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Difendiamo la famiglia tradizionale. Per affermare una sola e unica verità

Sabato, 14 Febbraio 2015 18:42

La famiglia naturale e tradizionale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e intesa come nucleo base della società e prima struttura di socializzazione e di assistenza, va difesa. Va difesa con fermezza dinanzi alla cinica contrapposizione di un pensiero unico folle, aberrante, fatto di matrimoni omosessuali, adozioni gay, uteri in affitto; pensiero che considera un bambino come un diritto civile e non come essere umano. Va condotta una battaglia per riaffermare la verità È quanto ho ribadito con forza questa mattina a Padova all'incontro "Per la famiglia, culla dell'io" a cui ha partecipato Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, e moderato da Domenico Menorello della Scuola popolare.

L'iniziativa, realizzata da un coordinamento di associazioni locali impegnate nella difesa della vita e della famiglia, si è rivelata quindi un'occasione di confronto e dialogo sulle ragioni e l'utilità della famiglia, per la persona.

Nelle scorse settimane, in piena coerenza con gli atti effettuati da assessore regionale all'Istruzione, ho firmato la petizione presentata da ProVita Onlus, Associazione Italiana Genitori (AGe), Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita affinché i giovani possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.

Durante lo scorso anno scolastico mi ero già fatta promotrice di una lettera inviata alle scuole e alle amministrazioni locali del territorio veneto, con la quale sollecitavo a riflettere su metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita. La mia sollecitazione puntualmente condivisa dal presidente della Regione Luca Zaia, invitava le scuole a non far propria la campagna dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che opera nel Dipartimento delle Pari opportunità) sulla cosiddetta "identità di genere" e sulla "parità di tutti gli orientamenti sessuali". Continueremo a combattere la nostra battaglia, con il sorriso sulle labbra ma al contempo con grande determinazione.
Per affermare la sola e unica verità.

Famiglia tradizionale 1

Famiglia tradizionale 2

Difendiamo la famiglia tradizionale. Per affermare una sola e unica verità

Sabato, 14 Febbraio 2015 18:42

La famiglia naturale e tradizionale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e intesa come nucleo base della società e prima struttura di socializzazione e di assistenza, va difesa. Va difesa con fermezza dinanzi alla cinica contrapposizione di un pensiero unico folle, aberrante, fatto di matrimoni omosessuali, adozioni gay, uteri in affitto; pensiero che considera un bambino come un diritto civile e non come essere umano. Va condotta una battaglia per riaffermare la verità È quanto ho ribadito con forza questa mattina a Padova all'incontro "Per la famiglia, culla dell'io" a cui ha partecipato Mario Adinolfi, direttore del quotidiano La Croce, e moderato da Domenico Menorello della Scuola popolare.

L'iniziativa, realizzata da un coordinamento di associazioni locali impegnate nella difesa della vita e della famiglia, si è rivelata quindi un'occasione di confronto e dialogo sulle ragioni e l'utilità della famiglia, per la persona.

Nelle scorse settimane, in piena coerenza con gli atti effettuati da assessore regionale all'Istruzione, ho firmato la petizione presentata da ProVita Onlus, Associazione Italiana Genitori (AGe), Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita affinché i giovani possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.

Durante lo scorso anno scolastico mi ero già fatta promotrice di una lettera inviata alle scuole e alle amministrazioni locali del territorio veneto, con la quale sollecitavo a riflettere su metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita. La mia sollecitazione puntualmente condivisa dal presidente della Regione Luca Zaia, invitava le scuole a non far propria la campagna dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che opera nel Dipartimento delle Pari opportunità) sulla cosiddetta "identità di genere" e sulla "parità di tutti gli orientamenti sessuali". Continueremo a combattere la nostra battaglia, con il sorriso sulle labbra ma al contempo con grande determinazione.
Per affermare la sola e unica verità.

Famiglia tradizionale 1

Famiglia tradizionale 2

DOMANI L'ASSESSORE REGIONALE ELENA DONAZZAN PARTECIPERÀ A BASSANO DEL GRAPPA AL DIBATTITO "LA FAMIGLIA, VALORE AGGIUNTO PER LA PERSONA E LA SOCIETÀ"

Venerdì, 30 Gennaio 2015 12:07

"La famiglia, valore aggiunto per la persona e la società" è il tema del dibattito organizzato dall'associazione Polites a cui domani, sabato 31 gennaio, parteciperà l'assessore regionale del Veneto, Elena Donazzan.
L'evento è fissato alle ore 18.30 presso la sala conferenze dell'hotel Palladio in via Gramsci 2 a Bassano del Grappa (VI).

Al dibattito, in qualità di relatori, parteciperanno anche il russo Alexey Komov, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, Ambasciatore all’Onu e portavoce del Patriarcato di Mosca, e Antonio Brandi, presidente dell'Associazione Pro Vita.

In piena coerenza con i propri valori di riferimento e con gli atti effettuati da assessore regionale all'Istruzione, Elena Donazzan firmerà inoltre la petizione presentata da ProVita Onlus, Associazione Italiana Genitori (AGe), Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita.

Propositiva al Ministro dell’Istruzione, al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, è finalizzata a stimolare le istituzioni affinché "i nostri figli possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.
Sempre più diffusa è la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’affettività e della sessualità. Molti hanno già reagito contro la subdola introduzione della teoria del gender nelle scuole di ogni ordine e grado (fin dagli asili nido). Tuttavia, anche quando non si arriva a questo punto, in molti casi l’educazione sessuale è priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia, e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi", si legge nel testo della petizione.

L'assessore regionale Donazzan, durante lo scorso anno scolastico, si era già fatta promotrice di una lettera inviata alle scuole e alle amministrazioni locali del territorio veneto, con la quale sollecitava "a riflettere sui metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita". La sollecitazione di Donazzan, puntualmente condivisa dal presidente del Regione Luca Zaia, invitava le scuole a non far propria la campagna dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che opera nel Dipartimento delle Pari opportunità) sulla cosiddetta "identità di genere" e sulla "parità di tutti gli orientamenti sessuali". "Se fosse sulla ‘identità di genere’, ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, la riterrei una cosa giusta", scriveva Donazzan. "Dall’iniziativa dell’Unar, invece, riscontro il tentativo di annacquare i concetti sia d’identità che di genere con la proposizione di un modello che rischia di minare le basi della nostra società e del suo nucleo principale: la famiglia".

DOMANI L'ASSESSORE REGIONALE ELENA DONAZZAN PARTECIPERÀ A BASSANO DEL GRAPPA AL DIBATTITO "LA FAMIGLIA, VALORE AGGIUNTO PER LA PERSONA E LA SOCIETÀ"

Venerdì, 30 Gennaio 2015 12:07

"La famiglia, valore aggiunto per la persona e la società" è il tema del dibattito organizzato dall'associazione Polites a cui domani, sabato 31 gennaio, parteciperà l'assessore regionale del Veneto, Elena Donazzan.
L'evento è fissato alle ore 18.30 presso la sala conferenze dell'hotel Palladio in via Gramsci 2 a Bassano del Grappa (VI).

Al dibattito, in qualità di relatori, parteciperanno anche il russo Alexey Komov, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, Ambasciatore all’Onu e portavoce del Patriarcato di Mosca, e Antonio Brandi, presidente dell'Associazione Pro Vita.

In piena coerenza con i propri valori di riferimento e con gli atti effettuati da assessore regionale all'Istruzione, Elena Donazzan firmerà inoltre la petizione presentata da ProVita Onlus, Associazione Italiana Genitori (AGe), Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita.

Propositiva al Ministro dell’Istruzione, al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio, è finalizzata a stimolare le istituzioni affinché "i nostri figli possano trovare nella scuola, non ideologie destabilizzanti come l’ideologia gender, ma progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della loro personalità, in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana.
Sempre più diffusa è la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa, in particolare per quanto riguarda le tematiche dell’affettività e della sessualità. Molti hanno già reagito contro la subdola introduzione della teoria del gender nelle scuole di ogni ordine e grado (fin dagli asili nido). Tuttavia, anche quando non si arriva a questo punto, in molti casi l’educazione sessuale è priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia, e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi", si legge nel testo della petizione.

L'assessore regionale Donazzan, durante lo scorso anno scolastico, si era già fatta promotrice di una lettera inviata alle scuole e alle amministrazioni locali del territorio veneto, con la quale sollecitava "a riflettere sui metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita". La sollecitazione di Donazzan, puntualmente condivisa dal presidente del Regione Luca Zaia, invitava le scuole a non far propria la campagna dell'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che opera nel Dipartimento delle Pari opportunità) sulla cosiddetta "identità di genere" e sulla "parità di tutti gli orientamenti sessuali". "Se fosse sulla ‘identità di genere’, ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, la riterrei una cosa giusta", scriveva Donazzan. "Dall’iniziativa dell’Unar, invece, riscontro il tentativo di annacquare i concetti sia d’identità che di genere con la proposizione di un modello che rischia di minare le basi della nostra società e del suo nucleo principale: la famiglia".

Primarie delle idee nel centrodestra: si riparta dai valori non negoziabili

Martedì, 01 Luglio 2014 16:24

Abbiamo intenzione di aprire veramente un dibattito sulle cosiddette unioni civili omosessuali quando non solo un partito ma le Istituzioni tutte dovrebbero preoccuparsi delle tematiche occupazionali piuttosto che accelerare l'iter delle riforme istituzionali, del fisco, della giustizia? Vogliamo realmente inserire tra le priorità questo argomento? Francamente lo trovo profondamente offensivo nei confronti di tutti gli italiani a cui lo Stato oggi non riesce a garantire la dignità di un lavoro; tuttavia, se proprio se ne deve trattare, lo si faccia per lo meno con cognizione di causa.

Parlare di diritti civili di quella che, come tutti sappiamo, rappresenta la lobby degli omosessuali, è un controsenso per il semplice fatto che i diritti in questione riguardano le singole persone e non possono essere l'esclusiva di alcune categorie. E, ringraziando Dio, viviamo in uno Stato che garantisce a ciascuno di noi gli stessi diritti civili. Ho sempre avuto il dubbio, sinceramente, che questa lobby volesse rappresentare più interessi economici e politici che istanze della stragrande maggioranza delle persone omosessuali che riconduce la propria sessualità alla sfera dell'intimità, così come per fortuna accade per la stragrande maggioranza degli eterosessuali. Ma questo è un mio parere... E poiché ritengo che la politica oggi debba essere quanto più concreta possibile, a chi mi chiede perchè trovo fuorviante che il dibattito parlamentare possa concentrarsi oggi sulle "unioni civili" tra omosessuali, rispondo con un dato incontrovertibile: 514 mila nascite nel 2013; per il quinto anno consecutivo sempre meno bambini nascono in Italia.

Pensate che sia dovuto esclusivamente alla crisi questo preoccupante dato demografico? Allora come si spiegherebbero i numerosi nuclei familiari italiani in un periodo ancor più difficile di quello attuale come il dopoguerra?

Ritengo personalmente che in questo momento all'Italia stiano venendo a mancare due aspetti più che fondamentali: la speranza nel futuro e la tutela della famiglia.

La famiglia che intendiamo come stabile unione tra uomo e donna, potenzialmente aperta alla procreazione, viene definita “naturale” non soggettivamente in contrapposizione ad altri “generi” di famiglia, ma perchè oggettivamente espressione di un dato reale ancor prima che costituzionale. Ed essendo universalmente riconosciuta come cellula fondamentale della società tutta, l'istituzione della famiglia, dovrebbe essere tutelata costantemente dall'impianto normativo di uno Stato, per altro come è sempre accaduto nella nostra tradizione giuridica.

Assistiamo invece da alcuni anni ad una offensiva da parte di un relativismo sempre più invasivo. Quel relativismo che vorrebbe garantire i diritti che scaturiscono dal matrimonio a chi, eterosessuale o omosessuale, non vuole rispettarne i doveri; quel relativismo che vorrebbe propinarci l'esistenza di una ventina di “generi” (uomo, donna omosessuale, transessuale, transgender etc etc) confondendo una teoria (assurda) con la realtà naturale; quel relativismo che pretende di imporre come “assiomi”, su argomenti quali vita, morte, aborto, eutanasia, “pareri” che rientrano invece nella sfera delle opinioni, delle (purtroppo in alcuni casi) possibilità.

Se vogliamo combatterlo questo relativismo il primo passo è certamente quello di difendere e valorizzare la famiglia per offrire alle nuove generazioni una garanzia per il loro futuro, per la loro felicità, per i loro desiderio di coronare i propri legami affettivi con la nascita di un figlio.

Ridiamo loro la fiducia di poter continuare a sognare tutto questo.

Ho sempre pensato che il centrodestra italiano si potesse dividere su tutto ma non su questi temi, avventurandosi in pericolosi mutamenti. Se c'è qualcuno che intende smentire ciò che è stato portato avanti con merito dai nostri stessi governi, allora è meglio invocare le primarie non solo per selezionare una nuova classe dirigente ma anche per le idee che pensiamo di portare avanti. Perchè come sono convinta che i nostri elettori sceglierebbero dirigenti e candidati capaci di riportarci a vincere, sono altresì convinta che i valori che abbiamo sempre declinato nella nostra azione di governo sono per il nostro elettorato non negoziabili.

Primarie delle idee nel centrodestra: si riparta dai valori non negoziabili

Martedì, 01 Luglio 2014 16:24

Abbiamo intenzione di aprire veramente un dibattito sulle cosiddette unioni civili omosessuali quando non solo un partito ma le Istituzioni tutte dovrebbero preoccuparsi delle tematiche occupazionali piuttosto che accelerare l'iter delle riforme istituzionali, del fisco, della giustizia? Vogliamo realmente inserire tra le priorità questo argomento? Francamente lo trovo profondamente offensivo nei confronti di tutti gli italiani a cui lo Stato oggi non riesce a garantire la dignità di un lavoro; tuttavia, se proprio se ne deve trattare, lo si faccia per lo meno con cognizione di causa.

Parlare di diritti civili di quella che, come tutti sappiamo, rappresenta la lobby degli omosessuali, è un controsenso per il semplice fatto che i diritti in questione riguardano le singole persone e non possono essere l'esclusiva di alcune categorie. E, ringraziando Dio, viviamo in uno Stato che garantisce a ciascuno di noi gli stessi diritti civili. Ho sempre avuto il dubbio, sinceramente, che questa lobby volesse rappresentare più interessi economici e politici che istanze della stragrande maggioranza delle persone omosessuali che riconduce la propria sessualità alla sfera dell'intimità, così come per fortuna accade per la stragrande maggioranza degli eterosessuali. Ma questo è un mio parere... E poiché ritengo che la politica oggi debba essere quanto più concreta possibile, a chi mi chiede perchè trovo fuorviante che il dibattito parlamentare possa concentrarsi oggi sulle "unioni civili" tra omosessuali, rispondo con un dato incontrovertibile: 514 mila nascite nel 2013; per il quinto anno consecutivo sempre meno bambini nascono in Italia.

Pensate che sia dovuto esclusivamente alla crisi questo preoccupante dato demografico? Allora come si spiegherebbero i numerosi nuclei familiari italiani in un periodo ancor più difficile di quello attuale come il dopoguerra?

Ritengo personalmente che in questo momento all'Italia stiano venendo a mancare due aspetti più che fondamentali: la speranza nel futuro e la tutela della famiglia.

La famiglia che intendiamo come stabile unione tra uomo e donna, potenzialmente aperta alla procreazione, viene definita “naturale” non soggettivamente in contrapposizione ad altri “generi” di famiglia, ma perchè oggettivamente espressione di un dato reale ancor prima che costituzionale. Ed essendo universalmente riconosciuta come cellula fondamentale della società tutta, l'istituzione della famiglia, dovrebbe essere tutelata costantemente dall'impianto normativo di uno Stato, per altro come è sempre accaduto nella nostra tradizione giuridica.

Assistiamo invece da alcuni anni ad una offensiva da parte di un relativismo sempre più invasivo. Quel relativismo che vorrebbe garantire i diritti che scaturiscono dal matrimonio a chi, eterosessuale o omosessuale, non vuole rispettarne i doveri; quel relativismo che vorrebbe propinarci l'esistenza di una ventina di “generi” (uomo, donna omosessuale, transessuale, transgender etc etc) confondendo una teoria (assurda) con la realtà naturale; quel relativismo che pretende di imporre come “assiomi”, su argomenti quali vita, morte, aborto, eutanasia, “pareri” che rientrano invece nella sfera delle opinioni, delle (purtroppo in alcuni casi) possibilità.

Se vogliamo combatterlo questo relativismo il primo passo è certamente quello di difendere e valorizzare la famiglia per offrire alle nuove generazioni una garanzia per il loro futuro, per la loro felicità, per i loro desiderio di coronare i propri legami affettivi con la nascita di un figlio.

Ridiamo loro la fiducia di poter continuare a sognare tutto questo.

Ho sempre pensato che il centrodestra italiano si potesse dividere su tutto ma non su questi temi, avventurandosi in pericolosi mutamenti. Se c'è qualcuno che intende smentire ciò che è stato portato avanti con merito dai nostri stessi governi, allora è meglio invocare le primarie non solo per selezionare una nuova classe dirigente ma anche per le idee che pensiamo di portare avanti. Perchè come sono convinta che i nostri elettori sceglierebbero dirigenti e candidati capaci di riportarci a vincere, sono altresì convinta che i valori che abbiamo sempre declinato nella nostra azione di governo sono per il nostro elettorato non negoziabili.

Appello a sostegno della famiglia

Lunedì, 10 Febbraio 2014 09:22

Sostenere la vita e la famiglia naturale di fronte ai quotidiani attacchi del relativismo e di una certa ideologia è una battaglia di civiltà a cui non ci si può sottrarre.

In questi giorni l'UNAR, (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità) ha iniziato una pericolosa campagna di vero e proprio indottrinamento dei nostri giovani e degli insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali".
Se fosse sulla "identità di genere" ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, sarebbe una cosa giusta, purtroppo qui si nega sia l'identità che il genere e si propone un modello devastante per la tenuta della società e del suo nucleo principale: la famiglia. Inoltre ciò che rende veramente grave questa azione di destabilizzazione del nostro modello di società è la violenza psicologica che ne deriva. Entrare nella sfera educativa creando confusione nei più giovani, adolescenti o addirittura bambini, dicendo loro che non esiste il loro genere, quello che imparano a scoprire con la crescita sia fisica che psicologica, insinuando il dubbio che quel genere non esista è al limite della denuncia per violenza psicologica.

Noi dovremmo accompagnare i più giovani, nel complesso momento della scoperta di sè, con punti di riferimento certi, sereni, stabili. Questo dovrebbe essere il compito di famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita. Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che è veramente, crisi morale e di identità.

Credo che una grave responsabilità in questa crisi sia dovuta proprio all'azione lobbistica e penetrante ogni settore della vita pubblica e non più solo privata, di certi fondamentalismi ideologici che pretendono che uno stile comportamentale anomalo diventi la normalità.

Nessuno nega la omosessualità, nè il rispetto per la condizione personale, ma non possiamo ascrivere questa condizione a modello di riferimento sociale, nè possiamo - cosa ancor più grave - riferirci quasi con maniacalità nel trattare il tema delle relazioni interpersonali alla sfera sessuale.

Ciò che sta accadendo nelle scuole è quindi gravissimo ed addirittura coperto dalle istituzioni.

Le direttive dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riprese nel Decreto Legge Carrozza, prevedono “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.

"Stereotipi": come se la natura dell'uomo, la sopravvivenza della specie in natura fossero barbare convinzioni dettate dalla ignoranza e dalla mancanza di cultura.

Lo scopo di questo attacco congiunto è chiaramente quello di legittimare ragionamenti palesemente insostenibili e col generico pretesto delle "pari opportunità" o della "non discriminazione" si violentano sacrosanti principi del diritto naturale su cui si è sempre fondata la nostra civiltà.

Abbiamo poco tempo per manifestare la nostra preoccupazione e contrarietà. Io ho firmato la petizione contro la strategia dell'UNAR e le direttive dell'OMS per difendere la vita, la famiglia e le prossime generazioni.

Ti chiedo di farlo anche tu.

http://www.notizieprovita.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/

La petizione sarà indirizzata a: il Presidente del Consiglio dei Ministri; il Ministro degli Interni; il Ministro dell’Istruzione; il Ministro per le Pari Opportunità; il Ministro della Salute; l’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; la Commissione Parlamentare per l’infanzia.

Appello a sostegno della famiglia

Lunedì, 10 Febbraio 2014 09:22

Sostenere la vita e la famiglia naturale di fronte ai quotidiani attacchi del relativismo e di una certa ideologia è una battaglia di civiltà a cui non ci si può sottrarre.

In questi giorni l'UNAR, (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità) ha iniziato una pericolosa campagna di vero e proprio indottrinamento dei nostri giovani e degli insegnanti nelle scuole e nelle università sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali".
Se fosse sulla "identità di genere" ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, sarebbe una cosa giusta, purtroppo qui si nega sia l'identità che il genere e si propone un modello devastante per la tenuta della società e del suo nucleo principale: la famiglia. Inoltre ciò che rende veramente grave questa azione di destabilizzazione del nostro modello di società è la violenza psicologica che ne deriva. Entrare nella sfera educativa creando confusione nei più giovani, adolescenti o addirittura bambini, dicendo loro che non esiste il loro genere, quello che imparano a scoprire con la crescita sia fisica che psicologica, insinuando il dubbio che quel genere non esista è al limite della denuncia per violenza psicologica.

Noi dovremmo accompagnare i più giovani, nel complesso momento della scoperta di sè, con punti di riferimento certi, sereni, stabili. Questo dovrebbe essere il compito di famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita. Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che è veramente, crisi morale e di identità.

Credo che una grave responsabilità in questa crisi sia dovuta proprio all'azione lobbistica e penetrante ogni settore della vita pubblica e non più solo privata, di certi fondamentalismi ideologici che pretendono che uno stile comportamentale anomalo diventi la normalità.

Nessuno nega la omosessualità, nè il rispetto per la condizione personale, ma non possiamo ascrivere questa condizione a modello di riferimento sociale, nè possiamo - cosa ancor più grave - riferirci quasi con maniacalità nel trattare il tema delle relazioni interpersonali alla sfera sessuale.

Ciò che sta accadendo nelle scuole è quindi gravissimo ed addirittura coperto dalle istituzioni.

Le direttive dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riprese nel Decreto Legge Carrozza, prevedono “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.

"Stereotipi": come se la natura dell'uomo, la sopravvivenza della specie in natura fossero barbare convinzioni dettate dalla ignoranza e dalla mancanza di cultura.

Lo scopo di questo attacco congiunto è chiaramente quello di legittimare ragionamenti palesemente insostenibili e col generico pretesto delle "pari opportunità" o della "non discriminazione" si violentano sacrosanti principi del diritto naturale su cui si è sempre fondata la nostra civiltà.

Abbiamo poco tempo per manifestare la nostra preoccupazione e contrarietà. Io ho firmato la petizione contro la strategia dell'UNAR e le direttive dell'OMS per difendere la vita, la famiglia e le prossime generazioni.

Ti chiedo di farlo anche tu.

http://www.notizieprovita.it/petizione-contro-la-strategia-dellunar-e-le-direttive-delloms-proteggiamo-bambini/

La petizione sarà indirizzata a: il Presidente del Consiglio dei Ministri; il Ministro degli Interni; il Ministro dell’Istruzione; il Ministro per le Pari Opportunità; il Ministro della Salute; l’Autorità Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza; la Commissione Parlamentare per l’infanzia.

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

Martedì, 02 Luglio 2013 07:05

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

Martedì, 02 Luglio 2013 07:05

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.

Contraddizioni: il diavolo e l’acqua santa

Martedì, 11 Giugno 2013 12:37

Una settimana dopo il Festival Biblico a Vicenza si vive il Gay Pride. Dopo le riflessioni attorno ai temi e alle personalità  che hanno animato uno tra gli avvenimenti più importanti della vita culturale della Chiesa Cattolica nazionale ecco la ostentazione dell’orgoglio omosessuale che con i temi della settimana precedente, francamente stride oltre ogni limite. Tutto “normale”?No. 

Io credo che non si possa stare “col diavolo e l’acqua santa” per dirla con un detto popolare e credo che questa società , che ci sta abituando ad accettare qualsiasi cosa, al relativismo più spinto, non mi debba trovare consenziente.

Ciascuno ha le proprie idee, ciascuno ha il proprio credo e i propri convincimenti. Mi spaventa chi crede che si possa coniugare ogni contraddizione in nome di una melassa culturale e politica che tutto copre. 

Io sono a favore della famiglia. E non si può essere a sostegno della famiglia tradizionale e prevedere politiche a sua tutela se nel contempo si ipotizzano altre unioni. O si è per la famiglia, così come prevede la natura, la morale cattolica, la Costituzione oppure no. O si difende un modello di società  fondato sulla famiglia, sulla sua continuità , sui legami stabili e di mutualità  previsti dalla formalizzazione di questo legame riconosciuto anche in senso pubblicistico oppure si immagina un’altra società , formata da unioni più o meno stabili tra due o perché no, più di due, soggetti dello stesso sesso. 

O si è per una società  nella quale al centro poniamo la persona ed il suo diritto sacrosanto ad avere una famiglia, un padre ed una madre i cui ruoli sono naturali e sono il riferimento imprescindibile per la stabilità  psicologica ed emotiva della piccola persona in seno alla famiglia stessa  e crediamo all’educazione dei figli secondo principi e regole della nostra tradizione popolare e spirituale, oppure si vogliono prevedere adozioni per coppie omosessuali o uteri in affitto o inseminazioni da terzi, nel caso di due donne che decidono di vivere assieme, con l’aberrazione di un atto di puro egoismo che segnerà  per sempre la vita di questo povero figlio.

Quale modello di società  crediamo sia da costruire?  Io continuo a credere che la famiglia sia la forza stessa della persona, legame archetipo che si fonda sul diritto naturale prima ancora di quello positivo, sulla tradizione, sulla continuità , sull’equilibrio naturale della complementarietà  tra uomo e donna, tra madre e padre, tra nonno e nipote. Questo legame indissolubile non è riproducibile in nome dell’egoismo dell’individuo che pensa di poter modificare tutto, anche la natura.

Inoltre trovo agghiacciante e volgare il dover parlare delle proprie abitudini sessuali. Trovo questo fatto imbarazzante per tutti ed in particolare per chi invece vive l’omosessualità  giustamente come un fatto privato e personale  che nulla dovrebbe avere a che fare con l’ostentazione pubblica in nome di non si capisce quali diritti e per chi. I diritti della persona sono inalienabili. La famiglia è un’altra cosa.

Nessuno nega l’affettività , né la dimensione privata di gesti o emozioni, ma chi si occupa della “cosa pubblica”, della politica deve occuparsi di quale modello di società  vuole perseguire, di quale futuro vuole costruire per il proprio popolo e non solo per se stessi o per una minoranza o una lobby per quanto potente.

Il gay pride alla fine si traduce in una carnevalata fuori stagione dedicata a non si capisce bene quali categorie…io ero ferma all’uomo e alla donna, ma incappando nell’opuscolo della manifestazione ho trovato che il tutto sarebbe dedicato a omosessuali (e questo lo so), transessuali (e qui faccio già  più fatica a capire), transgender (mai capito la differenza coi precedenti), intersessuali (????) e queer (!?!?). Ho chiesto agli organizzatori della manifestazione patrocinata dal Comune di Vicenza, ma non ho avuto alcuna risposta. Che abbiano confusione anche loro?

Certamente sabato sarà  incredibile vedere in testa al corteo con tutte le categorie di ci sopra il Sindaco Variati che con un’abilità  straordinaria è passato dagli incontri in Duomo sulla famiglia di fronte al Vescovo e a tutti i ministri della chiesa, alla “colorata”manifestazione di rivendicazione dell’essere diversi.

Ebbene anche io rivendico di essere normale e  vorrei non essere offesa nel mio pudore e nella mia sensibilità  con una ostentazione dei propri, ancorchè diversi, costumi sessuali. Credo sia offensivo per tutti coloro che vivono la propria affettività  con riservatezza e senza esibizionismo, perché anche questa è una grande contraddizione.

 

 

Contraddizioni: il diavolo e l’acqua santa

Martedì, 11 Giugno 2013 12:37

Una settimana dopo il Festival Biblico a Vicenza si vive il Gay Pride. Dopo le riflessioni attorno ai temi e alle personalità  che hanno animato uno tra gli avvenimenti più importanti della vita culturale della Chiesa Cattolica nazionale ecco la ostentazione dell’orgoglio omosessuale che con i temi della settimana precedente, francamente stride oltre ogni limite. Tutto “normale”?No. 

Io credo che non si possa stare “col diavolo e l’acqua santa” per dirla con un detto popolare e credo che questa società , che ci sta abituando ad accettare qualsiasi cosa, al relativismo più spinto, non mi debba trovare consenziente.

Ciascuno ha le proprie idee, ciascuno ha il proprio credo e i propri convincimenti. Mi spaventa chi crede che si possa coniugare ogni contraddizione in nome di una melassa culturale e politica che tutto copre. 

Io sono a favore della famiglia. E non si può essere a sostegno della famiglia tradizionale e prevedere politiche a sua tutela se nel contempo si ipotizzano altre unioni. O si è per la famiglia, così come prevede la natura, la morale cattolica, la Costituzione oppure no. O si difende un modello di società  fondato sulla famiglia, sulla sua continuità , sui legami stabili e di mutualità  previsti dalla formalizzazione di questo legame riconosciuto anche in senso pubblicistico oppure si immagina un’altra società , formata da unioni più o meno stabili tra due o perché no, più di due, soggetti dello stesso sesso. 

O si è per una società  nella quale al centro poniamo la persona ed il suo diritto sacrosanto ad avere una famiglia, un padre ed una madre i cui ruoli sono naturali e sono il riferimento imprescindibile per la stabilità  psicologica ed emotiva della piccola persona in seno alla famiglia stessa  e crediamo all’educazione dei figli secondo principi e regole della nostra tradizione popolare e spirituale, oppure si vogliono prevedere adozioni per coppie omosessuali o uteri in affitto o inseminazioni da terzi, nel caso di due donne che decidono di vivere assieme, con l’aberrazione di un atto di puro egoismo che segnerà  per sempre la vita di questo povero figlio.

Quale modello di società  crediamo sia da costruire?  Io continuo a credere che la famiglia sia la forza stessa della persona, legame archetipo che si fonda sul diritto naturale prima ancora di quello positivo, sulla tradizione, sulla continuità , sull’equilibrio naturale della complementarietà  tra uomo e donna, tra madre e padre, tra nonno e nipote. Questo legame indissolubile non è riproducibile in nome dell’egoismo dell’individuo che pensa di poter modificare tutto, anche la natura.

Inoltre trovo agghiacciante e volgare il dover parlare delle proprie abitudini sessuali. Trovo questo fatto imbarazzante per tutti ed in particolare per chi invece vive l’omosessualità  giustamente come un fatto privato e personale  che nulla dovrebbe avere a che fare con l’ostentazione pubblica in nome di non si capisce quali diritti e per chi. I diritti della persona sono inalienabili. La famiglia è un’altra cosa.

Nessuno nega l’affettività , né la dimensione privata di gesti o emozioni, ma chi si occupa della “cosa pubblica”, della politica deve occuparsi di quale modello di società  vuole perseguire, di quale futuro vuole costruire per il proprio popolo e non solo per se stessi o per una minoranza o una lobby per quanto potente.

Il gay pride alla fine si traduce in una carnevalata fuori stagione dedicata a non si capisce bene quali categorie…io ero ferma all’uomo e alla donna, ma incappando nell’opuscolo della manifestazione ho trovato che il tutto sarebbe dedicato a omosessuali (e questo lo so), transessuali (e qui faccio già  più fatica a capire), transgender (mai capito la differenza coi precedenti), intersessuali (????) e queer (!?!?). Ho chiesto agli organizzatori della manifestazione patrocinata dal Comune di Vicenza, ma non ho avuto alcuna risposta. Che abbiano confusione anche loro?

Certamente sabato sarà  incredibile vedere in testa al corteo con tutte le categorie di ci sopra il Sindaco Variati che con un’abilità  straordinaria è passato dagli incontri in Duomo sulla famiglia di fronte al Vescovo e a tutti i ministri della chiesa, alla “colorata”manifestazione di rivendicazione dell’essere diversi.

Ebbene anche io rivendico di essere normale e  vorrei non essere offesa nel mio pudore e nella mia sensibilità  con una ostentazione dei propri, ancorchè diversi, costumi sessuali. Credo sia offensivo per tutti coloro che vivono la propria affettività  con riservatezza e senza esibizionismo, perché anche questa è una grande contraddizione.