelle scuole, nel segno della nostra tradizione, sia popolare che religiosa. Solo così, e non con la negazione dei nostri simboli, si può giungere alla vera integrazione delle altre culture, perché integrazione è dove ciascuno offre all’altro la propria diversità e accetta con spirito di fraternità la bellezza della tradizione altrui, nel segno del rispetto reciproco. E la nostra tradizione è che nelle scuole s’imparino le poesie natalizie, si cantino i motivi della musica cristiana, si allestiscano i presepi.

Concludo ricordando come oggi, in una situazione economica purtroppo ancora difficile e incerta, dobbiamo anche fare i conti con la povertà che è rientrata nella nostra società: ci sono famiglie, anziani e bambini che non mangiano, abbiamo poveri dignitosi che non chiedono la carità per pudore. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Per questo motivo, nell’augurarvi un Santo Natale e un Felice Anno Nuovo, rivolgo a voi e ai vostri cari l’invito a guardare non troppo distante e a pensare a chi ci è prossimo: il vicino di banco, di casa, il familiare, il concittadino. Per fornire un aiuto concreto ai bisognosi invisibili, che fanno meno clamore di altri, ma che non possiamo abbandonare.

INPS, ANCHE IN VENETO CRESCONO VOUCHER. STRUMENTI CHE NON CREANO BUONA OCCUPAZIONE, SONO SOLO UN PALLIATIVO

L'Inps aggiorna le statistiche sul mercato del lavoro, confermando anche per il Veneto le recenti tendenze in atto: frena la creazione di lavoro stabile - a causa del ridimensionamento degli incentivi all'assunzione con contratti a tempo indeterminato - ed è ancora crescita dei voucher, anche se a un ritmo meno intenso rispetto al passato.

In Veneto i voucher del valore nominale di 10 euro venduti, prendendo a riferimento il periodo gennaio-ottobre, sono stati 7.732.272 nel 2014; 12.143.081 nel 2015 e 15.434.357 nel 2016, con una variazione assoluta di 4.410.809 (57% rispetto al 67% nazionale) nel periodo gennaio-ottobre 2015 sul 2014 e di 3.291.276 (27,1% rispetto al 32,3% nazionale) nel periodo gennaio-ottobre 2016 sul 2015.

A certificarlo, i dati del periodo gennaio-ottobre contenuti nel report sui nuovi rapporti di lavoro dell'Osservatorio sul Precariato dell'Inps.

Per quanto riguarda questi strumentiil loro utilizzo è in crescita in continua, seppure rallentata, sui livelli già molto elevati registrati nel 2015. Come già ho avuto modo di sostenere nel maggio scorso, nel primo convegno che abbiamo promosso con dati scientifici, qualcosa perciò non funziona. Se i voucher hanno rappresentato una occasione di emersione di lavoro non regolare, al contempo non si può accettare che siano utilizzati per qualsiasi lavoro, ma solo per i lavoratori occasionali in agricoltura o per i giovani che vanno a guadagnarsi qualche soldo in bar o in pizzeria o per gli insegnanti di ripetizione. Questi strumenti non creano buona occupazione, sono solo un palliativo. Vanno circoscritti, per evitare alcune distorsioni del mercato del lavoro.

I dati Inps riferiti alle attivazioni di nuovi rapporti di lavoro dipendente nei primi 9 mesi del triennio 2014- 2016, invece, oltre che confermare il persistere di un trend di crescita del tempo indeterminato, consentono di apprezzare nel dettaglio l’impatto delle agevolazioni contributive in relazione alle attivazioni contrattuali effettuate nei primi nove mesi del 2015 e nei primi nove mesi del 2016. Per quanto riguarda le assunzioni, nei primi nove mesi del 2016 la fruizione dell’esonero contributivo (l. 208/2015) ha interessato il 27% dei nuovi rapporti di lavoro (circa 18.000 su 65.500); nel caso delle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine l’incidenza è stata del 50% ed ha interessato 11.800 eventi su 23.500 totali. Nel complesso risulta aver beneficiato dell’esonero contributivo il 31% del totale degli accessi al tempo indeterminato (29.700 su 97.300) registrati nel corso dei primi nove mesi del 2016.

Rispetto a settembre 2015 l'incremento dei posti di lavoro risulta pari a 29.700 unità, mentre il bilancio trimestrale, come è logico attendersi nella seconda parte dell'anno per la conclusione di molti rapporti di lavoro a termine, risulta negativo per 8.400 posizioni di lavoro.

Nel periodo luglio-settembre 2016 le assunzioni sono aumentate dell'1,8%, soprattutto grazie alla crescita dell'apprendistato(+23%) e alla ripresa dei rapporti di lavoro a termine, sia a tempo determinato (+3%) che di lavoro somministrato (+15%). Continua, invece, la fase di rallentamento dei contratti a tempo indeterminato in calo del 26% e con un saldo negativo di -400 posizioni di lavoro. In aumento anche le cessazioni (+3,9%).

Gli incentivi hanno inciso moltissimo lo scorso anno determinando una crescita anomala mentre quest'anno si nota un sensibile rallentamento, sia come compensazione dei livelli registrati lo scorso anno sia perché gli sgravi quest'anno sono molto meno generosi.

 

SCUOLA: CONCORSI REGIONALI PER ASSICURARE COPERTURA CATTEDRE E CONTINUITÀ DIDATTICA

Per avere una ‘buona scuola’ servono concorsi organizzati su base regionale: basta con il valzer degli insegnanti e cattedre ancora scoperte a tre mesi dalla prima campanella. La qualità del servizio scolastico non può prescindere dalla continuità didattica.

Questo è stato il peggior inizio di anno scolastico nella storia della nostra repubblica, imputabile soprattutto alla disastrosa gestione delle entrate in ruolo e delle supplenze attuata dal governo. Quella che nelle intenzioni dell’esecutivo nazionale doveva essere la ‘buona scuola’ si è rivelata, in realtà, una riforma fallimentare. Ci sono scuole di montagna e di territori periferici del Veneto che a tutt’oggi, alla vigilia delle vacanze di Natale, attendono ancora l’assegnazione dei docenti e di dirigenti titolari. Cattedre scoperte, o che si rendono tali, a causa del meccanismo farraginoso – ai limiti della deportazione – di reclutamento dei docenti, dirigenti scolastici a scavalco, impossibilitati a seguire plessi divisi e tra loro lontani.

La Regione Veneto non intende rendersi complice di questa ‘cattiva scuola’ e, forte del percorso legislativo e referendario avviato per rivendicare maggiori condizioni di autonomia, rivendica piena titolarità per attivare e gestire concorsi per dirigenti e personale docente e non docente su scala regionale. La Costituzione italiana, che il voto del 4 dicembre ha confermato a larghissima maggioranza, prevede la possibilità che la Regioni negozi con lo Stato, sulla base dell’articolo 117, maggiori e ulteriori forme di autonomia. E questa amministrazione ha già attivato una iniziativa legislativa per andare a negoziare con il Governo, una volta celebrato il referendum regionale,  precisi spazi di autonomia organizzativa, uno dei quali, appunto, è l’istruzione e la formazione.

Ora che il voto popolare ha sepolto sotto una valanga di ‘no’ il tentativo centralistico del governo Renzi la Regione Veneto riprende il percorso avviato a marzo  per ottenere dal nuovo governo il riconoscimento a gestire in forma diretta alcuni servizi che, come quello scolastico, richiedono competenze rinforzate dalla conoscenza e prossimità al territorio e dalla sussidiarietà.

L’istruzione, insieme alla sanità   e alla tutela del territorio è uno degli ambiti maggiore rilevanza su quali il Veneto intende negoziare e dimostrare la propria autonomia. Chiameremo i veneti alle urne per farci dare pienezza di mandato popolare. Ma intanto, stiamo già studiando, con l’Ufficio scolastico regionale, modelli organizzativi per fare come in Trentino: concorsi regionali per assumere docenti e dirigenti preparati e del territorio, che siano in grado di garantire da subito continuità alle cattedre d’insegnamento, senza essere rimbalzati da un lato all’altro della penisola da complesse e astruse graduatorie e da cervellotici algoritmi ministeriali.