News da Vicenza

L'INGEGNER NICOLA AMENDUNI COMPIE CENT'ANNI

Oggi compie 100 anni un uomo straordinario partito dalla Puglia ed approdato a Vicenza facendola diventare la sua Città per scelta e per amore. Un grandissimo industriale che ha fatto parlare di se e delle Acciaierie Valbruna in tutto il mondo.

Suggerisco al sindaco Variati, in questo suo compleanno eccellente, di nominare l'ingegner Nicola Amenduni Ambasciatore di Vicenza nel mondo. Quando il sindaco era Enrico Hüllweck fu istituito un riconoscimento per quei vicentini che avevano dato lustro alla Città oltre i propri confini: fu un peccato averlo tolto, visto che rinforzava l'identità contemporanea di Vicenza e legava ancor di più la persona indicata alla Città stessa.

Nicola Amenduni con il suo lavoro e la sua tanta beneficenza, in primis per il nostro ospedale San Bartolo, è certamente il più vicentino tra tanti vicentini nati in città.

VICENZA, ADESIONE ALL'ANTIFASCISMO? NON LA FIRMEREI MAI! LA MIA LETTERA AL SINDACO VARIATI

A Vicenza per poter parlare in piazza, si dovrebbe firmare una adesione all'antifascismo.

Ecco la mia lettera aperta al Sindaco Variati:

Caro Achille,
Ti scrivo perché ti so uomo di intelligenza, libero da schemi, che ha a cuore, nel suo essere Sindaco, la ricerca del bene comune.
Per questo trovo stridente questo tuo obbligo di sottoscrizione di un atto di fedeltà ad una non meglio precisata nuova fede antifascista. Tu, così laico nei tuoi ragionamenti, ti sei fatto imporre un atto di fede ideologica.
Ma che cosa significa per te aderire al proclama antifascista per poter esprimere la propria idea in una campagna elettorale, in uno stato democratico nel 2018?
A che cosa dovrebbe aderire il cittadino obbligato a sottoscrivere un atto di fede antifascista? Fascismo è un periodo storico.

L’aggettivazione di un periodo storico è per sua stessa natura illogica e irrealizzabile. In Italia, purtroppo, non si è mai fatto serenamente un percorso di analisi storica perché viziato dalla guerra civile e si usa il feticcio del fascismo per provare a tenere insieme una sinistra piena di distinguo. La sinistra ha bisogno dell’antifascismo per stare insieme.

Ma cosa significa il termine fascista per la sinistra? É sinonimo di violenza, prevaricazione, dittatura del pensiero, propaganda forzata, monopolio nella comunicazione. Soprattutto violenza. Lo spettro richiamato è quello della paura per il ritorno dei violenti, manganellatori, squadristi. È vero, in Italia c’è questo pericolo, ma ha le insegne dei centri sociali, dei pacifisti di nome, dei professionisti delle manifestazioni non autorizzate che distruggono città, che limitano la libertà di espressione, che picchiano veramente. E le vittime non sono i nipoti di Gramsci, ma sono i poliziotti e i carabinieri, i militanti di destra o i movimenti pro-vita, i rappresentati del Family day o gli organizzatori di una serata per far conoscere il dramma delle foibe, come accaduto a Padova una settimana fa.

Io non firmerò. Gli antifascisti oggi sono violenti, prevaricatori, provocatori professionisti, picchiatori organizzati. Il pericolo della violenza c’è eccome e va eliminato. Io non firmerò mai questo proclama, perché sono per il rispetto delle idee, contro la violenza, per la libertà di pensiero.
Valori per me non negoziabili e che non possono certo coesistere con l'antifascismo militante in nome del quale, a guerra finita, si trucidavano innocenti per legami di parentela. In nome del quale, oggi, si picchia selvaggiamente e in branco un cararabiniere mentre compie il suo dovere piuttosto che un segretario provinciale di un movimento politico.

Nel sostenere questa posizione, caro Achille, ti chiederei per lo meno di non appellarti alla nostra Costituzione, ricordandoti sommessamente che i padri costituenti, loro si lungimiranti, non hanno voluto saggiamente menzionare l'antifascismo e , per amor di verita , neppure la resistenza, tra i nostri valori di riferimento.

Elena Donazzan

 

IMPRESE, VICENZA È LA REALTÀ PIÙ DINAMICA DEL VENETO PER CAPITALE UMANO, FORMAZIONE E SOLIDA FILIERA

Vicenza è la realtà più dinamica del Veneto dal punto di visto industriale. Ma sconta ancora episodi di fragilità finanziaria.
In Cuoa Business School sono intervenuta alla presentazione dei risultati della ricerca condotta sui bilanci delle 500 aziende con il maggior fatturato che hanno sede legale nel Vicentino. Ricerca curata dal Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università di Verona e da PwC, che ha messo a fuoco pregi e difetti della realtà imprenditoriale berica e veneta.

La Regione del Veneto è molto attenta a queste analisi perché le scelte della politica devono essere suffragate dalla realtà del Veneto. Una regione che è, e che resta, uno dei territori più dinamici d’Europa e sicuro traino per l’Italia.

Dall’ottava edizione del rapporto Top 500 si evince come il Veneto stia crescendo in tutte le sue realtà. Vicenza è la più dinamica e, dal punto di osservazione delle politiche regionali per il lavoro e le reindustrializzioni emergono alcuni elementi che sono una costante delle imprese più dinamiche e dei settori più trainanti: investimenti nel capitale umano di alta formazione un buon clima aziendale legato spesso ad accordi e contratti di partecipazione una filiera robusta e molto collegata agli ambiti formativi. Per contro, le difficoltà riscontrate da alcune aziende, molto significative dal punto di vista della storia e della solidità produttiva, sono attribuibili ad una condizione di fragilità finanziaria.

Alle aziende ho chiesto maggiore consapevolezza, anche dei propri limiti, oltre che delle proprie potenzialità. Inoltre ho chiesto una corretta comunicazione all’interno dei distretti e dei distretti con le istituzioni, al fine di ottenere i migliori vantaggi.

Infine, ho sollecitato una prospettiva di ulteriore crescita per difendere le nostre imprese, che sono oggi molto appetibili per investitori stranieri, i quali non sempre hanno l’orizzonte dell’investimento, ma piuttosto quello della speculazione.

VICENZA, PROFUGO CONDANNATO NON PUÒ ESSERE ESPULSO. È TEMPO CHE PARLAMENTO E MAGISTRATURA SI ASSUMANO LE PROPRIE RESPONSABILITÀ

L’ordinamento prevede che un profugo che delinque non possa essere espulso? Pura follia. Siamo già in ritardo, gli italiani onesti sono esasperati. È giunto il tempo dell’assunzione di responsabilità sia da parte della politica sia da parte della magistratura. È una questione di buonsenso, di vivere civile, che non può prescindere dal rispetto di ordine e legalitò. Mi auguro che la prossima legislatura parlamentare possa portare a una riforma dell’ordinamento, perché l’Italia non può più essere considerata dagli immigrati che abusano della nostra ospitalità come il paese di Bengodi. Con regole chiare e certe, per la garanzia della sicurezza nelle nostre città, i magistrati non sarebbero più nelle condizioni di interpretare in modo discutibile le norme. Ormai siamo fuori tempo massimo. Così ho commentato la vicenda di Saturday Agho, profugo nigeriano reo di aver preso a morsi militari dell’esercito in Campo Marzo a Vicenza, e accoltellato un connazionale, che non può essere espulso poiché in possesso di un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria.

LOVATO GAS, UN’ALTRA STORIA!

Sembrava una storia già scritta, con la parola fine. Un’azienda storica, con un nome di famiglia, da sempre una delle aziende di Vicenza città. Si narra che il signor Ottorino Lovato brevettò una sua idea da semplice operaio, ottenendo un primo aiuto finanziario da un grande imprenditore. Era il 1958. A dicembre del 2017 viene decisa la chiusura dello stabilimento di Lovato Gas. Chiusura e licenziamento. Ho iniziato ad occuparmene con l’Unita di Crisi della Regione del Veneto. L’ho seguita personalmente anche dopo l’iniziale e comprensibile clamore generato dall’altrettanta comprensibile preoccupazione dei lavoratori, dopo il via vai di politici di tutti i livelli, le attestazioni di vicinanza del Vescovo e del Ministro, gli articoli di stampa. Poi, come sempre accade, passati i primi giorni di attenzione tutto scema e restano solo i lavoratori, l’azienda e noi. E spesso accade che non ci sia più nulla da fare. 
Per Lovato abbiamo voluto, tutti, scrivere un’altra fine per questa storia. Abbiamo dato il meglio di noi stessi, nel rispetto del ruolo di ciascuno, delle diverse responsabilità, senza mai perdere la calma. Incontro dopo incontro, al Ministero dello Sviluppo Economico come a Venezia, con i responsabili dell’azienda e con il sindacato, sempre mettendo al primo posto la credibilità e la volontà di difendere l’azienda. E ci siamo riusciti. Lovato doveva lasciare per sempre Vicenze e chiudere i battenti ed invece resterá qui con un presidio significativo; doveva spostare tutto all’estero ed invece manterrà una linea di produzione in Italia, a Vicenza; doveva licenziare tutti ed ora resteranno 23 lavoratori. Ci abbiamo creduto, ma non sarebbe stato sufficiente se non avessimo trovato uomini e donne perbene e di buona volontà. Hanno dei nomi. Il dottor Musi, inizialmente freddo e duro Amministratore Delegato, non ha mai abbandonato il tavolo, ha riconosciuto la serietà dei lavoratori e ha rivisto in parte il piano industriale; Morgan Prebianca rappresentante FIOMM interno, preparatissimo nelle analisi, nel confronto, commovente nel suo attaccamento all’azienda e Andrea Brunetti - e se lo dico io dovete proprio fidarvi - FIOMM nazionale, sempre presente, attento e responsabile. Insieme abbiamo scritto una buona storia di Natale e abbiamo iniziato bene il 2018. Non credete quando vi dicono che non è possibile!