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Appello a sostegno della famiglia

Lunedì, 10 Febbraio 2014 09:22

Sostenere la vita e la famiglia naturale di fronte ai quotidiani attacchi del relativismo e di una certa ideologia è una battaglia di civiltà a cui non ci si può sottrarre.

In questi giorni l'UNAR, (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità) ha iniziato una pericolosa campagna di vero e proprio indottrinamento dei nostri giovani e degli insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali".
Se fosse sulla "identità di genere" ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, sarebbe una cosa giusta, purtroppo qui si nega sia l'identità che il genere e si propone un modello devastante per la tenuta della società e del suo nucleo principale: la famiglia. Inoltre ciò che rende veramente grave questa azione di destabilizzazione del nostro modello di società è la violenza psicologica che ne deriva. Entrare nella sfera educativa creando confusione nei più giovani, adolescenti o addirittura bambini, dicendo loro che non esiste il loro genere, quello che imparano a scoprire con la crescita sia fisica che psicologica, insinuando il dubbio che quel genere non esista è al limite della denuncia per violenza psicologica.

Noi dovremmo accompagnare i più giovani, nel complesso momento della scoperta di sè, con punti di riferimento certi, sereni, stabili. Questo dovrebbe essere il compito di famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita. Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che è veramente, crisi morale e di identità.

Credo che una grave responsabilità in questa crisi sia dovuta proprio all'azione lobbistica e penetrante ogni settore della vita pubblica e non più solo privata, di certi fondamentalismi ideologici che pretendono che uno stile comportamentale anomalo diventi la normalità.

Nessuno nega la omosessualità, nè il rispetto per la condizione personale, ma non possiamo ascrivere questa condizione a modello di riferimento sociale, nè possiamo - cosa ancor più grave - riferirci quasi con maniacalità nel trattare il tema delle relazioni interpersonali alla sfera sessuale.

Ciò che sta accadendo nelle scuole è quindi gravissimo ed addirittura coperto dalle istituzioni.

Le direttive dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riprese nel Decreto Legge Carrozza, prevedono “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.

"Stereotipi": come se la natura dell'uomo, la sopravvivenza della specie in natura fossero barbare convinzioni dettate dalla ignoranza e dalla mancanza di cultura.

Lo scopo di questo attacco congiunto è chiaramente quello di legittimare ragionamenti palesemente insostenibili e col generico pretesto delle "pari opportunità" o della "non discriminazione" si violentano sacrosanti principi del diritto naturale su cui si è sempre fondata la nostra civiltà.

Abbiamo poco tempo per manifestare la nostra preoccupazione e contrarietà. Io ho firmato la petizione contro la strategia dell'UNAR e le direttive dell'OMS per difendere la vita, la famiglia e le prossime generazioni.

Ti chiedo di farlo anche tu.

http://www.notizieprovita.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/

La petizione sarà indirizzata a: il Presidente del Consiglio dei Ministri; il Ministro degli Interni; il Ministro dell’Istruzione; il Ministro per le Pari Opportunità; il Ministro della Salute; l’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; la Commissione Parlamentare per l’infanzia.

Fiera Cavalli e il pony a scuola: accordo con la Regione del Veneto

Mercoledì, 13 Novembre 2013 13:46

Grande soddisfazione alla Fiera Cavalli, la fiera più importante del settore che si è tenuta a Verona dal 7 al 10 novembre, una vera gioia per chi come me è appassionato di questo nobile e delicatissimo splendido animale.

Quest’anno abbiamo siglato un accordo di promozione degli sport equestri nelle scuole del Veneto, con la convinzione che sia una disciplina sana, capace di infondere sani principi ai nostri giovani.

Ecco il momento dell’accordo con la Presidente Regionale della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), Avv. Maria Vittoria Valle.

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Cristiano Dal Pozzo, buon compleanno! Un patriota di 100 anni

Lunedì, 09 Settembre 2013 13:30

Domenica 8 dicembre ci siamo trovati per il compleanno di Cristiano Dal Pozzo. In verità  Cristiano Dal Pozzo compirà  i suoi 100 il primo di dicembre di quest'anno, ma la sua comunità  ha pensato giustamente di anticipare di qualche mese. In effetti lassù il primo di dicembre sarebbe stato difficile mettere insieme tutte le autorità  e gli alpini di oggi. Domenica è stato tutto perfetto! Anche il tempo, che minacciava con i suoi nuvoloni di rovinare la sfilata, é stato clemente e ha permesso che tutto si svolgesse secondo il programma.

Chiesa gremita, tanti gagliardetti e labari di sezione a contornare l'altare con il benestare di un parroco vero, di montagna, di quelli che non si fanno prendere dalle sciocchezze radical chic che hanno fatto danni anche nella Chiesa e che sanno quanta fede hanno gli alpini e quanto siano i veri difensori della famiglia, delle tradizioni e pure dei beni materiali della comunità  ecclesiale.. Una piccolissima realtà  quella di Rotzo. Qualche centinaio di abitanti che vivono nel comune più isolato dell'Altopiano di Asiago e che pregano nella loro lingua antica: il cimbro.

Tutto pronto per ospitare l'Adunata sezionale di Asiago Monte Ortigara e contestualmente il compleanno del nostro reduce di Abissinia Cristiano Dal Pozzo. Un uomo straordinario che commuove tutte le persone che assiepate lungo il percorso delle città  ospitanti l'Adunata nazionale,lo vedono sfilare con la sua divisa kaki di reduce dell'Abissinia. Lui ha tenuto a specificare "VOLONTARIO in guerra", scandendo questa parola con orgoglio. Un orgoglio che lo accompagna da 73 anni e che lo ha aiutato nei momenti difficili della sua vita.

Per noi Cristiano Dal Pozzo é un membro della famiglia, il più "vecio", quello che vogliamo accudire e a cui dedicare tutte le attenzioni che possiamo perché merita rispetto per ciò che ha fatto nella sua vita e per la forza e l'attaccamento che dimostra verso gli alpini, la sua divisa, la sua storia.

Questa resterà  una giornata indimenticabile per la comunità  di Rotzo, per i suoi alpini e per chi c'è stato. Unica anche per le presenze così significative a partire da un a telefonata in viva voce del Ministro della Difesa Mario Mauro, appassionata e sincera. Non siamo abituati a Ministri così attenti e sensibili, ma Mauro oggi ha citato le cante alpine nei passaggi più significativi, ha parlato dell'importanza della scelta di vita di chi decide di vestire la divisa dell'Esercito Italiano, ha parlato di Patria....E così anche, via telefono, ha voluto dare un omaggio doveroso a questo reduce l'ex Ministro Ignazio La Russa che non ha scordato i Marò ancora, vergognosamente, prigionieri di uno stato straniero. Il Comandante delle Truppe Alpine Generale Alberto Primicerj si è dimostrato, una volta di più, un grande comandante! Il cuore ha parlato per lui, il generale si é sentito prima di tutto soldato con la sua umanità , di fronte ad un reduce che ha saputo e voluto dare senso, fino in fondo, alla scelta di essere militare in guerra.

Quanta emozione mi prende quando vedo questi segni, inequivocabili, che siamo un grande popolo, che abbiamo uomini straordinari e che la radice profonda é sana e non é intaccata dal germe velenoso della corruzione. Domenica, come in tutte le occasioni nelle quali si esprime l'alpinità , io rinasco. Mi sento una privilegiata per poter vivere e sentire queste emozioni e prego Dio perché me le faccia provare per sempre.

à‰ l'Italia migliore, quella che non dimentica, non rimuove la storia per comodo, quella che é capace di far sfilare dietro al Labaro Nazionale dell'Associazione Nazionale Alpini, che comprende tutti i sacrifici di questa nobile arma, gli alpini di tutta Italia. Quelli in armi a cui dobbiamo tutto l'affetto e la vicinanza e non solo, come ci ha ricordato un nostro giovane alpino Matteo Miotto, quando tornano avvolti in un tricolore. A questi giovani e meno giovani che vestono la divisa dell'Esercito Italiano diamo tutti i giorni un abbraccio metaforico, che alle Adunate diventa fisico. Quelli delle sezioni olocauste di Zara, Fiume, Pola sempre prima tra le sezioni che aprono le Adunate e ricordare a tutti noi distratti che c'è una terra di là¡ dall'acqua italianissima e rimossa perché é più comodo non dire la verità . E poi le sezioni estere a rappresentare chi é e vuole restare italiano, anche se distante dalla terra natale, anche se costretto all'estero da sofferenze del passato o del presente. E i reduci...dal gruppo giovani che l'ANA ha intelligentemente creato per difendere quel patrimonio umano formatosi con la leva obbligatoria. Li tengono per mano questi vecchi, come a dire che ci sono loro a difenderli, a sostenerli in questo tempo della vita, eredi anche morali di quella storia. Alla fine, a commuovere l'Italia di Bassano del Grappa, di Cuneo, di Bergamo, di Bolzano arriva Cristiano Dal Pozzo della sezione "Monte Ortigara"seguito da un cartello : "reduce di Abissinia - 1936". È quando lascia la carrozzina e con i suoi due bastoni di legno grezzo e nodoso della sua terra per sfilare in piedi di fronte al Labaro Nazionale che scoppia il boato, che scendono le lacrime, che le autorità  scendono dal palco per omaggiato questo simbolo dell'Italia migliore. Ha un sorriso che non si può dire e due occhi che solo la gente di montagna dell'Altopiano ha, ma quello che ti resta nel cuore é quella sua voglia di mettersi la divisa coloniale, il casco con la penna da alpino per venire alla Adunata Nazionale, in qualsiasi parte d'Italia, fino a Littoria-Latina.

È diventato un simbolo, é un esempio che ti fa struggere e ti interroga sul fatto che noi si sia degni di questa gente!
Ripeto, sono una privilegiata! Ho modo di stare in queste occasioni dove si respira amore di Patria, rispetto per il valore ed il sacrificio, dirittura morale e senso del dovere, dove di parla di onore e dignità , dove comprendo che vi é un popolo italiano che se ritrovasse per intero questi valori, scriverebbe altre pagine di storia, di politica, di crescita.

A Rotzo, oltre mille persone erano quel popolo. Dovremo portare con forza in ogni luogo questi valori, l'esempio di Cristiano Dal Pozzo, per educare il resto di Italia.

Contraddizioni: il diavolo e l’acqua santa

Martedì, 11 Giugno 2013 12:37

Una settimana dopo il Festival Biblico a Vicenza si vive il Gay Pride. Dopo le riflessioni attorno ai temi e alle personalità  che hanno animato uno tra gli avvenimenti più importanti della vita culturale della Chiesa Cattolica nazionale ecco la ostentazione dell’orgoglio omosessuale che con i temi della settimana precedente, francamente stride oltre ogni limite. Tutto “normale”?No. 

Io credo che non si possa stare “col diavolo e l’acqua santa” per dirla con un detto popolare e credo che questa società , che ci sta abituando ad accettare qualsiasi cosa, al relativismo più spinto, non mi debba trovare consenziente.

Ciascuno ha le proprie idee, ciascuno ha il proprio credo e i propri convincimenti. Mi spaventa chi crede che si possa coniugare ogni contraddizione in nome di una melassa culturale e politica che tutto copre. 

Io sono a favore della famiglia. E non si può essere a sostegno della famiglia tradizionale e prevedere politiche a sua tutela se nel contempo si ipotizzano altre unioni. O si è per la famiglia, così come prevede la natura, la morale cattolica, la Costituzione oppure no. O si difende un modello di società  fondato sulla famiglia, sulla sua continuità , sui legami stabili e di mutualità  previsti dalla formalizzazione di questo legame riconosciuto anche in senso pubblicistico oppure si immagina un’altra società , formata da unioni più o meno stabili tra due o perché no, più di due, soggetti dello stesso sesso. 

O si è per una società  nella quale al centro poniamo la persona ed il suo diritto sacrosanto ad avere una famiglia, un padre ed una madre i cui ruoli sono naturali e sono il riferimento imprescindibile per la stabilità  psicologica ed emotiva della piccola persona in seno alla famiglia stessa  e crediamo all’educazione dei figli secondo principi e regole della nostra tradizione popolare e spirituale, oppure si vogliono prevedere adozioni per coppie omosessuali o uteri in affitto o inseminazioni da terzi, nel caso di due donne che decidono di vivere assieme, con l’aberrazione di un atto di puro egoismo che segnerà  per sempre la vita di questo povero figlio.

Quale modello di società  crediamo sia da costruire?  Io continuo a credere che la famiglia sia la forza stessa della persona, legame archetipo che si fonda sul diritto naturale prima ancora di quello positivo, sulla tradizione, sulla continuità , sull’equilibrio naturale della complementarietà  tra uomo e donna, tra madre e padre, tra nonno e nipote. Questo legame indissolubile non è riproducibile in nome dell’egoismo dell’individuo che pensa di poter modificare tutto, anche la natura.

Inoltre trovo agghiacciante e volgare il dover parlare delle proprie abitudini sessuali. Trovo questo fatto imbarazzante per tutti ed in particolare per chi invece vive l’omosessualità  giustamente come un fatto privato e personale  che nulla dovrebbe avere a che fare con l’ostentazione pubblica in nome di non si capisce quali diritti e per chi. I diritti della persona sono inalienabili. La famiglia è un’altra cosa.

Nessuno nega l’affettività , né la dimensione privata di gesti o emozioni, ma chi si occupa della “cosa pubblica”, della politica deve occuparsi di quale modello di società  vuole perseguire, di quale futuro vuole costruire per il proprio popolo e non solo per se stessi o per una minoranza o una lobby per quanto potente.

Il gay pride alla fine si traduce in una carnevalata fuori stagione dedicata a non si capisce bene quali categorie…io ero ferma all’uomo e alla donna, ma incappando nell’opuscolo della manifestazione ho trovato che il tutto sarebbe dedicato a omosessuali (e questo lo so), transessuali (e qui faccio già  più fatica a capire), transgender (mai capito la differenza coi precedenti), intersessuali (????) e queer (!?!?). Ho chiesto agli organizzatori della manifestazione patrocinata dal Comune di Vicenza, ma non ho avuto alcuna risposta. Che abbiano confusione anche loro?

Certamente sabato sarà  incredibile vedere in testa al corteo con tutte le categorie di ci sopra il Sindaco Variati che con un’abilità  straordinaria è passato dagli incontri in Duomo sulla famiglia di fronte al Vescovo e a tutti i ministri della chiesa, alla “colorata”manifestazione di rivendicazione dell’essere diversi.

Ebbene anche io rivendico di essere normale e  vorrei non essere offesa nel mio pudore e nella mia sensibilità  con una ostentazione dei propri, ancorchè diversi, costumi sessuali. Credo sia offensivo per tutti coloro che vivono la propria affettività  con riservatezza e senza esibizionismo, perché anche questa è una grande contraddizione.