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“PROPOSTE PER IL XXI SECOLO”: DAL 16 AL 24 AGOSTO, AD ASIAGO (VI), UNA SETTIMANA DI INCONTRI E DIBATTITI SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE

Giovedì, 14 Agosto 2014 09:49

Si svolgerà dal 16 al 24 agosto l’edizione 2014 di “Proposte per il XXI secolo – percorsi delle idee e della politica ad Asiago”, l’evento promosso dall’associazione culturale “Proposta per l’Italia” con il patrocinio della Regione del Veneto. Una settimana di dibattiti e incontri quotidiani in un luogo simbolo della storia d’Italia, l’altopiano di Asiago, teatro della Grande Guerra e dominato dal sacrario dove sono state traslate 54.286 salme provenienti dai cimiteri di guerra della zona.

L’evento costituisce un’occasione di riflessione e di ascolto, ma anche di svago, sul rinnovamento culturale, sociale e politico del nostro Paese, a partire dalle questioni inerenti le giovani generazioni, l’istruzione scolastica e universitaria, la formazione e altro ancora. Le tematiche affrontate spaziano dalle eccellenze agroalimentari italiane, come opportunità di sviluppo, alla riforma delle istituzioni, dal centenario della Grande Guerra al rapporto tra amministrazione pubblica e legalità, da Expo 2015 al futuro dello sport in Italia e in Europa.

“Anche quest’anno, dopo la felice esperienza dell’anno scorso, Asiago diventa centrale nel dibattito agostano sulla politica e l’attualità – spiega l’assessore regionale al lavoro, formazione e istruzione Elena Donazzan –. Sarà una bella occasione di confronto tra i molti prestigiosi ospiti che la rivista ‘Nova Itinera’ ha saputo coinvolgere, segno che il nostro territorio è considerato di grande importanza a livello nazionale. Ringrazio il dottor Amore di avermi voluto tra i promotori di questa iniziativa, cosa che mi ha permesso di invitare molti ospiti veneti di respiro nazionale ed internazionale. Il Veneto sa esprimere eccellenze e genialità in ogni ambito e può essere di grande aiuto per delineare le proposte per questo difficile XXI secolo”.

Magistrati, avvocati, docenti, giornalisti, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria, esponenti della politica nazionale e locale si confronteranno nel corso di incontri che si terranno ogni pomeriggio dalle 17.30 alle 19.00 in Piazza II Risorgimento. Tra gli altri, oltre agli assessori regionali Donazzan, Isi Coppola (attività produttive) e Marino Finozzi (turismo), ai dibattiti interverranno Stefano Amore, magistrato, direttore della rivista “Nova Itinera” e ideatore dell’iniziativa, Roberto Rigoni, sindaco di Asiago, Carlo Carraro, rettore dell’Università Cà Foscari di Venezia, Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria, Giuseppe Sbalchiero, presidente di Confartigianato Veneto, Franca Porto, segretario generale Cisl Veneto, Giorgio Piazza, presidente regionale Coldiretti Veneto, Giuseppe Giove, comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato, Roberta Barberini, sostituto procuratore generale Corte di Appello di Roma, Guido Calvi, componente del CSM, Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, Luca Businaro, presidente di AssoSport, Arturo Diaconale, giornalista direttore de “L’Opinione”, Sebastiano Zanolli, manager e scrittore, Paolo Pozzato, scrittore ed editorialista, e molti altri.

L’apertura della manifestazione è fissata sabato 16 agosto alle ore 17.00 in Piazza II Risorgimento con un dibattito sul vino e la cucina nell’arte e nella storia.
Chiusura domenica 24 agosto alle ore 17.30 con l’incontro dal titolo “Il giudice e la globalizzazione: le prospettive della giustizia oltre gli ordinamenti nazionali”.

 

"La diaspora della destra": commento all'editoriale di Galli della Loggia

Giovedì, 24 Aprile 2014 07:26

Come iniziare male la giornata, leggendo il Corrierone con il radical chic Galli della Loggia il cui giudizio supremo sulla inferiorità razziale del popolo (parla proprio di "ambito socio- antropologico"!!!) della destra. Al suo dire illuminato ci sarebbero troppi imprenditori, piccola borghesia e professionisti occupati a seguire i propri interessi per occuparsi degnamente della cosa pubblica. In sostanza la destra sarebbe troppo occupata a lavorare per pensare alla politica.

Traggo testualmente: "Troppo legata alle proprie occupazioni e professioni, troppo immersa nelle sue attività economiche e commerciali, troppo presa dal proprio privato...".

A Galli della Loggia bisognerebbe ricordare che senza questa società laboriosa la "sua" società ed il "suo" modello socio- antropologico non avrebbero stipendi pagati, sussidi, garanzie....forse troppe! L'arroganza e la presunta superiorità intellettuale di Galli della Loggia sono intollerabili. Su un unico aspetto do a lui ragione. Le cose che sta facendo Renzi, almeno alcune più significative riforme, avremmo dovuto farle noi, di destra, quando ne abbiamo avuto la possibilità e abbiamo fallito l'occasione con la storia. Riforme azzoppate, spinta riformista subordinata ad altre priorità, cancellazione dei privilegi e segni di discontinuità con un passato democristiano e comunista che dal dopoguerra ad oggi hanno stratificato il potere ed ingessato il cambiamento avrebbero dovuto portare naturalmente la destra e lo stesso Berlusconi,che quel potere non rappresentava a rivoltare l'Italia. Non l'abbiamo fatto ed ora paghiamo le conseguenze. Io tifo per l'Italia, perché si rialzi, perché rompa con il suo presente di poteri fortissimi, ma da Renzi mi dividono alcuni aspetti esiziali: i proclami (Jobs Act completamente ad ora disatteso) e i tagli alla Difesa.

A Cottarelli, oscuro figuro della corte di Re Renzi, bisognerebbe ricordare che sul totale della spesa pubblica - oltre 800 miliardi di euro - la Difesa ne pesa l'1,3 per cento!!! Qui vedo tanta sinistra all'opera, antimilitarista e che disprezza chi veste e vive la divisa. Alla destra imputo di non avere fatto quello che doveva per tempo, anche perché noi ai nostri soldati, carabinieri, poliziotti avremmo potuto dare di più.

Editoriale Ernesto Galli della Loggia

INNAMORATI DI BASSANO

Martedì, 15 Aprile 2014 08:32

A tutti i bassanesi, a chi ama Bassano del Grappa, a chi ci lavora anche se non ci risiede dico ...noi siamo INNAMORATI!
Della bellezza della nostra città, della sua storia datata dal 998, che ha passato i secoli lasciando il segno, della sua cultura e della vocazione turistica, della sua gente solare che ama la vita e il divertimento, dell'operosità che l'ha resa ricca e dinamica, dei grandi avvenimenti che l'hanno consacrata città dedicata al Monte Sacro alla Patria: il Grappa.
Gli ultimi cinque anni l'hanno depressa e trascurata, complice una amministrazione senza una idea di città, sempre dilaniata dalla eterogeneità delle forze che l'hanno (mal) governata, ingessandola, bloccandola. Dal cuore dell'identità di Bassano del Grappa, il Ponte di Palladio più giustamente noto come "degli Alpini", abbiamo lanciato la nostra proposta politica e amministrativa con Federica Finco, donna tosta e capace.

Io Amo Bassano! E dico ad ogni bassanese: INNAMORATI di Bassano!

 
 
140415 innamorati di bassano

 

 

TAGLI ALLE FORZE ARMATE ASSOLUTAMENTE VERGOGNOSI

Martedì, 18 Marzo 2014 16:32

Il compito di chi oggi indossa una divisa è già estremamente delicato per la mancanza di tutele che spesso paradossalmente vengono riservate più ai delinquenti che ai nostri poliziotti e militari.

L’idea di poter effettuare dei tagli drastici come quelli ipotizzati in queste ore rende la situazione, di per sé già difficile, assolutamente vergognosa. Parlare di riduzione dell’organico dei nostri uomini, di chiusura di commissariati e zone di frontiera, di soppressione di squadre e nuclei specializzati, di svendita di portaerei ed elicotteri, dà l'idea di come questo governo intenda giocare con la sicurezza degli italiani per portare avanti una propaganda di bassa lega.

I nostri militari sono abituati ad obbedire, sono contraddistinti da quella dignità che non gli farà mai alzare la voce organizzando manifestazioni o presidi: è la vera politica che dovrebbe difenderli. Spiace constatare che la politica del governo sia invece quella di effettuare i primi tagli partendo proprio dall'unico settore che ancora ci rende onore.

Se Renzi intende snellire la pubblica amministrazione parta dal ridimensionare i vergognosi stipendi d'oro o dal razionalizzare le aziende partecipate concentrandosi dunque sui reparti improduttivi della “macchina stato” e non mortificando uomini e donne che ancora oggi, per uno stato che li bistratta, rischiano quotidianamente la vita. Noi saremo sempre e a prescindere dalla loro parte.

RISPONDIAMO AL JOBS ACT CON IL LAVORO VERO

Mercoledì, 12 Marzo 2014 08:14

Una proposta diretta al Governo centrale di revisione degli ammortizzatori sociali per trasformare la spesa passiva in spesa attiva, una indicazione di politica regionale in tema di appalti pubblici e preferenza alle imprese che assumono in Veneto e un emendamento che rifinanzi di Lavori di Pubblica Utilità. Sono questi i tre indirizzi  di “lavoro vero” che abbiamo illustrato ieri sera con il gruppo regionale del PdL-Forza Italia per il Veneto come risposta veneta alle ipotesi del Jobs Act del Governo centrale.

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La risposta veneta alle ipotesi del Jobs Act è il lavoro vero. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi dice a Renzi, che spetta “alla politica il difficile compito di scegliere” e che “una cosa deve essere chiara: senza impresa non c’è crescita, non c’è lavoro, non c’è Italia”. Nell’ultimo anno le imprese hanno confermato le loro difficoltà a far fronte alla crisi. I fallimenti sono stati 10.000 (3.000 in più rispetto al 2012) e le aziende che hanno aperto una procedura di crisi sono state 1.465, con oltre 42.000 lavoratori coinvolti. La spesa complessiva per le politiche passive in Veneto è stimata per il 2013 in circa 2 miliardi di euro, di cui 630 milioni solo per la cassa integrazione. Per la cig in deroga, in particolare, sono stati stanziati oltre 68 milioni di  euro nel biennio 2011-2012. Per quanto riguarda i lavori di pubblica utilità, nel 2012 sono stati stanziati 1.500.000 euro, il 35% di loro  ha trovato in seguito un’occupazione, il 36% ha avuto almeno un’opportunità di lavoro e solo il 29% non ha avuto alcuna occasione.

Nel 2013 abbiamo stanziato 5  milioni di euro, con i quali abbiamo toccato 282 Comuni (la metà dei  Comuni del Veneto) e 1.247 lavoratori. In bilancio, presenteremo un emendamento per rifinanziare i lavori di pubblica utilità.

Riguardo agli ammortizzatori sociali, se la spesa passiva (84 milioni di euro di risorse mancanti per i disoccupati in deroga) fosse reinvestita in politiche attive, riusciremmo a dare opportunità di “lavoro vero” a  16.800 persone. In particolare, equiparandole alle work experience, che con uno stanziamento di 22 milioni di euro a valere sul Fondo Sociale Europeo, ha dato opportunità di lavoro vero a 3.000 persone e ai tirocini attraverso i quali, con risorse per 6 milioni di euro, hanno trovato un’occupazione  altre 680 persone. Risorse utili non solo al lavoratore, ma anche alle  aziende. È questo il vero modo per abbattere il costo del lavoro per le imprese e per dare una opportunità vera e non solo qualche soldo in tasca ai lavoratori. Bisogna cambiare radicalmente gli ammortizzatori sociali, che oggi sono solo una spesa passiva, in quanto paghiamo i lavoratori per non lavorare.

Durante la conferenza stampa tenutasi a palazzo Ferro Fini, a cui sono intervenuti insieme a me anche il capogruppo Dario Bond e il suo vice Piergiorgio Cortelazzo, abbiamo annunciato che il Gruppo FI per il Veneto presenterà all’aula un Ordine del Giorno con il quale si chiede l’introduzione di una premialità negli appalti pubblici o nelle normative di riferimento  regionali che abbia come destinatario o beneficiarie le imprese, per quelle che assumeranno in Veneto, aumentando il numero di lavoratori occupati e superando il mero criterio del massimo ribasso.

Non solo il massimo ribasso che ha portato ad un peggioramento della qualità del lavoro in troppi appalti pubblici come  le pulizie negli ospedali o nelle scuole o per le imprese impegnate  nelle grandi opere pubbliche, ma un criterio strettamente legato alle  assunzioni di persone in Veneto per abbattere veramente la  disoccupazione. 

 

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Binomio politica - giovani: un incontro sulla destra ben riuscito

Lunedì, 03 Marzo 2014 15:28

Asiago, una domenica pomeriggio delle vacanze di carnevale...una scommessa vinta da Michael Baù che ha organizzato un incontro sulla destra molto partecipato.

Tanti giovani perché ad invitarli un giovane loro coetaneo che, come ha detto lui nella sua presentazione ama la propria terra e a cui piace la politica. Al di lá dei contenitori dei partiti, così labili ed in continua trasformazione, noi abbiamo bisogno di persone e programmi in politica e le persone ed i programmi devono avere principi e valori come fari guida. Senza principi non può esserci buona politica e oggi, in un sistema che sta diventando bipolare in maniera matura, la destra deve riprendere il riferimento culturale e spirituale a Dio, alla Patria e alla famiglia per declinarlo nelle azioni del nostro tempo. Ecco che la difesa della tradizione cristiana contro il laicismo si traduce nel presidiare il presepe nelle scuole a Natale, che la difesa del Made in Italy contro l'invasione delle cineserie rappresenta più di un gesto di consumo e che la strenua battaglia a sostegno della famiglia naturale versus genitore 1,2,3.. deve trovarci impegnati nelle amministrazioni comunali, come in Parlamento.

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Cara Bignardi, sono fiera dei miei zii fascisti

Giovedì, 13 Febbraio 2014 16:13

Bellissimi! Due fratelli bellissimi soprattutto agli occhi di una nipotina che li adorava...più avanti seppi che erano apprezzati dal genere femminile in modo meno adorante del mio. Atletici, entrambi sportivi ed uno, lo zio Costantino destinato come maratoneta alle Olimpiadi del '36 mentre l'altro si distingueva come vincitore di competizioni di sci alpino. Intelligenti, con quella vivace sfrontatezza che colpiva e li faceva amare. Militari...volontari entrambi, scelsero la vita del soldato prima della Guerra: Costantino bersagliere, Italo Giorgio camicia nera e poi bersagliere anch'egli. Confermarono la scelta di essere soldati durante la guerra e dopo la guerra. Fascisti, entrambi.

Le loro vite possono assumere i canoni di un romanzo di amore e di guerra, ma è stata vita vera. Vissuta sulla propria pelle, pagata fino in fondo quella scelta che hanno misurato con il coraggio, con la solitudine, la fame e la sofferenza del campo di prigionia in India come a Coltano. Un ritorno a casa difficile. Lo zio Giorgio tornò dopo anni dalla prigionia inglese di cui non parlò mai, lui "non cooperator" trattato meno peggio dei colleghi ufficiali , degradati sul campo, che passarono col nemico, tornò con la malaria che lo accompagnò tutta la vita unita ai segni che le sottili violenze psicologiche inglesi gli inflissero. Ma non tradì . Lo zio Costantino, medaglia d'argento al Valor militare sul campo del fronte greco- albanese, perse un occhio e continuò a combattere:" ...sempre primo tra i primi " recitava la motivazione che amava ripetere a me che lo ascoltavo attenta. Lo ripeteva sempre anche quando, avanti negli anni, una forma lieve di alzheimer lo colpì. Hanno vissuto entrambi a lungo, testimoni di un mondo completamente cambiato, dove la sconfitta della guerra colpì non un regime, ma chi vi aveva creduto tanto da partire volontario, da sopportare le sofferenze senza sottrarvisi, da restare fedele ad uno stile di vita, ad una fede: quella della coerenza. Ebbi modo di fare una domanda diretta allo zio Costantino, quando un po' più grandicella, mi interrogai sul perché avessero fatto quella scelta, dopo l'8 settembre. Mi rispose, semplicemente: "Putea, si giura una volta sola nella vita".

Quello sguardo pulito e quella voce ferma e serena sono la giustificazione della loro storia, che è la storia di tanta parte d'Italia che scelse di aderire alla Repubblica Sociale o solo di continuare la guerra dove l'aveva iniziata. Sono nipote di quella storia o meglio di quelle storie personali, esempio per me di coerenza, di coraggio e di onore e spesso mi interrogo sul fatto di esserne degna, io che conduco una vita facile dove il massimo che mi viene chiesto, in termini di coraggio, è di tenere una posizione. A me non è mai stata posta la difficile scelta di morire per qualcosa. Patria, ideale, fede, famiglia ...queste le loro ragioni, e le mie? Porto lo stesso cognome, ma sarò all'altezza di quegli esempi? I miei zii, io li ho amati, bellissimi, coerenti, fieri e fascisti. E sono fiera di loro.

Appello a sostegno della famiglia

Lunedì, 10 Febbraio 2014 09:22

Sostenere la vita e la famiglia naturale di fronte ai quotidiani attacchi del relativismo e di una certa ideologia è una battaglia di civiltà a cui non ci si può sottrarre.

In questi giorni l'UNAR, (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità) ha iniziato una pericolosa campagna di vero e proprio indottrinamento dei nostri giovani e degli insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali".
Se fosse sulla "identità di genere" ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, sarebbe una cosa giusta, purtroppo qui si nega sia l'identità che il genere e si propone un modello devastante per la tenuta della società e del suo nucleo principale: la famiglia. Inoltre ciò che rende veramente grave questa azione di destabilizzazione del nostro modello di società è la violenza psicologica che ne deriva. Entrare nella sfera educativa creando confusione nei più giovani, adolescenti o addirittura bambini, dicendo loro che non esiste il loro genere, quello che imparano a scoprire con la crescita sia fisica che psicologica, insinuando il dubbio che quel genere non esista è al limite della denuncia per violenza psicologica.

Noi dovremmo accompagnare i più giovani, nel complesso momento della scoperta di sè, con punti di riferimento certi, sereni, stabili. Questo dovrebbe essere il compito di famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita. Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che è veramente, crisi morale e di identità.

Credo che una grave responsabilità in questa crisi sia dovuta proprio all'azione lobbistica e penetrante ogni settore della vita pubblica e non più solo privata, di certi fondamentalismi ideologici che pretendono che uno stile comportamentale anomalo diventi la normalità.

Nessuno nega la omosessualità, nè il rispetto per la condizione personale, ma non possiamo ascrivere questa condizione a modello di riferimento sociale, nè possiamo - cosa ancor più grave - riferirci quasi con maniacalità nel trattare il tema delle relazioni interpersonali alla sfera sessuale.

Ciò che sta accadendo nelle scuole è quindi gravissimo ed addirittura coperto dalle istituzioni.

Le direttive dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riprese nel Decreto Legge Carrozza, prevedono “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.

"Stereotipi": come se la natura dell'uomo, la sopravvivenza della specie in natura fossero barbare convinzioni dettate dalla ignoranza e dalla mancanza di cultura.

Lo scopo di questo attacco congiunto è chiaramente quello di legittimare ragionamenti palesemente insostenibili e col generico pretesto delle "pari opportunità" o della "non discriminazione" si violentano sacrosanti principi del diritto naturale su cui si è sempre fondata la nostra civiltà.

Abbiamo poco tempo per manifestare la nostra preoccupazione e contrarietà. Io ho firmato la petizione contro la strategia dell'UNAR e le direttive dell'OMS per difendere la vita, la famiglia e le prossime generazioni.

Ti chiedo di farlo anche tu.

http://www.notizieprovita.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/

La petizione sarà indirizzata a: il Presidente del Consiglio dei Ministri; il Ministro degli Interni; il Ministro dell’Istruzione; il Ministro per le Pari Opportunità; il Ministro della Salute; l’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; la Commissione Parlamentare per l’infanzia.

Ho scelto Forza Italia, vi spiego perchè

Giovedì, 30 Gennaio 2014 08:20

In queste ore vi é stata una accelerazione nel panorama che mi ha imposto una decisione che avrei voluto condividere maggiormente con voi. 

Ho visto con favore l'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale perché provocherà uno scossone nello strumento che condizionerà il quadro politico altrimenti immobile.

Il sistema politico attuale e le condizioni che hanno portato ai due ultimi governi di larghe intese non hanno prodotto i risultati attesi dagli italiani, dal nostro mondo economico e produttivo per uscire dalle secche di una crisi che non é solo più economica, ma è morale e di sistema.

È necessario un cambiamento radicale e la politica delle larghe intese e dei piccoli passi ha solo aumentato la sfiducia degli italiani verso il sistema paese e verso quello della politica, tanto da vedere drammaticamente aumentare l'astensionismo o il movimento di critica esasperata rappresentato da Grillo.

Per chi ha sempre lavorato in politica per la chiarezza dialettica tra destra e sinistra, per chi ha sostenuto il presidenzialismo come rapporto basato sulla responsabilità tra governo e elettorato e per chi da sempre ha auspicato la semplificazione per una maggiore governabilità senza la politica dei veti incrociati dovuta alla frammentazione dei troppi partiti, questo accordo va nella direzione giusta.

Un primo passo verso quel bipartitismo che garantirebbe in ciascuno schieramento, non solo rappresentanza alle diverse sensibilità, ma soprattutto certezza di responsabilità per vincitori o sconfitti.

Diventa quindi obbligato per chi vuole continuare a dar voce alla destra italiana e non si arrende al rischio di vederla cancellata politicamente, l'approdo in un grande partito rappresentato oggi dalla nuova Forza Italia .
Ritengo che la semplificazione destra-sinistra sia una occasione per ricostruire il legame di fiducia con il nostro territorio ed il nostro elettorato che chiede risposte vere e concrete, rappresentanza effettiva e buona amministrazione e non solo testimonianza. Queste sono le questioni di maggiore rilievo che le persone, le categorie economiche, le rappresentanze mi sottopongono di fronte alla incapacità della politica di risolvere le vere e pregnanti difficoltà per l'Italia e per gli italiani.

Vi è la necessità di ricostruire un grande partito di governo a partire dal radicamento e dal coinvolgimento delle migliori energie del territorio. Abbiamo in Italia genialità e personalità incredibili, senso di appartenenza a principi e valori, ad una storia e ad una cultura da non disperdere; ho costruito in questi anni con la Rete dei Patrioti tante occasioni di confronto tra le migliori intelligenze ed esperienze di una generazione che oggi deve sentirsi addosso la responsabilità delle scelte e delle decisioni e la chiamata alle armi in questa guerra strisciante che tende alla mortificazione di chi ama l'Italia. Ci sentiamo il dovere di cambiare le cose? Ci sentiamo nelle condizioni di non delegare più ad altri, spesso dediti al compromesso fine a se stesso o al quieto vivere? Vogliamo misurarci con il governo delle cose? Vogliamo misurarci con il merito rispetto ad una qualità umana che spesso occupa, facendo danni, ruoli importanti? Io credo di avere ben agito in questi anni di politica e di avere avuto la fiducia di tante persone per la mia coerenza e la mia onestá. Credo inoltre di avere fatto tanto per la mia gente e la mia terra, grazie anche alle tante persone che con me hanno condiviso questo percorso....ora è quasi dovuto, se vogliamo continuare a tenere alta la fiaccola della destra italiana e non la vogliamo relegare in un angolo, confluire nella nuova Forza Italia sapendo che andiamo a coprire uno spazio politico fondamentale in cui la destra culturale e politica dovrà ritrovare la fiducia dei tanti, troppi elettori che se ne sono andati.

Spero che tanti che provengono dalla destra di AN si ritrovino in questo progetto e che tanti che si sentono di destra trovino una degna rappresentanza politica. Io lavorerò per questo.

Posizione in merito all'Ordine del Giorno sul Referendum per la separazione

Martedì, 17 Dicembre 2013 17:03

Carissimi,

brevemente e per punti Vi illustro le ragioni della mia contrarietà all’Ordine del Giorno presentato in Consiglio Regionale del Veneto e nei vari Consigli Comunali:

1. credo sia una manifestazione di incapacità politica di ciascun consesso elettivo nei confronti di problematiche che da decenni restano irrisolte per il Veneto. Una manifestazione di incapacità dei politici di ieri e di oggi che di fronte ai reali problemi del nostro territorio scelgono la via facile del populismo e di un referendum che non porterà a nulla, se non ad aumentare la rabbia nei cittadini Veneti.

2. Vi sono ragioni costituzionali che rendono inapplicabile l’Istituto Referendario nei confronti di una sedicente “separazione”, quindi la demagogia di dire che si lascia decidere al popolo è tendenziosa e strumentale, ma anche se la Costituzione, che non ritengo una carta sacra, lo prevedesse, ritengo che si debba incidere riformando lo Stato, riducendo la burocrazia, tagliando i costi smisurati della spesa pubblica (1 MLD di euro costano le funzioni ed il personale delle Regioni, 1,7 MLD di euro i costi di funzioni e personale dei Comuni, 409 MLN di euro i costi di funzioni e del personale delle Province). Si calcola che sugli 800 MLD di spesa pubblica totale 23 MLD sarebbero complessivamente i costi della medesima legati agli enti locali tutti (consulenze nonostante una pletora di dipendenti pubblici, società, consorzi, enti pubblici, fondazioni e aziende partecipate con spesso più dirigenti che dipendenti) e si calcola che la mancata riorganizzazione e riduzione degli stessi sia di 7,2 MLD. Quindi prima di “sparare” strane idee sulla separazione si deve mettere mano alla spesa pubblica dello Stato principalmente, ma anche degli Enti Territoriali. Trovo addirittura ridicolo che non si sia riusciti a trovare la copertura per la cassa integrazione in deroga su 800 MLD e che si rimandi al 2017 la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti.

3. Separazione da che cosa? Crediamo forse che il Veneto, ancorché separato dallo Stato Italiano possa superare i gravi problemi derivanti dalla invadente Europa? Euro, Banca Centrale Europea, Spending Review, Direttive Comunitarie (per esempio gli aiuti di Stato, la produzione per quote del sistema agricolo, la direttiva sulla concorrenza, il divieto alla protezione delle proprie produzioni), i trattati internazionali, ma soprattutto la mancanza di sovranità nazionale nella gestione della scelta delle politiche finanziarie ed economiche oggi drammaticamente vincolate alla direttiva sul Fiscal Compact che di fatto sottopone a tutela dell’Europa qualsiasi organismo nazionale. Crediamo forse che il Veneto da solo possa pesare più dell’Italia?

4. Conseguentemente al punto precedente va posta invece la questione del peso di una nazione forte, anche se piena di nodi irrisolti per responsabilità propria, qual è l’Italia. L’Italia resta la seconda nazione manifatturiera d’Europa con la maggiore solidità patrimoniale di famiglie ed imprese, con un sistema del credito solido, ma che ha troppe spese. La vera risposta deve essere articolata su due fronti: il primo interno con una riduzione della spesa pubblica significativa che porti al contestuale abbassamento della pressione fiscale per l’impresa privata capace così di generare maggiore redditività per i propri lavoratori, l’altro fronte è quello nei riguardi dell’Europa per difendere la propria sovranità nelle scelte. Il Veneto deve così contare di più nel governo nazionale e nelle scelte nazionali, cosa che non è accaduta di recente, anzi, l’incapacità nuovamente manifestata della nostra classe politica si è tradotta in un emendamento approvato dall’attuale maggioranza al Governo nazionale che ha portato le province autonome di Trento e Bolzano ad avere, oltre a tutti i privilegi di cui già godono, ulteriore autonomia fiscale. Questo è il fatto più grave accaduto nell’ultima Legge di Stabilità dove si è visto respinto l’emendamento per alleggerire il patto di stabilità per i comuni e l’esclusione dal medesimo delle spese correnti come ad esempio la Protezione Civile, la scuola e la formazione professionale, il sostegno alle scuole materne paritarie.

5. Chi oggi sostiene questo governo ha la responsabilità dell’ulteriore aumento della rabbia e della disaffezione dei cittadini italiani e veneti perché non ha saputo dare le minime risposte per risolvere alcune problematiche vitali per la nostra comunità. L’aumento delle rabbia porta alle manifestazioni dei “forconi” e alla esasperazione dei “separatisti”, ma la soluzione sta nelle vere risposte politiche e non nelle scorciatoie referendarie.

6. Non ultima la ragione morale. Riformare lo Stato è un obbligo, distruggere l’Italia è una follia. La riforma dello Stato è stata rimandata da decenni ed oggi scontiamo le responsabilità di anni di cattiva politica, quella che però ha ottenuto negli anni consensi plebiscitari. Abbiamo avuto in Veneto partiti che condizionavano le maggioranze di governo, Presidenti di Consiglio dei Ministri che hanno indebitato la nazione con scelte allora molto apprezzate dal popolo, ma che oggi appaiono dissennate con episodi che sarebbero da profondo sud come il baby pensionamento del proprio autista come è accaduto a Pove del Grappa o come una autostrada interrotta che ancora è nota con l’acronimo dei suoi padri politici. Quella politica è stata tra le cause del disastro di oggi, ma anche nel recente passato si è scelta la facile via delle promesse secessioniste, separatiste, populiste e, nonostante un condizionamento territoriale molto forte e radicato nel nord dell’Italia, abbiamo assistito ad un “nulla di fatto”.

Questo fantomatico referendum è l’ennesima facile promessa.

L’Italia per noi Patrioti resta la grande Nazione da difendere dai suoi stessi figli e figliastri: figli incapaci e figliastri approfittatori.

A ricordarci questo dovere morale sta l’Italia del Grappa, del Piave, dell’Ortigara, del Pasubio, di chi lassù veneto, sardo, napoletano, barese, siciliano diede la vita per senso del dovere sognando una Patria rispettata e onorata. Per senso del dovere è nostro compito tenere impresso questo insegnamento e non arrenderci di fronte a quanti per incapacità o opportunismo sfasciano tutto.

Ezra Pound tra i più grandi poeti del Novecento, americano di nascita, italiano per scelta e veneziano per amore lasciò scritto “amo le idee che diventano azione”.

Le azioni da fare sono molte, sono fattibili, ma dipendono dalle persone.

Dimostrare la capacità di risolvere i problemi e di non fare facili promesse fa la differenza tra buona e cattiva politica.

Ripartiamo da qui

Mercoledì, 27 Novembre 2013 14:26

Siamo in un momento di grande fibrillazione politica e la situazione sociale ed economica continua a peggiorare senza intravvedere una azione di uscita all'orizzonte, anzi, la attuale classe dirigente sembra tutta rivolta a dividersi su questioni interne, su ragionamenti di posizionamento tattico.
Noi crediamo che siano necessari cambiamenti radicali: nella politica, nella sua rappresentanza, nell'organizzazione dello Stato e della burocrazia, ma soprattutto nelle priorità.
Il centrodestra deve ritrovare una unità per vincere, unità di progetto e di obiettivi perché dobbiamo ricostruire il legame di fiducia con un elettorato che ci votava e non ci vota più.
Ieri il centro- destra era formato da Popolo della Libertà e Lega nord e prima ancora da Alleanza Nazionale, Forza Italia, Lega Nord, Unione di Centro. Eravamo riusciti a dare una risposta di rappresentanza politica alle aspettative di un elettorato conservatore nei valori e riformatore nelle risposte. Poi abbiamo perso inesorabilmente terreno e territori, persone e progetti. Va invertita la rotta!

Come ritrovare quel filo che ci legava ai nostri territori, al nostro naturale elettorato? Come dare risposte alle esigenze di sopravvivenza della nostra impresa privata? Come riorganizzare una macchina pubblica lenta, farraginosa e superata? Come aggiornare la Carta Costituzionale per una nuova Repubblica? Come riprenderci una sovranità nazionale nei confronti di una Europa tecnocratica, aggressiva e finanziaria?
A queste domande noi vogliamo dare risposte chiare e concrete, immediatamente riconoscibili per il nostro elettorato che oggi non vota, si astiene ed è profondamente distante e deluso.

Abbiamo l'ambizione di ricostruire una alleanza sulle idee e sulle azioni che parli di una destra nella nuova repubblica, superando definitivamente la prima, le sue facce e le sue regole.
Ci vuole volontà e voglia di non "accontentarsi". C'è bisogno di lavorare e tanto, per raccogliere forze nuove sui territori e rimotivare chi ha scelto di lasciare.

Ho partecipato al Consiglio Nazionale del Popolo della Libertà e ho seguito con attenzione l'intervento di Silvio Berlusconi. Ho trovato un uomo provato nella sua dimensione personale, certamente oggetto di una aggressività e pervicacia uniche da parte della magistratura, ma non ho trovato una scelta politica. Poco spazio nel suo intervento alla gravità della situazione economica, nessuna proposta per uscire, l'unica novità il cambio del nome in Forza Italia. Non era la mia storia prima, non credo lo sia oggi con questi presupposti. L'unico passaggio interessante é sulla esigenza di ritrovare, domani, una unità di intenti e quindi abbassando i toni dello scontro interno. Impegno che appare difficile alla luce delle esternazioni dei falchetti dell'una o dell'altra parte.

Il giorno dopo ho seguito la chiusura dei lavori di Officina per l'Italia. Ho trovato tante storie provenienti da percorsi diversi che si sono date una progettualità di posizioni politiche, con una particolare forza sul tema della sovranità nazionale e della critica a questa Europa. Parole forti, emozioni forti, tanti giovani. Speriamo che si riescano a risolvere quanto prima le inutili polemiche tra Fratelli d'Italia e coloro i quali ritengono di dover ripresentare il simbolo di AN. C'è bisogno di una destra unita dotata di una nuova classe dirigente che guardi alle sfide del futuro Ieri si e' costituito in Consiglio Regionale il gruppo Popolo della Libertà- Nuovo Centro Destra al quale aderisco in continuità con il gruppo del PDL. Dispiace assistere ad una scissione rispetto al nostro gruppo regionale; scissione che non può essere compresa dagli elettori che nel 2010 ci hanno dato un mandato preciso da rispettare e che a mio avviso non dovrebbe essere inficiato da logiche che con i problemi dei veneti nulla hanno a che vedere. Per questo ho deciso di rimanere dove sono stata messa dai miei elettori.

Non mi convince l'azione politica di sostegno al Governo Letta e pertanto non posso esprimermi, ad oggi, sul Nuovo Centro Destra di Alfano perchè non ritengo sufficiente il generico tema della stabilità di governo. Credo invece che la presenza in questo Governo avrebbe dovuto vedere una azione più incisiva sui temi della difesa alle nostre imprese, della riduzione della spesa pubblica, della riduzione della pressione fiscale, nel contrastare azioni deliranti su immigrazione piuttosto che sulle politiche della famiglia, nella svendita dei "gioielli" di famiglia Fincantieri, Finmeccanica, ENI.... Ed evitare prese per i fondelli come il tema della tassazione sulla prima casa; prima imu adesso tasi e tari, la verità è che nel 2015 c'è il rischio concreto di chiedere ai contribuenti lo stesso sforzo imposto dalla stangata di Monti del 2012.

Penso che oggi le scelte non possano essere dettate da un simbolo, da simpatie o antipatie personali, ma debbano necessariamente essere fondate su azioni concrete per risolvere i problemi dei cittadini e su idee per un futuro da realizzare. Spero che il tempo dell'autoreferenzialità termini presto e che programmi e contenuti prendano la ribalta permettendo a quelle persone che ancora oggi vogliono far politica di attivarsi non per tornaconti, ma per adesioni convinte e sincere al bene comune, non di parte ma per la Patria. Fino a quel momento non me la sento di scegliere sulla fiducia un contenitore piuttosto che un altro. Fino a quel momento penserò solo a rispettare il mandato che gli elettori mi hanno dato fino al 2015.

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

Martedì, 02 Luglio 2013 07:05

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.