News dalla regione veneto

PARI OPPORTUNITÀ: DIVARIO RETRIBUTIVO E SOTTO-OCCUPAZIONE IN VENETO PER LE DONNE

A parità di contratti una donna guadagna in media tra il 25 e il 30% in meno di un uomo. Sempre a parità di contratti, una donna firma le proprie dimissioni quattro volte di più un uomo. E a ricorrere al part-time in 88 casi su 100 è una donna; mentre ad arrivare ai vertici della carriera è solo una donna su dieci. Nel mondo delle medie e grandi imprese quasi una donna su tre nell'età compresa tra i 30 e i 34 anni risulta essere laureata, mentre nella stessa fascia di età solo un uomo su 5. Le donne sembrano aver retto meglio ai colpi della crisi, difendendo il posto di lavoro, magari precario, e tenendo in vita le attività imprenditoriali: anzi, in Veneto, quando l'impresa è donna, risulta essere più produttiva e dinamica e a sviluppare 'buone pratiche' di conciliazione tra lavoro e vita.

Sono solo alcuni dati della fotografia in chiaro-scuro sulla parità di genere nelle 1200 aziende con oltre 100 dipendenti attive in Veneto che ha fatto da sfondo alla stipula del 'patto di alleanza' tra Regione, università del Veneto e consigliera di parità, avvenuta oggi a Padova, nella sede del Bo'.

Un 'patto' che  impegna le istituzioni ad incrociare le banche dati (Regione, Inps, Inail, Unioncamere) e mette conoscenze e potenzialità di ricerca e di formazione delle università venete a servizio della politica e delle aziende per capire le ragioni profonde del divario culturale, sociale ed economico tra donne e uomini e per studiare strategie e 'prassi' per colmare il fossato e offrire reale parità di realizzazione personale e sociale.

Il protocollo siglato oggi al Bo' impegna Regione, Università e consigliera di parità a condividere dati, obiettivi, iniziative e mezzi per un programma comune di superamento delle differenze di genere.

Tra le iniziative previste ci sono percorsi di formazione, programmi di studio orientati a declinare anche la dimensione di genere (vedi la medicina di genere), l'orientamento verso le materie scientifiche, la promozione di stage e tirocini nelle strutture che si occupano di pari opportunità e nelle aziende a conduzione femminile, lo studio su come prevenire la violenza di genere e su come promuovere una cultura di rispetto reciproco e di autentica integrazione tra generi.

Hanno aderito al patto regionale per le pari opportunità il rettore dell'Università di Padova Rosario Rizzuto, il rettore dell'Università di Verona Nicola Sartor, il prorettore dell'università di Venezia Agostino Cortesi, la presidente del Comitato unico di garanzia dello Iuav di Venezia, Monica Centanni.

INCONTRO A ROMA SU IDEAL STANDARD DI TRICHIANA: DA NOI MASSIMO SOSTEGNO MA AZIENDA FACCIA LA SUA PARTE

Si è tenuto oggi, presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico, il tavolo relativo alla situazione aziendale dell'Ideal Standard di Trichiana (Belluno), a cui ho partecipato assieme ai vertici aziendali, le Organizzazioni sindacali e l' Unità di crisi aziendale regionale.

L'incontro era incentrato sulle prospettive industriali del Gruppo, considerato il nuovo perimetro aziendale che vede lo stabilimento di Trichiana come unica realtà produttiva rimasta in Italia.

Alla luce delle limitate informazioni fornite da Ideal Standard, il Ministero, con il supporto della Regione, ha chiesto all'Azienda l'apertura di un confronto con le rappresentanze sindacali che consenta la rapida definizione di un piano strategico aziendale per il periodo 2018/2020, la cui presentazione è fissata per il prossimo 7 giugno sempre in ambito ministeriale.

L'incontro di oggi non è stato esaustivo: completati gli investimenti da 9 milioni di euro nel sito di Trichiana, finanziati per due terzi dal sacrificio in busta paga chiesto ai lavoratori, ci saremmo aspettati l'illustrazione di un piano aziendale con un orizzonte temporale di medio lungo periodo per Trichiana e i suoi lavoratori, ma ciò non è accaduto. Assieme al Mise abbiamo chiesto che si proceda rapidamente. Come già avvenuto in passato, noi siamo disponibili a garantire il massimo appoggio ad ogni azione utile a sostenere questa nostra realtà aziendale. Ora però Ideal Standard faccia la sua parte.

MODA, CRISI ICS-MCS: MISE E REGIONE IN PRIMA LINEA A FIANCO DEI LAVORATORI

Ho incontrato oggi le organizzazioni sindacali di MCS Cavaliere (ex Marlboro Sportswear di Valdagno) e di Industries Sportswear Company (ISC, in passato legata a Moncler), due società della moda che hanno in gestione i marchi Henry Cotton's, Marina Yachting e Mcs, e che occupano complessivamente quasi 300 dipendenti, un terzo impiegati nelle sedi di Mestre e i restanti nei punti vendita (negozi e outlet) sparsi per l'Italia.

I rappresentanti dei lavoratori hanno manifestato tutta la loro preoccupazione circa l'attuale situazione delle due realtà produttive, attualmente in procedura fallimentare con esercizio provvisorio. A tale situazione le due società sono giunte a seguito della gestione del fondo Emerisque, fondato dall'imprenditore indiano Ajay Khaitan. Fondo che, peraltro, risulta aver lasciato alle due società solo la licenza temporanea, e non più esclusiva, dei tre marchi.

Nonostante tale situazione di difficoltà i lavoratori stanno supportando i curatori fallimentari al fine di mantenere la continuità produttiva della realtà italiana. Grazie al know how e alle competenze dei lavoratori viene mantenuta viva, e per quanto possibile accresciuta, la rete dei potenziali clienti esteri e italiani degli storici marchi. Oltre a ciò i dipendenti di ISC-MCS stanno lavorando per progettare le future collezioni.

Affiancata dall'Unità di crisi della Regione Veneto, ho assicurato costante attenzione e monitoraggio alla vicenda, in stretto coordinamento con il Ministero dello sviluppo economico, e pieno sostegno ai lavoratori.

Il valore aggiunto di questa realtà aziendale è costituito da questi marchi della tradizione tessile e manifatturiera del 'made in Italy' e ancor più, se possibile, dall'attaccamento all'impresa che i dipendenti stanno manifestando e dalle competenze che posseggono.

Porterò personalmente i prossimi sviluppi della vicenda al tavolo del Mise.

TEATRO STABILE: REGIONE VENETO FINANZIA SCUOLA DI FORMAZIONE CON FONDI FSE - SIGLATO PROTOCOLLO D'INTESA

La Regione Veneto sosterrà il Teatro stabile del Veneto anche investendo nella formazione teatrale e artistica dei giovani. Con la firma odierna al teatro Goldoni di Venezia del protocollo con il presidente dello Stabile del Veneto, si struttura ulteriormente il percorso istituzionale, avviato nell'ottobre dello scorso anno con l'Accademia teatrale del Veneto, che vede la Regione impegnare una quota dei fondi Fse per la formazione teatrale dei giovani e per qualificare i diversi profili professionali legati al palcoscenico.

Dal monitoraggio condotto dalla Regione sugli esiti occupazionali nell'ambito delle imprese culturali incrociando le informazioni delle banche dati di Inail, Inps e Veneto Lavoro, con particolare attenzione ai contratti stipulati e alle dinamiche occupazionali, è emersa una foto chiara e solida del Veneto, in cui il peso dei posti di lavoro generato dall'arte e dalla cultura è di grande rilevanza. La scelta, quindi, di investire risorse della programmazione FSE in modo significativo sulla Scuola teatrale regionale del Teatro Stabile è coerente con gli sforzi che negli anni hanno portato la Regione a sostenere finanziariamente la formazione professionalizzante nell'ambito della cultura.

Il Teatro Stabile del Veneto è teatro nazionale a prescindere dalle valutazioni che recentemente la commissione ministeriale ha espresso. E un teatro nazionale, come quello veneto, che per rilevanza storica è paragonabile solo a quello napoletano, deve poter contare su una realtà di formazione di eccellenza.

Mi auguro che la valutazione del ministero sia un 'incidente di percorso' e confido nel lavoro di 'pressing' istituzionale di Giunta e parlamentari veneti perchè la politica prenda un chiaro e preciso impegno per valorizzare questa fondamentale 'industria culturale' del Veneto e riconoscere il suo valore professionalizzante.

FORMAZIONE: CALO DEMOGRAFICO E NUOVI BISOGNI FORMATIVI, IN CANTIERE NUOVI TARGET, CANALI INTEGRATI E POLI DI SPECIALIZZAZIONE

Calo demografico, sviluppo dell’innovazione, costruzione di alleanze, nuovi ambiti di intervento, verticalizzazione dell’offerta formativa: il presente e il futuro della formazione professionale in Veneto è stato al centro dell’incontro con i rappresentanti di Forma Veneto, Ance, Fedform, le tre associazioni che raggruppano le 50 scuole di formazione professionale del Veneto, che contano oltre un centinaio di sedi nel territorio regionale.

Un incontro che ho promosso per programmare l’offerta formativa del triennio 2018-2020 alla luce dei profondi cambiamenti che interessano il mondo della formazione professionale, frequentato da quasi 20 mila ragazzi (pari al 13 per cento dei veneti tra i 14 e i 17 anni), e del consistente investimento della Regione, che ogni anno impegna 95 milioni di euro del proprio bilancio per garantire i percorsi professionali e il sistema duale. Oggi i percorsi professionali del secondo ciclo sono costituiti da due segmenti distinti: da un lato ci sono gli istituti statali (Ip) della durata di cinque anni; dall’altro c’è l’istruzione e formazione professionale (Iefp) con percorsi di tre o quattro anni (tre per la qualifica più uno per il diploma) sotto la cabina di regia delle Regioni.

La Iefp interessa in Italia circa 320mila studenti e ottiene ottimi risultati occupazionali, specie in Lombardia e Veneto; l’Ip coinvolge invece, sempre su scala nazionale, circa 550mila alunni e 60mila docenti, ma è in grave affanno con elevatissimi tassi di abbandono (38% nei primi due anni).

I centri di formazione professionale offrono un prezioso servizio educativo ma sono chiamati ad affrontare una sfida epocale: da un lato la contrazione demografica, che ha fatto pressochè dimezzare il numero dei potenziali iscritti rispetto agli anni Ottanta; e dall’altro le trasformazioni tecnologiche e organizzative nel mondo del lavoro, che impongono ai centri della formazione professionale di ripensare modelli e profili e di addestrare i giovani a comprendere e combinare competenze diverse e conoscenze generali di alto livello.

Il sistema dell’istruzione e formazione professionale deve fornire competenze trasversali, comportamentali, settoriali e professionali, in una prospettiva di formazione continua, che dura tutta la vita. I temi chiave sono l’innovazione e le tecnologie abilitanti in una logica 4.0. Le nostre scuole devono attrezzarsi per i cambiamenti, pensando a nuovi target, come l’inclusione nel mercato del lavoro, e a rafforzare il proprio rapporto con le aziende.

La prospettiva della verticalizzazione dei percorsi, cioè di creare canali formativi integrati con uno o due anni in più di frequenza è una delle strategie per aggiornare e potenziare il nostro sistema formativo professionale. La scorsa settimana la Giunta regionale ha già approvato un provvedimento che darà il via alla costituzione dei Poli tecnico professionali e ai primi corsi di specializzazione tecnica (il cosiddetto quinto anno) che partiranno con il prossimo autunno. E’ una novità impegnativa, che richiederà sinergie ed alleanze, ma rappresenta una via obbligata per investire sull’alta formazione e rispondere alle richieste di un mondo del lavoro che esige giovani sempre più preparati e con competenze sempre più specializzate e al tempo stesso flessibili.