News dalla regione veneto

POMI D'ORO, UN NEGOZIO DAVVERO PARTICOLARE

Vi racconto di Pomi d'Oro, una chicca di negozietto di frutta, verdure e particolarissimi prodotti da abbinare.

Alessandro Barbieri ha preso la vecchia bottega dello zio, l'ha ripensata con eleganza come fosse una boutique, la gestisce con originalità dando consigli a donne sempre di corsa attente alla linea e alla salute, anche su come cucinare! Alessandro promuove anche prodotti tradizionali e artigianali come la Birra 31 della Strada dei Birrai di Pederobba. Non tanti prodotti esposti, ma ottimi, stagionali e magnificamente accostati. Un giovane patriota innamorato del suo paese, della tradizione di piccolo bottegaio di famiglia e raffinato cultore della qualità Made in Italy.

Dueville (VI) nella strada di fronte alla Chiesa.

140326 Pomi dOro

BASIC & Co.

Basic & Co. è un'azieda di Malo (VI) che produce silicio elaborato per l'isolamento, con proprietà antifuoco e perfettamente eco compatibile e riciclabile. Brevetto italianissimo di prodotto e di produzione, compresi i macchinari, ideato da uno dei soci e radicamento territoriale fortissimo degli altri due che l'hanno convinto a non accettare la profferta molto allettante di Austria e Svizzera, restando qui.

A me, Assessore al Lavoro, il compito di rendere favorevole il contesto pubblico per questa azienda, per sostenere lo sforzo incredibile fatto con le proprie risorse e per far crescere realtà così. Clienti importanti si sono fatti avanti e nuove applicazioni in ambiti più diversi sono la garanzia di crescita.

Bravi a Basic & Co.!

140324 Aziend Basic and Co

Molino Rossetto Livio S.R.L.

Il Molino Rossetto Livio ha sede a Pozzoleone (VI). L’attività principale è la molitura di cereali (ATECO 106100): lavorano mediamente 60.000 tonnellate di grano tenero all'anno, da cui ricavano per il 75% farina ad uso alimentare umano e circa il 25% gli sfarinati destinati all'alimentazione zootecnica. Sono impegnati anche nelle energie rinnovabili, con una produzione di 4500 Mwh annui di energia idroelettrica.

Il fatturato 2012 è stato di 16,6 Mln di euro, la chiusura di bilancio al 2013 di circa 15,6 Mln; il personale conta nove dipendenti,  sei uomini e tre donne di cui due part-time, e tre apprendisti.

L'azienda è a carattere familiare, il fondatore Livio Rossetto ha 84 anni, il figlio Angelo 49 e appartiene alla quinta generazione di mugnai, Ilaria Fabiola Tabone ha 42 anni e, insieme a suo marito Angelo, ricopre il ruolo di Amministratore Delegato.  Pertanto la gestione dell'azienda è da intendersi totalmente affidata ai soci di capitale.

Per meglio caratterizzare l'andamento, nell'ultimo ventennio il fatturato è quadruplicato, il margine operativo lordo è cresciuto di cinque volte, il rapporto degli oneri finanziari sul fatturato sugli ultimi due bilanci d'esercizio si attesta intorno allo 0,28%, il ROE al 26%, debt/ebitda 2,81 ( elaborazione dati dell'osservatorio dell' Università di Verona ).

140311 Molino Rossetti

Sono stati precursori nell'avvertire la crisi, che ha coinvolto l’azienda nei primi anni duemila e per affrontarla si è deciso di intervenire su più fronti: hanno ridotto il ritmo dei piani di investimento, diversificato la tipologia dei clienti, aumentandone il numero per ridurre l'esposizione del singolo credito, hanno messo in atto procedure di avvisi di pagamento e sistemi severi per il rispetto delle scadenze del credito da clienti, hanno accorciato il divario tra i tempi di pagamento fornitori e incasso da clienti. “Abbiamo inoltre deciso – afferma l’AD Ilaria Fabiola Tabone - di investire nella ricerca di un cordiale rapporto interpersonale tra tutti i lavoratori coinvolti quotidianamente in azienda, ci siamo confrontati con i colleghi per le soluzioni alla crisi, abbiamo prestato più attenzione alla rapida  evoluzione dei mercati, con nuove tecnologie di comunicazione che ci permettono tutt'oggi di interagire in maniera efficiente con i nostri agenti, con i clienti e con i fornitori. Abbiamo imparato a conoscere le bolle speculative, che dal 2008 hanno coinvolto le commodities,  coinvolgendo il tradizionale sistema di stoccaggio dei cereali e di conseguenza l' approvvigionamento finanziario presso gli istituti di credito. Tutto questo ha richiesto una pianificazione a lungo termine, utilizzando il nostro - poco - tempo libero residuo per trovare soluzioni e aumentare le competenze personali in materia di realtà virtuale e digitalizzazione dei processi”.

Nello scenario delle piccole e medie imprese, l’azienda condivide il senso di pesantezza dovuto all'apparato burocratico e amareggia molto sentire che in Brasile un'azienda cinese ottiene in 72 ore i permessi per un insediamento produttivo che crea 25.000 posti di lavoro. “Non entro nel merito degli obblighi della formazione del personale per la sicurezza – continua l’AD Ilaria Fabiola - , che danno ragion d'essere a enti di formazione che si autoalimentano con meccanismi perversi di interpretazioni di linee guida per adeguamenti a standard europei, costi che l'azienda deve per forza sostenere e riversare sul consumatore finale, senza incrementare in modo sostanziale la propria efficienza. Tra gli ostacoli e le difficoltà, sottolineo anche la mancanza della meritocrazia, vocabolo sconosciuto che troppo spesso lascia il posto all'invidia, alla legge del più forte, non del più capace; riscontro inoltre l'atteggiamento arrogante e pretestuoso degli enti preposti alle verifiche, che si dilungano a cercare cavilli invece di collaborare fattivamente per il dialogo costruttivo, con una sinergia che potrebbe rendere più efficiente un'azienda”.

Nonostante le difficoltà il messaggio è positivo. “Come imprenditore – conclude Ilaria –  ho l'obbligo morale di essere ottimista: sono certa che avremo sempre nuove idee e nuove soluzioni per creare modi più efficienti, per superare i problemi più difficili e ostinati. Come madre di due figli ormai maggiorenni, spero inoltre che ci sia un ritorno alla valorizzazione della famiglia quale nucleo fondamentale della società, spero che sia sempre più forte l'attenzione all'enorme ruolo di responsabilità che abbiamo noi genitori nel trasmettere esempi positivi. Mi auguro che la nostra fiducia creativa e l'apertura verso nuovi orizzonti sia di esempio ai giovani, porti grande motivazione e accenda di passione la classe dirigente”.

IL DISTRETTO CALZATURIERO DEL BRENTA È UN’ECCELLENZA MONDIALE

Oggi, lunedì 10 marzo, ho partecipato alla presentazione del progetto “Il Distretto Calzaturiero del Brenta: costruire un brand per i mercati internazionali” che è andata di scena al Politecnico Calzaturiero di Vigonza (Pd). L’iniziativa ha visto la partecipazione anche del presidente di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas, del direttore del Cuoa – Business School, Giuseppe Caldiera, e del presidente dell’Associazione Calzaturifici Riviera del Brenta (ACRIB), Siro Badon.

Gli imprenditori del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta per primi hanno compreso che il distretto va difeso con le sue competenze e riposizionato con una sempre maggiore strategia verso l’internazionalizzazione di tutte le imprese, che hanno trovato nella Regione del Veneto un sostegno e vorrei dire una partner.

I numeri sono quelli di una grande industria, con 10.200 lavoratori mantenuti negli ultimi dieci anni nonostante i tanti problemi e la concorrenza sleale e un fatturato di 1 milione e 700 mila euro. Questi sono numeri che vanno letti in chiave unitaria trattando questo distretto, grazie all’ACRIB, come se fosse un’unica grande azienda.

Il mio assessorato ha sostenuto un progetto per aumentare le competenze strategiche quali: una puntuale analisi di settore dei concorrenti per migliorare la competitività; riprogettare il modello di business; favorire le aggregazioni e le collaborazioni; accompagnare con un management condiviso le aziende verso dinamiche di rete e condividere Piani di Sviluppo allo scopo di giungere a una formazione mirata che affronterà l’“International Brand Management”, il marketing internazionale specifico del settore e, infine, la valorizzazione del valore nel processo di progettazione della calzatura. Questi sono i contenuti della specifica formazione rivolta al settore del calzaturiero che prende il via oggi, lunedì 10 marzo 2014, per concludersi a febbraio 2015.

Il distretto calzaturiero del Brenta è una eccellenza in campo mondiale. Sono presenti le imprese dell’alta gamma e del lusso (35%) e quelle del no-brand di alta qualità, che rappresentano tutto il comparto della componentistica e sono il vero elemento di attrazione dei grandi marchi. Il distretto deve difendere le sue competenze distintive che lo rendono unico nel mondo ma deve contestualmente rafforzarsi con una formazione di qualità e mirata al settore.

140310 Donazzan calzaturiero brenta

 

CM SPA

Sono stata a visitare CM SPA, un’azienda di Cartigliano (VI) che produce manifatturiero, lavelli in acciaio, tutto Made in Italy e l'imprenditore, il Signor Marenda ha esordito così: "Mi scuso se farò degli errori, ma ho fatto solo la terza elementare". La mia risposta è stata: "No, lei ha fatto una grande azienda!".

Questo "signore" dell'imprenditoria ha specificato come la missione per un imprenditore è far nascere e crescere l'azienda, è passione. Non si pensa all'arricchimento ma ai fornitori e alle aziende clienti.

Un'azienda familiare, con altre famiglie all'interno e un forte rapporto con i terzisti.

Nel 2002 è stato insignito di uomo dell'anno e ha finanziato una opera pubblica di pregio.

120 persone occupate,  con stranieri entrati 15 anni fa a cui ha dato casa, costruendo appartamenti dedicati. E' il secondo gruppo a livello italiano di produzione di lavelli in acciaio di altissima qualità per le migliori marche. Qualità e tecnologia che garantiscono la maggiore redditività con un prodotto quasi curato artigianalmente.

Ha una forza produttiva di 800 mila lavelli e l'equilibrio lo raggiunge con 650 mila pezzi.

Nel 2014 hanno fatto investimenti per 1 milione e 800 mila euro. Tutto con risorse personali e non con risorse pubbliche.

La crisi l'ha sentita sul fronte della perdita di finanza dovuta, negli anni 2012 e 2013 a fallimenti  e concordati per 1 milione e 650 mila euro, su cui hanno pagato le tasse e l'iva. Manca una educazione industriale, i concordati in bianco sono un disastro.

Ottime sono le relazioni industriali e territoriali che facilitano la soluzione dei problemi.

Un imprenditore che ha investito e reinvestito tutto in azienda senza mai portare  via ossigeno all'azienda, che ha  iniziato a 11 anni e non aveva i soldi per un panino con la mortadella.

La commozione nel parlare dei propri collaboratori mi ha commossa e rafforzata nella convinzione che il "modello" del Nordest dell'impresa famigliare ha molto a che fare con legami, relazioni, passione e fa quadrare anche i numeri. Tra questi la signora Silvana Piotto, da 37 anni in azienda entrata giovanissima.

Export 50% che ha sostenuto l'azienda durante la crisi. La concorrenza non fa paura, ma devono esserci stesse regole e le nostre aziende hanno bisogno di tutele. Così come troppe regole non significano maggiore sicurezza, ma c'è bisogno di certezza e programmazione.

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