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ECONOMIA. DONAZZAN: ITALIA IN RECESSIONE? BILANCIO PESANTE ANCHE IN VENETO. RENZI SIA MENO “SBORONE”

Venerdì, 08 Agosto 2014 13:03

“Anche in Veneto contiamo i danni di una crisi pesante che ha trasformato il nostro mondo. E pesanti sono i dati sul fronte della contrazione del numero delle aziende durante il periodo della crisi dal 2009 al 2013. Guardando da vicino le mie aziende e il nostro mercato del lavoro, in quest’ultimo anno non sono riuscita a scorgere segni del l’ottimismo renziano”. E’ il commento dell’assessore al lavoro del veneto Elena Donazzan, che snocciola i dati in suo possesso: “quasi 20 mila le aziende nel quinquennio 2009-2013 interessate dagli interventi di Cassa integrazione in deroga, oltre 103 mila i lavoratori coinvolti, 60 milioni di ore utilizzate: il che significa un impoverimento della nostra capacità produttiva significativa. In questo momento in Veneto hanno chiesto di accedere alla nuova forma di ammortizzatore sociale creato dalla Riforma Fornero, denominato ASPI: sono coinvolte 47 mila persone e 6.500 sono iscritte nelle liste di mobilità in deroga”.

“Il dato positivo c’era – aggiunge Donazzan – ed è legato alle esportazioni che hanno trainato il Veneto, con aziende che avevano indicatori positivi e che trascinavano anche altre imprese spesso terziste. Nel 2010 la ripresa era stata immediata, con una ulteriore crescita nel 2011 che lasciava ben sperare, poi siamo anche noi precipitati nuovamente in un picco negativo in concomitanza del primo governo tecnico di Monti. Oggi il quadro è fosco, alla luce delle intenzioni della Russia di bloccare l’import, dell’arresto anche del mercato tedesco che si aggiunge al restante mercato europeo e dei venti di guerra in Medio Oriente e nel Mediterraneo”.

“Purtroppo nemmeno le aziende esportatrici, che pure hanno contribuito a far crescere il PIL del Veneto, sono riuscite ad invertire i dati del mercato del lavoro: nessuna crescita , anzi il saldo tra nuove assunzioni e cessazioni rimaneva negativo e dal 31 marzo 2008, cioè dall’inizio della crisi, al 31 marzo dell’anno corrente abbiamo perso 86 mila posti di lavoro. Nell’ultimo anno – dice ancora l’assessore – ne abbiamo persi 12 mila, nonostante i governi di salute nazionale che non hanno alleviato la situazione nè a noi nè all’Italia”.

Le aziende interessate dagli interventi legati agli ammortizzatori sociali in deroga hanno subito una perdita occupazionale di circa il 40% (il -43% nelle aziende artigiane , il -27% nelle imprese terziarie con oltre 50 dipendenti). Più in dettaglio: il 50%di queste aziende ha mantenuto i livelli occupazionali durante e successivamente al periodo di utilizzo della Cassa in deroga (quindi l’ammortizzatore sociale in questo caso è stato salvifico in termini di tenuta dei posti di lavoro); il 30% ha subito una drastica riduzione degli organici (mediamente del 50% della propria forza lavoro); il 20% risulta non avere più lavoratori dipendenti al termine dell’utilizzo della Cassa in deroga. Per quanto riguarda i lavoratori, invece: il 40% di chi ha avuto un sussidio ha mantenuto il posto di lavoro; il 40% si è ricollocato in altra azienda, di cui due terzi entro sei mesi; il 20% risulta essere senza lavoro alla fine del periodo osservato; di questi una piccola quota è pensionata (5%), mentre la maggioranza si è rivolta ai Centri per l’Impiego del territorio per accedere all’ASpI/indennità di disoccupazione e ricercare una nuova occupazione.

“Alla fine – afferma Elena Donazzan – questi sono i conti e sono veritieri più delle previsioni ottimistiche evidentemente sbagliate. Per il Veneto significano flessione della domanda di lavoro a tempo indeterminato, riduzione, trasformazioni da tempo determinato a indeterminato e, su base annua, i dipendenti sono tuttora in diminuzione. A Renzi, del quale ho seguito ieri sera tutta l’intervista a La Sette, mi permetto di dare un consiglio: sia un po' meno “sborone” e più rispettoso e serio con l’Italia e con gli italiani che non sono, come ha avuto modo di dire lui “al mare e non hanno voglia di vedere gente che litiga”. Al mare sono in pochi, anche perché i suoi 80 euro non cambiano la vita. Ma soprattutto interessa poco che lui scherzi, e non faccia ammenda, sui suoi errori che non sa se attribuire al suo ruolo di presidente del consiglio o di presidente del PD. Metta in fila le priorità: prima il lavoro e le imprese, senza arroganza e con un pochino di umiltà. Qualche consiglio non richiesto conclude Donazzan – abbia qualche idea sulla politica estera e abbassi le tasse....il resto è poca cosa”.

MS Imballaggi di Bassano del Grappa (VI)

Giovedì, 16 Gennaio 2014 15:46

L’azienda MS Imballaggi di Bassano del Grappa è nata nel 1981 ed è leader in Italia del settore degli imballaggi.

È una delle realtà più produttive e innovative del territorio che, nonostante la perdurante crisi economica, negli ultimi sei mesi ha creato nuovi posti di lavoro per la preparazione tecnica dei lavoratori neoassunti che verranno impiegati nell’utilizzo e nella gestione di un nuovo impianto, ormai di prossima attivazione, per la produzione di pluriball (la plastica a bollicine d’aria che serve per imballare e proteggere oggetti fragili).

Questo nuovo macchinario ad alto livello tecnologico, oltre ad abbattere l’impatto ambientale in modo significativo, è per il settore il più grande al mondo. Prodotto dall’azienda Torninova di Bastia Umbra, il suo valore commerciale è di circa 3 milioni di euro, a dimostrazione degli investimenti economici che, con il suo acquisto, la MS Imballaggi sta facendo in tempo di crisi per poter essere sempre più competitiva nel mercato, con lo sguardo rivolto al futuro.

Con l’applicazione del nuovo impianto la strategia aziendale della MS Imballaggi prevede, nonostante la doppia capacità produttiva, meno consumi di energia elettrica; l’utilizzo di materiale riciclato che non modifica la resistenza del prodotto e la produzione delle bobine senza l’uso del mandrino di cartone e di colla.

Da bravi veneti sappiamo lavorare, ingegnarci ma non comunichiamo mai abbastanza i nostri strepitosi risultati. Questa azienda è un modello di innovazione, internazionalizzazione, flessibilità anche da parte dei lavoratori e capacità di fare rete con altre aziende italiane per il Made in Italy di qualità anche nel settore dell'imballaggio. Ed è esempio di determinazione dei due imprenditori che l’hanno fondata.

140116 MS Imballaggi Bassano

Veneto Awards: casi di successo

Giovedì, 05 Dicembre 2013 15:14

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Mercoledì 27 novembre ho partecipato a “Veneto Awards”, la manifestazione che premia ogni anno le migliori realtà del Veneto.

Export ed innovazioni applicate nel marketing e nel design si sono verificate le armi vincenti delle aziende locali, che hanno saputo distinguersi nonostante la crisi con ottime prospettive per i prossimi mesi.

Scarica qui la lista dei riconoscimenti consegnati ai presenti in sala.

I miei complimenti a tutte le aziende che hanno dimostrato di andare controcorrente in un periodo difficile come quello attuale: grazie a tutti!

Di seguito l’articolo di Milano & Finanza del 29 novembre 2013.

Veneto Awards MF

Cosa fare per il Veneto e per l’Italia

Martedì, 02 Luglio 2013 07:05

La domanda da porre non è “dove” fare politica, ma “perché” fare politica. I perché sono tanti. Perché credere nella politica, perché cercare di condividere con altri un progetto politico, perché sforzarsi di cambiare ciò che non funziona in un sistema che ha fatto fallire tutti i tentativi di cambiamento. 

La seconda domanda da porsi è perché tutti coloro che ci hanno votato negli ultimi venti anni hanno deciso di non votarci più?

Per queste domande credo che la risposta giusta non sia tornare indietro di vent’anni, cosa anacronistica e da “vecchia politica” visto che la classe dirigente di oggi in tutti i settori, vent’anni fa aveva vent’anni e i nostalgici di oggi invece sono i sessantenni che probabilmente sono anche la causa di questo fallimento del centrodestra. Cos’hanno da esprimere se non la delusione di un sogno e di un progetto politico?

Mi sembra la barzelletta che più o meno conosciamo tutti e che fa ritrovare dopo anni i protagonisti della storia: un vecchietto dice all’altro….mi raccomando, stavolta facciamo sul serio.

Con tutta onestà  non mi sento di dire alle tantissime persone che incontro quotidianamente che abbiamo trovato la soluzione perché qualche nostalgico ha rifondato il partito in cui si era iscritto venti anni fa. Il mondo è cambiato, ed in peggio aggiungo. Le difficoltà  in cui si trovano le nostre famiglie, le nostre imprese, le nostre associazioni di volontariato, gli enti locali, i rappresentati delle categorie economiche e sociali sono talmente imponenti che necessitano ben più di una sigla di partito sotto la quale ritrovarsi con i soliti noti.

Io credo nella politica e ci credo nonostante in questi ultimi anni abbia visto troppi esponenti politici fare i propri volgari interessi personali, magari nella legalità , ma senza alcun senso della opportunità , nonostante le promesse facili in piazza e la incoerenza nelle stanze segrete della decisione, nonostante i buoni propositi disattesi da compromessi o da sudditanza politica o culturale.

Ho visto parimenti persone perbene che fanno politica mantenendo rigore morale e coerenza, che non hanno espulso dalla vita politica i principi a cui fare riferimento, che hanno posto sempre l’interesse comune nelle scelte amministrative e politiche.

Io credo che oggi il distinguo si debba fare su due cose in politica: principi di riferimento e coerenza nelle azioni delle persone e non dei partiti. A questo progetto voglio lavorare.

La politica deve tornare ad essere la ricerca del bene comune fatta da persone perbene che si riconoscono in un progetto politico.

Noi siamo ciò in cui crediamo. Non siamo né un partito, né tanto meno una sigla. Noi siamo ciò che riusciamo a realizzare e la misura del consenso dovrebbe tornare ad essere solo su questo.

L’Italia ha bisogno di essere riorganizzata sotto l’aspetto dell’architettura istituzionale a partire da un sud che continuiamo a trattare con una benevolenza e una tolleranza inaccettabili, con la riduzione dei livelli decisionali amministrativi. Va ridotta la spesa pubblica inserendo un tetto massimo per pensioni e stipendi pubblici. Va riorganizzata la macchina della giustizia come priorità  assoluta perché altrimenti nessun investitore, meno che meno straniero, si avventurerà  più in Italia.

E l’ultimo triste episodio è la decisione di Pierre Cardin di non costruire più il suo Palais Lumière a Porto Marghera perché a ciel sereno, la Soprintendenza delle Belle Arti, ha eccepito un vincolo paesaggistico…

Nessun padre di famiglia e ultimamente ne incontro due, tre alla settimana, mi ha chiesto di che partito sono o se non è il caso di “tornare allo spirito del '94” quando mi chiede di trovare un posto di lavoro per sé o per il proprio figlio, trentenne o quarantenne che è tornato a casa perché ha perso il posto o non riesce a trovarne uno.

Nessun imprenditore mi chiede se sono di destra o di sinistra quando mi rivolge, con rabbia, l’appello di fare qualcosa per aiutare le imprese.

Mi chiedo se nel racconto da gossip di Galan che va a trovare Berlusconi dopo la sentenza, dai toni da romanzetto, ci sia stato posto per la discussione su questi temi decisamente importanti per la vita della nostra comunità  e se ci sia stata un po’ di autocritica da parte dei protagonisti di questa storia.

Del gossip, dell’incontro tra vecchi amici, della nostalgia per una storia pur bella ed entusiasmante francamente credo non interessi a nessuno tra quelli che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza, quella della propria famiglia e della propria impresa .

Sono innamorata anche io della mia storia politica di provenienza, ma vivendo da Assessore al lavoro del Veneto fianco a fianco con chi politica non ha mai fatto, ma che si aspetta molto dalla politica nonostante tutto, devo parlare di cose serie e vere.

Certamente va ripensato e ricostruita la rappresentanza politica del centrodestra. C’è un elettorato che non si riconosce più in questo centrodestra, ma che non è scomparso, non ha votato da un’altra parte, salvo un segnale chiaro ma disatteso del consenso al Cinque Stelle di Grillo.

C’è un elettorato che non mi illuderei di ricondurre ad una sigla o ad una definizione: moderato. Io di moderati in giro, che votavano PDL o Lega o ieri AN o FI non è visti molti. Li trovo arrabbiati, delusi dalla nostra moderazione nell’azione e nelle posizioni, ci ritengono incapaci di tenere la barra diritta, ci chiedono risposte forti e coraggiose.

Ci vuole un progetto politico e principi a cui fare riferimento, si deve dire con chiarezza quale modello di società , quale famiglia riconosciamo, quali diritti e doveri per chi nasce, cresce e lavora nella nostra terra, quale politica industriale vogliamo per il secondo paese manifatturiero in Europa, quale rapporto tra finanza e economia, quale strategia per la difesa dei prodotti e delle aziende italiane, quali relazioni estere rispetto alla difesa di un interesse nazionale , se esiste o meno un interesse nazionale.

Per fare questo ci vogliono persone coraggiose, coerenti e perbene. Ci vuole un esercito di patrioti e non di soldati di ventura come mi ha ricordato ieri un giovane, ma già  grande capitano di industria che ha costruito la sua straordinaria azienda sul concetto di appartenenza.

È questo il progetto politico di Galan? Mi pare di poter dire di no…

Però questo è il mio progetto politico e quello di molti altri a cui chiederò di non subire decisioni che portano all’abbandono della politica a favore dei soldati di ventura, dimostriamo con coraggio che vogliamo cambiare l’Italia a partire dalla politica e a partire dal Veneto.