News da Vicenza

FIERA DI VICENZA: PERDITA DIRETTORE GENERALE È GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO. L'INCAPACITÀ POLITICA DI VARIATI NE È STATA LA CAUSA

Stiamo concretamente rischiando di perdere la primazia, difficilmente riconquistata nell'ultimo periodo, della Fiera dell'Oro di Vicenza: per colpa della debolezza delle scelte del sindaco Variati che hanno compromesso il futuro della nostra Fiera, in questo settore quanto mai strategico e difficile, a causa del patto evidentemente scellerato siglato con la Fiera di Rimini.

Sono molto preoccupata che questa debolezza comprometta il lavoro che la Regione del Veneto, ed in particolare il mio Assessorato, ha effettuato nel campo della formazione per far rinascere un modello a difesa del Made in Italy del lusso, compreso quello della lavorazione dei preziosi e dell'oro.

Abbiamo risposto, in particolare in questi ultimi anni, alle esigenze delle aziende più coraggiose e che avevano resistito con tenacia alla crisi per rilanciare questo settore: ora, la fragilità della politica vicentina di città che ha accettato una fusione per incorporazione con una percentuale di governo del 19%, dimostra l'incapacità di un Sindaco e di una Amministrazione comunale che non hanno saputo difendere gli asset strategici della nostra Città.

L'avere perso anche il direttore generale, figura di riferimento per la Fiera dell'Oro, è la goccia che fa definitivamente traboccare il vaso.

STOP VARDANEGA AI LAVORI SUL PONTE ALPINI: L'AMMINISTRAZIONE RISPONDA. PERSO APPUNTAMENTO CON LA STORIA

Inquietante ciò che emerge dalla lettera, che potremmo difinire una accusa, della società Vardanega ed indirizzata al Comune di Bassano del Grappa, per cui ci auguriamo che l'Amministrazione in sede istituzionale dia le dovuto spiegazioni.

Avevo già avuto modo di dire quanta amarezza suscita nei bassanesi lo stato di salute del Ponte, ma oramai è diventata rabbia nei confronti di una Amministrazione Comunale incapace di affrontare la situazione.

Nel centenario della Grande Guerra, Bassano del Grappa non ha visto riconosciuto il suo ruolo morale di piccola capitale degli Alpini, che avrebbe meritato una valorizzazione fatta di mostre, iniziative culturali e turistiche legate al ruolo che ebbe in quei tragici momenti della storia della nostra Nazione. Ma una giunta di sinistra troppo impegnata in beghe interne e nella retorica pacifista ha fatto perdere a Bassano del Grappa l'appuntamento con la storia: grazie a Dio ci sono gli Alpini, i Fanti e i Bersaglieri, che con le loro forze e il loro amore per la Patria rendono viva la Città, come sta accadendo tra oggi e domani con l'Adunata Intersezionale delle sezioni vicentine dell'ANA.

Nello stendardo della Provincia ci sono i 4 sacrari, simbolo del ruolo che il vicentino e Bassano del Grappa ebbero nella storia. È mortificante vedere come la guida politica di questa città non ami Bassano quanto meriterebbe, e il Ponte purtroppo è solo l'ennesima prova di questo di fallimento.

L'INGEGNER NICOLA AMENDUNI COMPIE CENT'ANNI

Oggi compie 100 anni un uomo straordinario partito dalla Puglia ed approdato a Vicenza facendola diventare la sua Città per scelta e per amore. Un grandissimo industriale che ha fatto parlare di se e delle Acciaierie Valbruna in tutto il mondo.

Suggerisco al sindaco Variati, in questo suo compleanno eccellente, di nominare l'ingegner Nicola Amenduni Ambasciatore di Vicenza nel mondo. Quando il sindaco era Enrico Hüllweck fu istituito un riconoscimento per quei vicentini che avevano dato lustro alla Città oltre i propri confini: fu un peccato averlo tolto, visto che rinforzava l'identità contemporanea di Vicenza e legava ancor di più la persona indicata alla Città stessa.

Nicola Amenduni con il suo lavoro e la sua tanta beneficenza, in primis per il nostro ospedale San Bartolo, è certamente il più vicentino tra tanti vicentini nati in città.

VICENZA, ADESIONE ALL'ANTIFASCISMO? NON LA FIRMEREI MAI! LA MIA LETTERA AL SINDACO VARIATI

A Vicenza per poter parlare in piazza, si dovrebbe firmare una adesione all'antifascismo.

Ecco la mia lettera aperta al Sindaco Variati:

Caro Achille,
Ti scrivo perché ti so uomo di intelligenza, libero da schemi, che ha a cuore, nel suo essere Sindaco, la ricerca del bene comune.
Per questo trovo stridente questo tuo obbligo di sottoscrizione di un atto di fedeltà ad una non meglio precisata nuova fede antifascista. Tu, così laico nei tuoi ragionamenti, ti sei fatto imporre un atto di fede ideologica.
Ma che cosa significa per te aderire al proclama antifascista per poter esprimere la propria idea in una campagna elettorale, in uno stato democratico nel 2018?
A che cosa dovrebbe aderire il cittadino obbligato a sottoscrivere un atto di fede antifascista? Fascismo è un periodo storico.

L’aggettivazione di un periodo storico è per sua stessa natura illogica e irrealizzabile. In Italia, purtroppo, non si è mai fatto serenamente un percorso di analisi storica perché viziato dalla guerra civile e si usa il feticcio del fascismo per provare a tenere insieme una sinistra piena di distinguo. La sinistra ha bisogno dell’antifascismo per stare insieme.

Ma cosa significa il termine fascista per la sinistra? É sinonimo di violenza, prevaricazione, dittatura del pensiero, propaganda forzata, monopolio nella comunicazione. Soprattutto violenza. Lo spettro richiamato è quello della paura per il ritorno dei violenti, manganellatori, squadristi. È vero, in Italia c’è questo pericolo, ma ha le insegne dei centri sociali, dei pacifisti di nome, dei professionisti delle manifestazioni non autorizzate che distruggono città, che limitano la libertà di espressione, che picchiano veramente. E le vittime non sono i nipoti di Gramsci, ma sono i poliziotti e i carabinieri, i militanti di destra o i movimenti pro-vita, i rappresentati del Family day o gli organizzatori di una serata per far conoscere il dramma delle foibe, come accaduto a Padova una settimana fa.

Io non firmerò. Gli antifascisti oggi sono violenti, prevaricatori, provocatori professionisti, picchiatori organizzati. Il pericolo della violenza c’è eccome e va eliminato. Io non firmerò mai questo proclama, perché sono per il rispetto delle idee, contro la violenza, per la libertà di pensiero.
Valori per me non negoziabili e che non possono certo coesistere con l'antifascismo militante in nome del quale, a guerra finita, si trucidavano innocenti per legami di parentela. In nome del quale, oggi, si picchia selvaggiamente e in branco un cararabiniere mentre compie il suo dovere piuttosto che un segretario provinciale di un movimento politico.

Nel sostenere questa posizione, caro Achille, ti chiederei per lo meno di non appellarti alla nostra Costituzione, ricordandoti sommessamente che i padri costituenti, loro si lungimiranti, non hanno voluto saggiamente menzionare l'antifascismo e , per amor di verita , neppure la resistenza, tra i nostri valori di riferimento.

Elena Donazzan

 

IMPRESE, VICENZA È LA REALTÀ PIÙ DINAMICA DEL VENETO PER CAPITALE UMANO, FORMAZIONE E SOLIDA FILIERA

Vicenza è la realtà più dinamica del Veneto dal punto di visto industriale. Ma sconta ancora episodi di fragilità finanziaria.
In Cuoa Business School sono intervenuta alla presentazione dei risultati della ricerca condotta sui bilanci delle 500 aziende con il maggior fatturato che hanno sede legale nel Vicentino. Ricerca curata dal Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università di Verona e da PwC, che ha messo a fuoco pregi e difetti della realtà imprenditoriale berica e veneta.

La Regione del Veneto è molto attenta a queste analisi perché le scelte della politica devono essere suffragate dalla realtà del Veneto. Una regione che è, e che resta, uno dei territori più dinamici d’Europa e sicuro traino per l’Italia.

Dall’ottava edizione del rapporto Top 500 si evince come il Veneto stia crescendo in tutte le sue realtà. Vicenza è la più dinamica e, dal punto di osservazione delle politiche regionali per il lavoro e le reindustrializzioni emergono alcuni elementi che sono una costante delle imprese più dinamiche e dei settori più trainanti: investimenti nel capitale umano di alta formazione un buon clima aziendale legato spesso ad accordi e contratti di partecipazione una filiera robusta e molto collegata agli ambiti formativi. Per contro, le difficoltà riscontrate da alcune aziende, molto significative dal punto di vista della storia e della solidità produttiva, sono attribuibili ad una condizione di fragilità finanziaria.

Alle aziende ho chiesto maggiore consapevolezza, anche dei propri limiti, oltre che delle proprie potenzialità. Inoltre ho chiesto una corretta comunicazione all’interno dei distretti e dei distretti con le istituzioni, al fine di ottenere i migliori vantaggi.

Infine, ho sollecitato una prospettiva di ulteriore crescita per difendere le nostre imprese, che sono oggi molto appetibili per investitori stranieri, i quali non sempre hanno l’orizzonte dell’investimento, ma piuttosto quello della speculazione.