News dalla regione veneto

PILKINGTON TORNA A INVESTIRE SU PORTO MARGHERA. FINALMENTE UNA TANTO ATTESA BUONA NOTIZIA!

Lunedì 13 febbraio 2017 è stato annunciato il progetto di ripartenza dell’altoforno della Pilkington Italia a Porto Marghera, spento nel novembre del 2012 e dedicato alla produzione di vetri per l'edilizia, da parte di presidente e amministratore delegato Graziano Marcovecchio.
Le unità di crisi della Regione hanno da sempre seguito le vicende alterne della Pilkington che ha avuto il suo momento più drammatico nella chiusura del forno industriale il 7 novembre 2012 e che rischiava di rappresentare la chiusura definitiva della storia di Pilkington a Porto Marghera.

La Regione del Veneto ha sempre creduto, al contrario, che ci potesse essere un futuro industriale dovuto alla peculiarità dello stabilimento e dei lavoratori, anche se la crisi del settore dell’edilizia a livello mondiale – esportando la Pilkington quasi la totalità della sua produzione – aveva compromesso le prospettive future.
Un diverso approccio, a partire dal cambio dell’amministrazione comunale, che ha dato messaggi inequivocabili sul futuro produttivo di Porto Marghera, e la costante presenza della Regione nell’accompagnare l’azienda attraverso gli accordi con i sindacati e nelle relazioni con il Ministero dello sviluppo economico hanno fatto convinti gli investitori nipponici a prescegliere Porto Marghera rispetto ad altre opzioni in Europa e nel mondo.

Un plauso sentito va al sindacato e alla RSU che mai hanno smesso di credere e di lavorare per la riapertura del forno industriale e quindi della produzione. Si terrà giovedì prossimo un importante incontro presso il MISE dove la Regione del Veneto confermerà la destinazione di risorse per le politiche attive che riguarderanno i 130 lavoratori che escono così dal contratto di solidarietà e le annunciate 50 nuove assunzioni dirette. Dopo anni di chiusure e di miserie, posso gioire di una tanto attesa buona notizia a Porto Marghera, che dovremmo tornare a ribadire con forza essere la più importante zona industriale d’Europa.

GIORNO DEL RICORDO, LA TRAGEDIA DELLE FOIBE E DELL'ESODO NELLE SCUOLE VENETE. FIRMATO A VENEZIA PROTOCOLLO TRA REGIONE, UFFICIO SCOLASTICO E FEDERESULI

Oggi a Palazzo Ferro Fini ho partecipato a "Le Foibe, l'Esodo, il Dolore", l'iniziativa organizzata dall'ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Veneto, che ringrazio, per celebrare il Giorno del ricordo.
Mai come in questa epoca, abbiamo il dovere di raccontare quella storia, che è la storia del popolo italiano.
Nei libri scolastici non raccontano questa tragedia, mentre troppo spesso la verità storica viene stravolta, come nel caso di Norma Cossetto, una studentessa italiana, istriana, infoibata, insignita troppo tardi con la Medaglia d'oro al merito civile da un Paese, l'Italia, che ha preso troppo tardivamente coscienza di quanto accaduto.
Oggi abbiamo inoltre sottoscritto un Protocollo d'Intesa, già firmato nel 2011, tra la Regione del Veneto, l'Ufficio Scolastico regionale e la Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, di modo che i ragazzi delle scuole primarie e secondarie del Veneto conoscano e comprendano gli eventi che portarono alla tragedia delle foibe e all'esodo degli italiani dall'Istria e dalla Dalmazia. Nelle scuole venete si dovranno approfondire queste pagine di storia che sono state letteralmente 'strappate', riportando la narrazione dei fatti storici finalmente con obiettività ed onestà intellettuale, al di là delle diverse appartenenze politiche.

P.s. Il mio grazie va anche e soprattutto ad Anna Maria Fagarazzi, esule istriana, amica da tanti anni. Un donna vera, una donna forte, che ogni anno gira decine e decine di scuole della provincia di Vicenza e del Veneto per raccontare la sua vicenda personale alle giovani generazioni, con energia, passione, amore per le proprie radici e per la verità.
Anna Maria per me è una risorsa dal valore inestimabile. E le voglio davvero bene.

Firma protocollo con Federesuli

UNIVERSITÀ: OGGI ALLE GIORNATE DELL’ORIENTAMENTO AD AGRIPOLIS, INVESTIRE IN ATENEI DI QUALITÀ, GARANZIA DI CRESCITA E DI FUTURO

Non esiste una facoltà capace di garantire il posto fisso per tutta la vita, ma ci sono invece percorsi che – meglio di altri - danno la possibilità di entrare nel mondo del lavoro e di crescervi con maggiori garanzie. Di sicuro l’Università di Padova dimostra di saper raggiungere questi obiettivi, con il suo approccio multidisciplinare, la forte coesione con il sistema imprenditoriale, la disponibilità ad aprire le porte alla singola impresa, in un progetto condiviso con la Regione Veneto. Anzi, per certi aspetti questi obiettivi li ha già raggiunti, visto che, oltre alla ragguardevole crescita degli iscritti in un momento di calo delle iscrizioni,  è ai primi posti nelle classifiche nazionali sulla qualità degli atenei e le performances dei suoi laureati.

È quanto ho affermato inaugurando ad Agripolis (Legnaro) la tre giorni di formazione per i docenti delle scuole superiori incaricati di orientare gli studenti delle scuole superiori nella scelta della facoltà universitaria.

L’Università di Padova risulta essere tra le prime in Italia per la qualità della docenza e soprattutto per l’inserimento lavorativo, in particolare per alcune facoltà, come la Scuola di Ingegneria, dove il 100 per cento dei neo laureati trova subito occupazione.
La Scuola Galileiana, di cui forse si parla troppo poco, è seconda solo alla Normale di Pisa. E un grande architetto di fama mondiale, come Renzo Piano, ha individuato Padova, insieme  a Berkeley, quale università da cui scegliere i migliori studenti a cui destinare borse di studio e da cui attingere per eventuali collaboratori per i suoi studi.

Alla tavola rotonda inaugurale, sul tema “Scegli con noi il tuo domani”, organizzata dal prorettore dell’ateneo patavino Daniela Lucangeli, alla presenza del magnifico rettore Rosario Rizzuto, del prorettore al diritto allo studio Tomaso Paternello, al commissario e al direttore dell’Esu di Padova. Giuseppe Agostini e Stefano Ferrarese,  alla rappresentante dell’Ufficio scolastico regionale Laura Donà e al colonnello della Guardia di Finanza Gavino Putzu, ho ribadito che “il ruolo della politica e della Regione, anche in un’ottica di una maggiore autonomia che il Veneto sta chiedendo, è quello di esercitare sino in fondo il proprio compito, senza invasioni di campo, consapevole che investire nell’università significa investire nella classe dirigente della nazione e del proprio territorio.

Il rinnovato rapporto di coesione con le università del Veneto sta portando a risultati importanti con grande velocità, grazie anche al lavoro di rettori come il professor Rizzuto.

 Di fronte alle sfide e ai progetti realizzabili che gli atenei del Veneto stanno presentando la politica non può trovare alibi per non rispondere. La Regione vuole e deve avere uno sguardo di insieme che abbraccia tutto il sistema educativo, a partire dalla scuola dell’infanzia, focalizzandolo all’obiettivo di crescita e sviluppo e l’intelligenza.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE SONO UN UNICO BINOMIO E NO ALL'ECCESSIVA LICEALIZZAZIONE. È QUANTO HO ESPRESSO IN UN DUPLICE CONFRONTO ALLA CAMERA E AL MINISTERO DEL LAVORO

I decreti attuativi della "Buona scuola", e in particolare quello relativo alla riforma degli istituti professionali di Stato e il futuro del sistema di istruizione/formazione professionale, sono stati al centro del confronto di ieri con Parlamento e Governo che ho avuto intervenendo a Montecitorio, nell'ambito delle audizioni promosse dalla Commissione Cultura della Camera, e poi al dicastero del Lavoro con il ministro Giuliano Poletti e le Regioni.

In merito alla riforma degli istituti professionali di Stato, le Regioni hanno ribadito che la bocciatura della riforma costituzionale implica una intesa forte in quanto la formazione professionale è materia esclusiva delle Regioni e l'istruzione professionale è concorrente.

Se vogliamo valorizzare gli istituti professionali di Stato, e farli riconoscere come scelta da parte delle famiglie, dobbiamo necessariamente lavorare su un sempre maggior raccordo tra scuola e lavoro, tra imprese e percorsi formativi. Esattamente come si fa in Veneto, con il nostro modello di formazione professionale, che consente il conseguimento di una qualifica valida a livello europeo e richiesta dal territorio.

I rappresentanti delle Regioni Veneto e Lombardia, che hanno un modello molto forte di formazione professionale, hanno chiesto ai deputati di Montecitorio e al ministro Poletti che vi siano anche le risorse finanziarie per i percorsi di assolvimento del diritto-dovere all'istruzione.
Percorsi che permettono oggi a 20 mila ragazzi veneti di partecipare gratuitamente a corsi professionalizzanti il cui esito, per 7 ragazzi su 10, è l'ingresso immediato nel mondo del lavoro.

Guardo con apprensione alle prime anticipazioni ministeriali sulle iscrizioni dei ragazzi al nuovo anno scolastico che vedrebbero in crescita la scelta degli indirizzi liceali.
Se i dati nazionali venissero confermati anche in Veneto (ne dubito, ma lo vedremo nei prossimi giorni), sarebbe un fallimento per la scuola italiana. L'eccessiva licealizzazione e l'allontanamento dai percorsi tecnici e di formazione professionale sono un segnale negativo per l'intera società, una delle cause della disoccupazione giovanile.
In Veneto in questi anni abbiamo ottenuto grandi risultati nel convincere i ragazzi e le famiglie a preferire percorsi di studio che favoriscano il loro inserimento nel mondo del lavoro e che sono molto richiesti dalle imprese del territorio.

Al ministro Poletti ho chiesto di entrare "a gamba tesa" nei decreti attuativi della "Buona Scuola" perché ancora una volta il ministero dell'Istruzione pensa di riformare questa "povera" scuola senza l'apporto del ministero del Lavoro e delle Regioni italiane.
Così come in Veneto un unico assessorato da 12 anni coniuga istruzione, formazione e lavoro, con una scelta politica lungimirante che ha prodotto risultati, così a livello nazionale non si possono programmare l'alternanza scuola-lavoro, l'apprendistato, la riduzione della disoccupazione giovanile, senza uno stretto raccordo politico e operativo tra ministeri.

SCUOLA: LA VERA EMERGENZA È L'EDUCAZIONE AI SENTIMENTI E AL RISPETTO DELL'ALTRO DA SÈ

Prima di esprimere qualunque valutazione aspetto le risultanze dell'indagine interna e le verifiche dell'Ufficio scolastico. Ma quanto accaduto nella scuola media Petrarca di Padova tocca un nervo scoperto del nostro sistema educativo: l'educazione ai sentimenti, alla relazione, al rispetto di sé e dell’altro da sè.
Così ho preso posizione sull'episodio dello scolaro legato dai compagni durante l'ora di educazione fisica.
Forse per gioco, forse per uno scherzo innocuo, o forse per un atto di bullismo.

Che vi sia una emergenza educativa dentro la scuola italiana è un fatto ma con troppa superficialità si grida al bullismo per ogni evento che accade anche quando si tratta di atti di stupidità, dettati dalla poca percezione della realtà, di atteggiamenti grossolani e irrispettosi. Dobbiamo riconoscere ed essere consapevoli che la scuola è la cartina di tornasole di un disagio comportamentale che è di tutta la nostra società e che sulla scuola si scaricano tutte le responsabilità.

Avremmo bisogno di una educazione ai sentimenti e all’affettività che poggi sul rispetto per sé e per l'altro da sé, in particolare quando è fragile, debole o in difficoltà.
Temo che la distorta percezione della realtà dei nostri giovani, che non distinguono più ciò che è vero e ciò che non è, ciò che dà dolore da ciò che è indifferente porti a comportamenti che in altri momenti o in altro contesto sarebbero stati considerati uno scherzo, ma che la mancanza di rispetto fa degenerare in violenza.

Donazzan bullismo